Mensa dei Poveri, al via il processo sul presunto sistema corruttivo

RHO FIERAMILANO. Avviato il processo ‘Mensa dei Poveri’ sul presunto sistema di nomine e appalti pilotati fra il milanese e il varesotto, con la riunificazione dei fascicoli e la costituzione di imputati, parti lese e parti civili. Al vertice del sistema, secondo i pm milanesi, la figura di Nino Caianiello, ex plenipotenziario di FI a Varese. Coinvolti anche quattro politici: Pietro Tatarella, Fabio Altitonante, Diego Sozzani e Angelo Palumbo. All’imprenditore Daniele D’Alfonso si contesta anche l’aggravante di aver favorito la ‘ndrangheta.

Mensa dei Poveri, al via il processo sul presunto sistema corruttivo
L'ex plenipotenziario di Forza Italia in provincia di Varese, Nino Caianiello - ph ilfattoquotidiano.it
Mensa dei Poveri, al via il processo sul presunto sistema corruttivo
Mensa dei Poveri, al via il processo sul presunto sistema corruttivo

Si è tenuto lo scorso 19 marzo, nell’aula Coral 2 al Gate 5 della Fiera di Rho, il primo capitolo dell’udienza preliminare del processo ‘Mensa dei Poveri’, scaturito dall’omonima maxi-inchiesta che aveva portato il 7 maggio 2019 all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 43 fra imprenditori e politici accusati di appartenere a un sistema di appalti e pratiche edilizie truccate, nomine pilotate all’interno dei direttivi di società partecipate, accordi corruttivi, truffe, turbative d’asta e finanziamenti illeciti.

Alla sbarra colui che viene definito il perno dell’inchiesta: l’ex plenipotenziario di Forza Italia in provincia di Varese Nino Caianiello, ritenuto dai pm milanesi Luigi Furno, Silvia Bonardi e Adriano Scudieri - per i quali ha riempito verbali con oltre 80 ore di interrogatorio - l’uomo di vertice di tale sistema. Ciò anche se formalmente privo di incarichi ufficiali, da quando nel novembre 2017 è stato condannato in via definitiva a tre anni per concussione e interdetto per sempre dai pubblici uffici.

Il presunto “ras delle nomine” nel varesotto dovrà rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, a fronte di una decina di capi d’accusa. Il legale del “Mullah”, Tiberio Massironi, ha già annunciato l’intenzione di proporre istanza di patteggiamento, così da far valere l’«attenuante della collaborazione» ed accedere in tal modo - nel limite dei 4 anni di pena - alla misura alternativa della messa in prova.

Il 7 novembre 2019 - giorno seguente alla liberazione di Caianiello e degli altri soggetti sottoposti a misure (meno D’Alfonso) per scadenza dei termini di custodia cautelare - il Gip Maria Vicidomini aveva respinto 11 richieste di patteggiamento avanzate da altri imputati.

 

Nel corso dunque della prima udienza, davanti al Gup di Milano Natalia Imarisio, è stata disposta la riunione in un unico procedimento dei tre filoni di inchiesta originari, che andavano a intrecciarsi con l’indagine coordinata e promossa dalla Dda di Milano nei confronti di Daniele D’Alfonso, imprenditore del settore dei rifiuti e delle bonifiche ambientali, arrestato per una serie di pesanti fatti di corruzione con l’aggravante di aver favorito la ‘ndrangheta, «mediante assunzione - si legge nelle carte - di operai addetti al “movimento terra” nella propria azienda», su indicazione del boss Giosafatto Molluso dell’omonima cosca di Buccinasco.

E proprio a D’Alfonso, all’imprenditore Renato Napoli e ad altri soggetti raggruppati, secondo i magistrati, in quello che pare una sorta di “cartello di imprese”, si imputa (in concorso con alcuni dipendenti Amsa) una serie di turbative d’asta, riguardo in particolare: alla gara da 4,796 milioni bandita da Amsa Spa per lo spargimento del sale e la rimozione della neve a novembre 2017; a quella, sempre di Amsa, per lo smaltimento e recupero di rifiuti a maggio 2018; all’appalto da 5 milioni di A2a per la posa in opera di reti di teleriscaldamento nel settembre 2017; e a quello da 6 milioni indetto da Acqua Novar Vco Spa per lo spurgo delle fognature nel marzo 2019.

