Mobbing e discriminazione, la rivincita della vigilessa

Alla luce delle sentenze intervenute si è cristallizzato uno dei periodi più bui attraversati dall’Agente Anna Capponi , solo perché persona scomoda, ma nessuna contestazione le è mai  stata fatta per violazione degli obblighi del contratto di lavoro concernente la propria attività lavorativa, anzi, le sentenze acclarano in via definitiva ed inconfutabile- nero su bianco-  che l’operato attuato da Dirigenti, Funzionari ed Amministratori era sorretto – e continua ad essere- da motivi pretestuosi e da intenti ritorsivi quotidiani e che, con costanza hanno utilizzato il potere datoriale in violazione di legge e con  alti costi ad esclusivo carico della collettività teramana.

Mobbing e discriminazione, la rivincita della vigilessa

Il coordinamento #iostoconannacapponi esprime soddisfazione per la sentenza del Tribunale di Teramo del giudice del lavoro Giuseppe Marcheggiani che ”ha accolto il ricorso e dichiarato che dall’infortunio sul lavoro avvenuto il 24 maggio del 2016 sono derivati a Capponi Anna postumi permanenti che, valutati in concorso con quelli residuati a precedenti occorsi già indennizzati dall’INAIL, comportano una menomazione della integrità psico fisica della persona (danno biologico), sulla base di quanto previsto nella tabella delle menomazioni”.

Il giudice del lavoro a seguito delle deposizioni testimoniali ha cristallizzato che l’evento è avvenuto in occasione di lavoro e per causa di lavoro e sia dipeso da una situazione lavorativa avversativa in cui la stessa è venuta a trovarsi, riconoscendo la causa violenta dell’alterco avvenuto tra la vigilessa Capponi e l’allora Segretario Generale.

Nella ricostruzione dell’evento il giudice ha osservato che: ”Stante la successione degli eventi in precedenza descritta, in tale dinamismo causale va rinvenuta l’occasionalità necessaria della situazione lavorativa, per essere stata la ricorrente colpita dal malore in stretta connessione temporale con la situazione avversativa verificatasi in ambito lavorativo e prima che il suo organismo potesse riacquistare un equilibrio neurovegetativo sufficiente, stante anche la prolungata esposizione a fattori di stress in tale ambito durante la giornata trascorsa in ufficio. Appare, pertanto, integrato nella specie il requisito dell’occasione di lavoro, in cui si è inserita la causa violenta, rappresentata dalla necessità di risposta delle risorse nervose della ricorrente alle sollecitazioni ripetutamente impresse al suo equilibrio durante la giornata lavorativa, sino al crollo delle difese una volta che, uscita la stessa dall'ambiente di lavoro, la tensione che ne aveva preservato sino a quel momento la capacità di risposta a tali sollecitazioni è venuta a cadere e la paziente si è abbandonata ad uno stato di lipotimia che l’ha portata a perdere l’equilibrio con conseguenze fisiche da trauma”.

L’evento culminante di che trattasi è “la richiesta fatta dalla vigilessa Capponi all’Ufficio CED di un secondo computer da installare nella posizione degli uscieri, visto che il Segretario Generale le aveva dato ordine di presenziare in quella postazione, anziché utilizzare l’ufficio assegnato”, circostanza questa alla base del richiamo scritto erogato dal Segretario Generale alla vigilessa, unitamente ad un ulteriore richiamo verbale  “per aver timbrato presso il Comando di Polizia Municipale di Teramo anziché presso la sede del municipio dove era stata disposta in servizio”,  irrogati dopo la denuncia di infortunio presentata all’Ufficio personale del Comune di Teramo.

A seguito dei due procedimenti disciplinari del Segretario Generale, l’agente Anna Capponi è stata costretta ad impugnare i due procedimenti, poiché il Comune di Teramo non ha inteso conciliare la proposta di annullamento delle sanzioni per violazioni di legge, depositata dal Dirigente Sindacale Valter Falzani del CSA dinanzi alla Direzione Territoriale Lavoro Ispettorato del Lavoro  di Teramo, e, con  Sentenza n. 156/2021 ha accolto il ricorso e, per l’effetto, ha dichiarato nulle le sanzioni disciplinari del rimprovero verbale e del rimprovero scritto inflitte dal Comune di Teramo con due note; ha condannato il Comune di Teramo a rifondere le spese del giudizio. 

Dopo cinque anni dall’evento la seconda sentenza chiude  il capitolo relativo alle vessazioni subite dall’agente Anna Capponi dal momento in cui, reintegrata  in servizio a seguito del primo licenziamento avvento, per incompatibilità con i vertici denunciati del Comando  denunciati per episodi di mobbing e violenze, con provvedimento del 2015 è stata trasferita presso il Gabinetto del Sindaco, posta “alle dirette dipendenze” del Segretario Generale di Teramo che l’aveva demansionata ad usciere, messo notificatore, addetto alla portineria, e altre mansioni di basso livello, negandole  un ufficio e uno spogliatoio presso la nuova sede comunale di via Carducci.

Tutte le azioni sono state oggetto di diffide del Sindacalista Falzani CSA indirizzate al Sindaco e al Comandante di Polizia Locale. Tutte le istanze sono rimaste inevase senza alcun intervento a tutela della dipendete.

La denuncia di discriminazione diretta e indiretta è stata poi depositata alla Consigliera di Parità della Provincia di Teramo Monica Brandiferri, che ha presentato proposte conciliative alle quali l’Amministrazione Comunale non ha mai dato risposta, tanto da determinare l’emissione del verbale  di mancata conciliazione a carico dell’Ente.  

L’Ente, a seguito del passaggio in giudicato della sentenza di condanna per calunnia nei confronti del Comandate e del Sottufficiale, ha irrogato nell'agosto del 2018, un secondo licenziamento disciplinare all’agente, per quegli stessi fatti già contestati nel precedente licenziamento. Licenziamento annullato dalla sentenza depositata dalla Corte di Cassazione il 23 settembre 2021, per violazione del principio del ne bis in idem, circa la ben nota inosservanza alle disposizioni fissate in materia di procedimento disciplinare dalla legge.

Alla luce delle sentenze intervenute si è cristallizzato uno dei periodi più bui attraversati dall’Agente Anna Capponi, solo perché persona scomoda, ma nessuna contestazione le è mai  stata fatta per violazione degli obblighi del contratto di lavoro concernente la propria attività lavorativa. Le sentenze acclarano in via definitiva ed inconfutabile che l’operato attuato da dirigenti, funzionari ed amministratori era sorretto da motivi pretestuosi e da intenti ritorsivi quotidiani.

L’azione del coordinamento #iostoconannacapponi continuerà a vigilare sulla vicenda di mobbing e discriminazione a danno della vigilessa Anna Capponi affinchè le verità e le responsabilità emerse nelle sentenze vengano finalmente addebitate ai diretti responsabili.