Lombardia: «Una sanità presentata all’esterno come efficiente, ma che tale non è»

DIAMO VOCE/SPECIALE COVID. Parlano i membri del Coordinamento per il Diritto alla Salute di Monza e Brianza: «Un coordinamento per organizzare presidi di denuncia nei luoghi della pandemia», spiega Angelo Spada. Il lancio della campagna “No Profit On Pandemic”: «Promossa per favorire il più ampio accesso possibile al diritto alla cura, contro gli egoismi dell’Occidente», le parole di Adriano Querci. Il modello sanitario lombardo: «Manca l’attenzione alla medicina territoriale. Non si sono implementati né i distretti né i servizi consultoriali. Assurdo pensare che pubblico e privato possano competere: il privato si fa accreditare su quel che gli conviene».

Sanità lombarda: un modello inefficiente, oltre che disastroso e fallimentare. Questo l’argomento di cui si è discusso nello spazio dedicato dalla nostra rubrica Diamo Voce alla situazione dell’emergenza da Covid-19 al Nord. Lo abbiamo fatto dando la parola a due componenti del Coordinamento per il Diritto alla Salute di Monza e Brianza: Angelo Spada e Adriano Querci. Un comitato, quello brianzolo, che nasce con l’obiettivo di denunciare le falle di un sistema sanitario rivelatosi del tutto inadatto a gestire la pandemia.

«Il Coordinamento Difesa Salute Monza e Brianza - spiega Angelo Spada - è nato come costola del Coordinamento Difesa Salute Lombardo, legato a Medicina Democratica nazionale. Ci siamo attivati recentemente contattando sia singoli cittadini e cittadine, sia associazioni e partiti politici nel territorio di Monza e Brianza. Abbiamo avuto una piacevolissima risposta da parte di questi. Così ci siamo subito misurati il 20 febbraio con una nostra iniziativa tenendo davanti alle sedi dell’evidenza, quindi ospedali ed RSA, alcuni presidi di denuncia». A muovere il Coordinamento è, innanzitutto, l’«esigenza di unirci ad altre voci che con forza hanno chiesto il commissariamento della sanità lombarda per manifesta incapacità».

Tra le iniziative più rilevanti del comitato, chiarisce Spada, «alcuni piccoli interventi diretti su specifici obiettivi», come la sensibilizzazione sul tema della salute della donna in quest’anno di pandemia (su cui è uscito un comunicato lo scorso 8 marzo) e un intervento già in via di programmazione «su quello che pensiamo non stia andando nel verso corretto per quanto riguarda le vaccinazioni».

Ma soprattutto la petizione europea “No Profit On Pandemic” (locandina in alto), a cui il Coordinamento ha aderito nell’ambito di una più ampia mobilitazione affinché Governo italiano e Commissione europea facciano propria l’iniziativa di sospendere temporaneamente i brevetti delle multinazionali farmaceutiche sui vaccini nell’ambito dell’OMC. Il proposito, quello di consentire alla popolazione mondiale, soprattutto la più svantaggiata, una piena ed effettiva fruibilità del diritto alla cura.

«Come prima cosa, vogliamo rilanciare una coesione tra paesi che tenga conto della necessità di assicurare a tutti l’accesso pari alle occasioni di cura», dichiara Adriano Querci. «E non ci riferiamo solo alle vaccinazioni anti-Covid. Si tratta di una linea più ampia che riguarda l’accesso alla sanità senza distinzioni e senza limitazioni. Quello che noi vogliamo è un coinvolgimento ampio e ben programmato. Cosa che, nel caso della Lombardia, non è avvenuto e non avviene assolutamente. Siamo in fondo alla graduatoria fra coloro che hanno assicurato le vaccinazioni».

Riguardo alla campagna “No Profit On Pandemic”, «è anche una risposta all’egoismo con il quale l’Occidente si è misurato su questi temi, che hanno riguardato la sanità di ampie parti della popolazione», sottolinea Querci. «È anche un parziale risarcimento tardivo rispetto allo sfruttamento che è stato fatto, ad esempio, in Congo. Ma anche rispetto al fatto che, dal momento in cui in passato un’epidemia non riguardava il “vecchio Occidente”, ci si disinteressava del problema o, comunque, scemavano le informazioni.

Noi - aggiunge il coordinatore per il diritto alla salute - sosteniamo le critiche che sono state espresse nel Parlamento Europeo circa la condotta piuttosto opaca dell’Europa sull’approvvigionamento dei vaccini. In proposito, Cuba sta elaborando un vaccino che ha dichiarato di voler mettere a disposizione di tutti senza limitazioni. Io vorrei ricordare, a tutti coloro che sono restii all’idea, che la poliomielite è stata battuta è perché lo scienziato che mise a punto il vaccino lasciò il suo brevetto a disposizione di tutti quanti, perché era un’invenzione che a favore dell’umanità e doveva restare tale, senza distinzioni e senza limitazioni».

Si è parlato delle clamorose inefficienze nel sistema delle prenotazioni dei vaccini, prima per gli over 80 e da ultimo anche per gli insegnanti. Ennesimo flop della Regione Lombardia, che si è vista costretta a rimpiazzare con le Poste (gratuite) una piattaforma da 22 milioni di euro andata in tilt dopo solo poche ore: «In questo sistema - commenta Adriano Querci - l’impostazione non è quella di una medicina rivolta al territorio e attenta alle esigenze della base. Il fatto stesso che ci si stia riducendo ora ad apprestare (e ancora non c’è niente sul sito della Regione Lombardia) a organizzare la vaccinazione dei più fragili e degli over 80, ne è la dimostrazione. Altrove questo tipo di organizzazione era stato predisposto per tempo. Perché una cosa è disporre dei vaccini, altra cosa è organizzarsi perché si possa raggiungere la popolazione e capire, per esempio, quante sono le identità di coloro che vogliono avvalersi dei vaccini. Questo permetterebbe anche la programmazione degli approvvigionamenti. Ma ciò non è avvenuto e non sta avvenendo».