In un secondo momento, ha avuto luogo in udienza la costituzione delle parti - imputati e parti lese - e sono state formalizzate le richieste di costituzione di tredici parti civili: tra queste si segnalano le società pubbliche della provincia di Varese Alfa, Accam e Prealpi Servizi, il Comune di Milano, la Regione Lombardia e il Comune di Gallarate.

La ragione, in quest’ultimo caso, è legata al coinvolgimento (oltre che del sindaco forzista Andrea Cassani, per il quale è stato richiesto il rinvio a giudizio) dell’allora assessore all’Urbanistica Alessandro Petrone (nella foto in basso), finito in carcere con l’accusa di aver pilotato, quale longa manus di Caianiello in Giunta, un cambio di destinazione d’uso di un’area del Pgt da industriale a commerciale per consentire al patron di “Tigros” Paolo Orrigoni di stabilire un punto vendita presso la sede della Piroga Sas di Pietro Tonetti in via Cadore: variante per la quale Tonetti, nel giugno 2018, avrebbe sborsato - secondo gli inquirenti - una maxitangente da 50.000 euro in favore della E.S.T.R.O. Ingegneria Srl di Milano, rappresentata legalmente da Beniamino Crescenti e ritenuta contigua a Caianiello.

 

Dei legali di Petrone, l’avv. Concetto Daniele Galati - contattato via mail a valle dell’udienza - ha sottolineato come il suo assistito non abbia mai preso un euro in questa vicenda presuntivamente corruttiva, il che dovrebbe contribuire a «ridimensionare significativamente» la sua posizione. Sarà quindi rinnovata per lui la richiesta di patteggiamento.

«Perplessità sull’effettiva portata criminale dei fatti contestati» esprime invece il legale sulla vicenda che vede coinvolto il sindaco di Gallarate in merito alla scelta del tecnico a cui affidare la redazione del Pgt e al presunto tentativo di bloccare l’azione di responsabilità intentata dalla precedente amministrazione nei confronti degli ex vertici della municipalizzata Amsc - ritenuti vicini a Caianiello il quale per anni l’ha amministrata - mediante la «predeterminazione della procedura negoziata» per l’affidamento dell’incarico di redazione di uno studio giuridico-legale e di un parere pro veritate.

Le nomine delle principali società pubbliche del varesotto avrebbero fatto capo, secondo la Procura, proprio al Mullah, «pubblico amministratore di fatto di Accam, Prealpi servizi e Alfa». Quanto ad Accam Spa, la società di gestione del termovalorizzatore di Busto Arsizio, Caianiello ne avrebbe curato gli interessi tramite la presidente del cda Laura Bordonaro, che i magistrati definiscono «l’alter ego (di Caianiello, ndr) all’interno della società in house», al punto da accettare, «con piena consapevolezza, di essere etero-diretta e strumentalizzata con riferimento a tutte le più importanti scelte gestionali dell’azienda pubblica», soprattutto in fatto di nomine dirigenziali e allocazione di risorse pubbliche.

Insieme a lei avrebbe fatto parte dell’associazione a delinquere, secondo gli inquirenti, anche il consigliere del cda Alberto Bilardo, segretario cittadino di FI a Gallarate fino al 1° agosto 2018, «con il compito di mantenere le relazioni con i privati corruttori», svolgendo la sua attività di professionista «in palese conflitto di interessi con i paralleli incarichi politici e di governance di società municipalizzate».

Si contesta, in particolare, un episodio di corruzione che avrebbe coinvolto, nell’ottobre 2018, l’imprenditore Beniamino Crescenti, legale rappresentante della E.S.T.R.O. Ingegneria Srl, per una consulenza fittizia da 7.000 euro in cambio della retrocessione al ras varesino di parte del corrispettivo dell’incarico, pari a 4.000 euro, tramite l’intermediario Mauro Tolbar.

