Mafie in tempo di Covid, sempre meno le denunce: si temono «future connivenze e infiltrazioni»

DALLA RELAZIONE 2020. «Quella di oggi è una mafia - scrive il commissario - che si è messa da tempo alle spalle il periodo delle stragi degli anni '90 per piegare la violenza ad esigenze strumentali alla penetrazione nel tessuto economico, sociale e istituzionale del paese. Con l'avvento delle associazioni antiracket, dei movimenti antimafia e, soprattutto, di una nuova normativa di contrasto a racket e usura tra il 1996 e il 1999, è cambiato anche il "modus operandi" della criminalità organizzata, "apparentemente meno violenta e più pervasiva nei confronti delle imprese, acquisendo le quali, grazie alla propria cospicua disponibilità di risorse finanziaria, può dilagare nell'economia legale.»

Mafie in tempo di Covid, sempre meno le denunce: si temono «future connivenze e infiltrazioni»

L'attenzione delle autorità è tutta concentrata sul "welfare mafioso di prossimità". Una forma del tutto inedita di "sostegno attivo" che le mafie puntano sempre più ad assicurare "alle famiglie degli esercenti attività commerciali e imprenditoriali in difficoltà o in crisi di liquidità". Così il prefetto Annapaola Porzio nella relazione annuale 2020, ultimo degli atti emanati in corso d'anno prima di lasciare, lo scorso 29 settembre, l'ufficio di Commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura presso il Viminale. Per avere dati sull'impatto effettivo di usura ed estorsioni durante l'epidemia, bisognerà ancora attendere. Ma dal quadro generale i segnali che emergono sono tutt'altro che confortanti.

Famiglie e imprese piccole e medie sono, insomma, tra i soggetti più esposti. Un allarme che proviene - si legge nella relazione - tanto da "future connivenze" quanto dalla "non remota possibilità di infiltrarsi ulteriormente nel tessuto economico". Misure pubbliche come il Recovery Plan rappresenterebbero, d'altro canto, un'occasione di lucro non indifferente per le mafie. Di fronte alla possibilità di attingere alle ingenti risorse finanziarie messe a disposizione dall'UE, "le piccole e medie imprese, i lavoratori autonomi e i liberi professionisti con partita IVA, proprio a causa della sospensione prima, e del rallentamento poi della loro attività, costituiscono il comparto economico che soffre maggiormente delle difficoltà in atto e, quindi, più esposte a intimidazioni, usura ed estorsione".

Al che si aggiungono il "blocco temporaneo delle attività giudiziarie", con conseguente aumento del carico pendente e ritardo nel disporre "benefici economici alle vittime", nonché gli "appesantimenti burocratici" che si è cercato di arginare nell'"erogazione di denaro da parte degli Istituti di credito" attraverso i provvedimenti ad hoc adottati nei mesi del lockdown.

Ma soprattutto, quel che preoccupa - si apprende dalla relazione - è "l'impennata del livello reputazionale delle conventicole criminali foriera di gravi conseguenze per il futuro". E' notoria la convergenza (ai tempi del virus ancora più accentuata) tra gli interessi delle mafie e quelli di un sistema economico e finanziario poco trasparente o incapace di erogare in modo "diretto", senza passaggi obliqui, linee di credito in un contesto emergenziale.

Il commissario antiracket e antiusura non ha potuto fare a meno di evidenziare, poi, un atteggiamento da parte di imprenditori e professionisti, e della società civile nel suo complesso, sempre meno incline denunciare il fenomeno mafioso. E' vero che "molti sono stati i commercianti - da ultimi gli imprenditori di Foggia, di Bargheria, di Napoli - che si sono ribellati al pizzo e alle intimidazioni (...). Tuttavia, ci sono aree del nostro paese dove questi fenomeni, ben presenti e radicati, non sono riconosciuti come tali dalla popolazione". In questi casi il clima di sopraffazioni, corruzioni e intimidazioni continua a permeare i rapporti tra mafie e territorio.

Le denunce al Fondo antiracket e usura nel 2020 - riporta il prefetto nella relazione - sono state 183. Probabile sarà la conferma del trend discendente nel tasso di denunce, dopo che si è passati dalle 568 istanze presentate in tutto il 2018 alle 353 del 2019.

"Quella di oggi è una mafia - scrive il commissario - che si è messa da tempo alle spalle il periodo delle stragi degli anni '90 per piegare la violenza ad esigenze strumentali alla penetrazione nel tessuto economico, sociale e istituzionale del paese". Con l'avvento delle associazioni antiracket, dei movimenti antimafia e, soprattutto, di una nuova normativa di contrasto a racket e usura tra il 1996 e il 1999, è cambiato anche il 'modus operandi' della criminalità organizzata, "apparentemente meno violenta e più pervasiva nei confronti delle imprese, acquisendo le quali, grazie alla propria cospicua disponibilità di risorse finanziaria, può dilagare nell'economia legale".

Dall'analisi dei dati sui fondi erogati dal Comitato di solidarietà, nei primi 9 mesi del 2020 oltre 19 milioni di euro sono stati destinati alle vittime di estorsioni e usura. Per le prime, il 77% dei decreti adottati ha riguardato i settori del commercio all'ingrosso e al dettaglio (contro il 12% dei decreti adottati, nello stesso settore, per l'usura) nonché della riparazione di veicoli e beni personali.

Per le vittime di usura, si segnala inoltre una percentuale di decreti indirizzata al settore edile, pari al 18%. Allo stato, solo il 20% dei mutui concessi alle vittime di usura risulta essere stato restituito. Il rimedio indicato dal prefetto Porzio è di provvedere con un contributo a fondo perduto.

In ogni caso, occorre evitare l'aggravarsi delle falle che pure - per ammissione del prefetto - il sistema antiusura presenta. Quantomeno per ovviare ai ritardi e agli ostacoli burocratici nella restituzione. In particolare - come evidenziato anche dal ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, intervenuta in conferenza stampa - c'è bisogno di ridurre l'"assuefazione" alle intimidazioni e ai comportamenti criminali delle mafie da parte dei settori meno sensibili della società civile. Il modo per farlo è accelerare le procedure per consentire a chi fa domanda di accedere al fondo per le vittime di usura.

D'altro lato, è fondamentale che le istituzioni restino vicine alle famiglie e alle piccole imprese più esposte al fenomeno. E ciò tenendo presente "gli effetti perversi sui cicli produttivi" nonché "l'impoverimento dei ceti produttivi" che sono derivati (e derivano) da meccanismi farraginosi di erogazione dei sussidi pubblici.

 

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