«Purtroppo - spiega Querci - scontiamo il decentramento della sanità a livello regionale, con 20 “repubblichette” e con personaggi che si fanno chiamare “governatori” non essendo né titolati né capaci. È un aspetto della carenza di medicina del territorio che non si manifesta solo nello specifico delle vaccinazioni. Perché in realtà nel territorio non c’è assolutamente nulla. Ci sono gli ospedali che evidentemente sono congestionati, sui quali si riversa una richiesta di servizio che non può essere accolta e non è neanche il caso che sia accolta: non tutto deve essere ospedalizzato».

Due, secondo l’esperto, i difetti più gravi in cui si concretizza il depotenziamento del territorio, con le disfunzioni che ne derivano a livello sistemico: il primo è «l’assenza dei distretti, che non sono mai stati costituiti»; il secondo riguarda la mancata implementazione, «all’interno o accanto ai distretti, delle attività consultoriali».

Quella lombarda è, in definitiva, «una medicina impostata su una concorrenza incomprensibile e disfattista del rapporto fra pubblico e privato. Ma se il pubblico deve assicurare l’universalità del servizio - osserva Querci - non è possibile che si metta in concorrenza con chi questa universalità non se l’è mai posta e non se la pone. Un conto è la complementarità, ma sotto un controllo e una programmazione che devono essere assolutamente pubbliche. Altra cosa è una competizione quasi fossero alla pari. La Regione Lombardia destina oltre il 40% delle sue risorse alla sanità privata, la quale però si organizza e offre i servizi come ritiene opportuno, secondo una logica di convenienza e proficuità».

A parità di territorio, denuncia il membro del Coordinamento Difesa Salute, «altre Regioni limitrofe si sono regolate diversamente e hanno controllato e contenuto la pandemia man mano si manifestava con efficienza, puntualità e prontezza a noi sconosciute. Il fatto che in Lombardia ci siano molti contagi, è dovuto in parte alle caratteristiche della Regione, alla sua densità, ecc. Ma in parte al fatto che nessuno si è mosso per tempo né ha utilizzato il tempo successivo per aggiustare il tiro.

Non era necessario che arrivassimo a marzo 2021 per capire che occorre programmare la vaccinazione della popolazione. Non si può correre in modo così approssimativo alla ricerca di coloro che potrebbero prenotarsi: ancora adesso quelli che potrebbero prenotarsi non sanno come farlo. Sarebbe stato più corretto che, in particolare fra le fasce della popolazione più anziana, fosse partita un’iniziativa da parte delle Ats. E, per quanto riguarda le altre, semplificare assolutamente l’accesso. Si rivela così la fragilità di un sistema che si presenta all’esterno come se fosse efficiente, ma che tale non è. Ed è quello che conta, non le dichiarazioni. E questo lo stiamo constatando».

Se questo è il punto di arrivo, è importante anche sottolineare il principio ispiratore di questo sistema: quello della «libertà di scelta» di formigoniana memoria, che ha illuso milioni di lombardi sul fatto che pubblico e privato potessero competere e «lavorare alla pari». Niente di più lontano dalla realtà e - ahinoi - da quel diritto alla salute che l’art. 32 della Costituzione vorrebbe garantito tanto alla persona quanto alla collettività.

«Se uno deve assicurare un servizio universale - riflette il dottor Querci - lo deve assicurare anche in quegli ambiti dove questo ha una minore proficuità. E questo è ciò che sbilancia. La sanità privata non interviene ovunque, ma solo dove le conviene, e si accredita a condizione di non essere né predeterminata né controllata più di tanto».

Un esempio su tutti, quello dei consultori privati e della correlata attuazione della legge 194 sulla tutela della gravidanza: «La convenzione dei consultori familiari privati - spiega Querci - non assicura l’accreditamento su tutto il trattamento, che dovrebbe riguardare non solo l’interruzione di gravidanza, ma anche e soprattutto la guida a una maternità consapevole. I soggetti privati si accreditano sulla base di linee che non sono quelle di un servizio che deve essere garantito a tutta la collettività».

Altro tema che manifesta plasticamente l’inettitudine della politica regionale a far fronte a una pandemia di questa portata, è quello che si lega alla riforma del sistema sociosanitario lombardo: «Siamo in presenza di una legge regionale, la 23 del 2015, che è stata concepita come legge sperimentale», ricorda Adriano Querci. «La Regione non ha ancora presentato una proposta che correggesse i limiti individuati, così andiamo avanti in un regime di proroga. La Regione Lombardia è lì che insiste, sta traccheggiando. Non permette neanche il dibattito, perché attende che prima quel progetto venga presentato. E le condizioni politiche di contorno sicuramente non facilitano questa operazione».

 

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Quanto alla petizione "No Profit On Pandemic" - Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) per il diritto alla cura (iniziativa supportata da una coalizione di oltre 200 organizzazioni della società civile di 13 paesi europei), occorre 1 milione di firme per cambiare la posizione della Commissione europea e rendere accessibili a tutti i vaccini e le cure essenziali per il Covid-19.

Si rimanda per la sottoscrizione al link indicato nel comunicato:

FIRMA l'ICE CLICCANDO QUI

 

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