Schema che si sarebbe ripetuto - col concorso della dg di Accam Paola Rossi - nel caso della turbativa della gara pubblica a beneficio della selezione di Henry Bonini nel gennaio 2019, e - per Alfa - in quello della presunta pseudo-consulenza affidata a Giovanni Moretti, legale rappresentante della Mercurio Srl nel febbraio 2019.

Per Bordonaro, Bilardo, Tonetti, nonché per l’avvocato di Gallarate Stefano Besani, l’ex collaboratore di D’Alfonso Matteo Di Pierri e l’intermediario Pier Michele Miano - interessato dall'affare di una presunta tangente mascherata dietro la rinuncia a un risarcimento vantato verso Caianiello dal costruttore Leonida Paggiaro (nel frattempo deceduto) -, i difensori da WordNews contattati hanno confermato di voler optare per il patteggiamento, ‘fiduciosi’ dell’ammissibilità delle richieste di rito.

La vicenda di Alfa Spa, gestore del Servizio Idrico Integrato nella provincia di Varese, avrebbe visto - secondo l’accusa - l'inquisito Caianiello operare come «deus ex machina» dietro a ogni «operazione societaria di una certa rilevanza». Come nel caso della nomina di Davide Borsani, membro del cda di Alfa sino al 21 febbraio 2017, a dirigente responsabile delle attività operative di riporto all’ad - nomina intercorsa nel marzo 2018: l’accusa è qui di turbativa della procedura di assunzione e vedrebbe coinvolto, oltre al Mullah (che ha già confessato), anche l’ad della società dell’acqua, Saverio Bratta, in qualità di presidente della commissione valutatrice.

Presunta corruzione invece quella che i pm ritengono configurarsi nel giugno 2018 all’atto della nomina a membro del collegio sindacale di Alfa Srl di Giovanna Saporiti, in cambio della retrocessione a Caianiello (con l’accordo di Bratta, che aveva sottoscritto l’avviso di gara) di un importo pari al 10% dell’emolumento della carica, cioè una somma di 500 euro fatta avere dalla donna a Caianiello per intercessione della sorella Paola, all’epoca dei fatti assessore comunale all’Istruzione a Cassano Magnago.

Riguardo alla Prealpi Servizi, società di gestione e depurazione delle acque, si addebita al «funzionario apicale di fatto» Caianiello e al consigliere delegato Marcello Pedroni di aver promesso ad Antonio Capristo, ad della società New Lisi Spa, l’affidamento a novembre 2018 di un appalto per l’essicazione dei fanghi presso il depuratore di Sant’Antonino Ticino a Lonate Pozzolo, a fronte di una tangente da 10.000 euro e del pagamento delle spese di soggiorno in un albergo di Rimini.

Di quei 10mila, la metà sarebbe stata retrocessa, secondo gli inquirenti, tramite la società Giroscopio Consulting Srl di Gian Maria Radaeli, beneficiaria di una dazione di uguale importo con emissione, da parte della New Lisi, di una fattura per operazione inesistente.

Accanto a Caianiello, siedono al banco degli imputati anche quattro esponenti di rilievo degli Azzurri a livello regionale e nazionale, fra cui l’ex consigliere comunale di Milano e vicecoordinatore lombardo candidato alle scorse Europee Pietro Tatarella (nella foto in alto). Su di lui, al pari di Caianiello e del dirigente di Amsa Spa (Agenzia Milanese Servizi Ambientali) Sergio Salerno, grava l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione per aver messo in contatto dal dicembre 2017 in poi, a fronte di mazzette simulate - secondo i pm - sotto la veste di spese promozionali e di consulenze professionali «in realtà mai avvenute», l’imprenditore in odore di ‘ndrangheta Daniele D’Alfonso, amministratore della società di servizi ambientali Ecol Service Srl, con una serie di vertici amministrativi regionali e di Amsa, al fine di assicurargli - si legge nell’ordinanza del gip Raffaella Mascarino - «un “canale preferenziale” con la pubblica amministrazione in vista della partecipazione a gare pubbliche».

Il consigliere regionale lombardo Fabio Altitonante è invece accusato di finanziamento illecito per aver ricevuto, fino al febbraio 2018, una somma di 20.000 euro dal faccendiere Luigi Patimo, agente per conto della multinazionale spagnola Acciona Agua, con l’interposizione di D’Alfonso. Dovrà inoltre rispondere di traffico di influenze illecite - conseguenza della derubricazione del reato da una precedente imputazione per corruzione da parte del Tribunale del Riesame - per essersi ingerito tramite il dirigente dell’ufficio Urbanistica del Comune di Milano Franco Zinna (accusato per questo di abuso d’ufficio insieme alla dipendente Maria Rosaria Coccia) per favorire una pratica edilizia relativa a un immobile di proprietà della moglie di Patimo. Altitonante era tornato al Pirellone il 17 settembre 2019 per la scadenza dei termini di custodia cautelare, dopo tre mesi passati agli arresti domiciliari.

Gli altri politici coinvolti sono il consigliere regionale di FI Angelo Palumbo, accusato di finanziamento illecito per aver ricevuto 10.000 euro da D’Alfonso nel marzo 2018 e 2.000 euro da Alberto Bilardo, consigliere del cda di Accam Spa, tramite il suo studio di ingegneria civile, nel febbraio 2018; e il deputato Diego Sozzani, al quale si contesta di aver ricevuto un finanziamento illecito di 10.000 euro da D’Alfonso nel marzo 2018. Nei suoi confronti, il 18 settembre 2019, la Camera aveva negato l’autorizzazione a procedere all’applicazione della misura degli arresti domiciliari.

Durante l’udienza, come ricordato, si è avuta la riunione dei tre fascicoli aperti in precedenza: un primo filone ‘milanese-varesotto’, a carico di indagati di cui molti già rinviati a giudizio (come l'ex consigliere comunale di Busto Arsizio e coordinatore provinciale di FI Carmine Gorrasi e il consigliere regionale, nonché consigliere comunale di Cassano Magnago, Angelo Palumbo); un secondo filone ‘gallaratese’, nel cui ambito la richiesta di rinvio a giudizio è stata depositata a seguito di integrazione delle indagini nei confronti di altri 34 soggetti - fra cui Caianiello - nel settembre 2020; e un terzo procedimento che ha visto il 14 novembre 2019 finire ai domiciliari l’ex eurodeputata di FI Lara Comi, insieme all’ex manager dei supermercati “TigrosPaolo Orrigoni, e in carcere il dg di Afol Metropolitana Giuseppe Zingale.

Il caso, quello di un incarico affidato dalla Comi al suo addetto stampa (in ragione del suo ruolo di europarlamentare) con obbligo - secondo i pm - di ‘retrocedere’ parte dei soldi a FI a copertura delle spese; oltre alla questione di due contratti di consulenza di Afol in favore della società Premium Consulting Srl di Pietra Ligure, da lei amministrata, con l’obbligo ancora una volta di retrocedere «una quota parte agli stessi Caianiello e Zingale».

Il legale di Lara Comi, Gian Piero Biancolella, contattato da WordNews, ha riferito che non intende rilasciare dichiarazioni.

Nell’udienza in programma il 26 aprile prossimo verranno discusse eventuali eccezioni avverso le costituzioni di parte civile, nonché eventuali questioni di incompetenza territoriale e richieste di ammissione a riti alternativi.

 

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AVVERTENZA: Le fonti del presente articolo sono riconducibili esclusivamente alle carte processuali, e segnatamente all'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Raffaella Mascarino il 29 aprile 2019 e al decreto di fissazione dell'udienza preliminare del 29 settembre 2020.

Gli avvocati di cui abbiamo riportato i nominativi sono stati contattati. Data la fase ancora delicata del procedimento de quo - con l'imminente esame da parte del Gup delle richieste di ammissione a riti alternativi - i legali contattati non hanno ritenuto opportuno il rilascio a WordNews di dichiarazioni più circostanziate sul merito del procedimento.

Ci riserveremo per le fasi successive di ricontattarli, per dare voce sia loro che ai rispettivi assistiti, una volta che sarà stata fatta maggior chiarezza sul rito che l'A.G. riterrà opportuno disporre per i singoli imputati e sulla conseguente possibilità per la stampa di chiedere loro riscontri (anche) sulle questioni di merito.