Monza, il rinvio del Tar alla Consulta getta un’ombra sulle premialità edilizie

IMMOBILI DISMESSI. Nel conflitto fra Pgt milanese e legge regionale, il Tar sospende il giudizio accogliendo l’eccezione di incostituzionalità del Comune di Milano: nel mirino, la norma che concede ai privati un incremento del 20-25% sui diritti edificatori per la riqualificazione di edifici dismessi, colpevole - secondo i giudici - di «incentivare situazioni di abbandono e degrado» e di «stravolgere l’assetto del territorio». Le stesse premialità che a Monza hanno trovato attuazione di recente con l’approvazione di due delibere consiliari da parte della maggioranza di centrodestra.

Monza, il rinvio del Tar alla Consulta getta un’ombra sulle premialità edilizie
Scena della demolizione (recentemente avviata) dell'area Ex Inam, la Mutua di via Giuliani, una delle tante aree dismesse a Monza - ph ilcittadinomb.it

Un cammino che si preannuncia in salita, quello dell’attuazione di due delibere approvate una decina di giorni fa dal Consiglio comunale di Monza in materia di rigenerazione di aree ed edifici dismessi. Il Tar Lombardia ha infatti sospeso con tre ordinanze i ricorsi presentati da altrettanti proprietari di immobili nei confronti del Comune di Milano, accogliendo l’eccezione d’incostituzionalità sollevata da Palazzo Marino sulla norma regionale che istituisce premialità dal 20 al 25% sui diritti edificatori per i privati che presentino entro tre anni un progetto di riqualificazione relativo a immobili dismessi da oltre cinque anni con criticità (art. 40-bis, l. r. n. 18/2019).

Proprio la norma, cioè, a cui l’amministrazione comunale monzese ha dato séguito con una delle due delibere, individuando 44 immobili abbandonati su cui viene lasciata mano libera al privato aggiudicatario di incidere in modo invasivo, anche in deroga al Pgt.

«La lesione della potestà pianificatoria comunale appare evidente - scrive il Tar in un passaggio delle ordinanze - e soprattutto il sacrificio delle prerogative comunali risulta non proporzionato, con violazione del principio di ragionevolezza di cui all’art. 3 della Costituzione». Nel caso di specie, alcune società avevano fatto ricorso contro una norma del Piano di Governo del Territorio milanese, ritenuta in contrasto con la normativa regionale. Ma i giudici non la pensavano allo stesso modo e, a fronte dei dubbi di costituzionalità rappresentati dal Comune parte nel contenzioso, hanno deciso di trasmettere gli atti alla Consulta.

Secondo il Tar, la norma regionale in questione «incentiva in maniera assolutamente discriminatoria e irragionevole situazioni di abbandono e di degrado, da cui discende la possibilità di ottenere premi volumetrici e norme urbanistiche ed edificatorie più favorevoli rispetto a quelle ordinarie». Non solo, infatti, la disposizione censurata esonera il privato dall’obbligo di reperire aree da destinare a servizi e attrezzature pubbliche. Ma, paradossalmente, finisce per scoraggiare i comportamenti virtuosi e favorire chi alle situazioni di degrado abbia contribuito, contando sulle premialità e sulle speculazioni che ne derivano. Tanto più se si considera la possibilità concessa al proprietario di segnalare lui stesso, previa perizia asseverata giurata, gli immobili su cui intervenire, certificandone criticità e cessazione di attività.

«Il legislatore regionale - prosegue il Tar - ha imposto una disciplina ingiustificatamente rigida e uniforme, operante a prescindere dalle decisioni comunali e in grado di produrre un impatto sulla pianificazione locale molto incisivo e potenzialmente idoneo a stravolgere l’assetto del territorio, o di parti importanti dello stesso, in maniera del tutto dissonante rispetto a quanto stabilito nello strumento urbanistico generale».

Sempre nelle ordinanze si mette in luce il contrasto fra parti diverse della stessa l. r. n. 12/2005, il cui principio ispiratore dovrebbe essere la «riduzione del consumo di suolo». E una sferzata arriva pure dal conflitto della norma citata coi «principi di uguaglianza e imparzialità dell’Amministrazione discendenti dagli artt. 3 e 97 della Costituzione, visto che riconosce delle premialità per la riqualificazione di immobili abbandonati e degradati in favore di soggetti che non hanno provveduto a mantenerli in buono stato e che hanno favorito l’insorgere di situazioni di degrado e pericolo, a differenza dei proprietari diligenti che hanno fatto fronte agli oneri e ai doveri conseguenti al loro diritto di proprietà, ma che proprio per questo non possono beneficiare di alcun vantaggio in caso di intervento sul proprio immobile».

«Il Comune di Monza non ha votato una legge che si è fatta l’amministrazione», ha commentato il consigliere comunale di maggioranza Rosario Adamo (Per Allevi FI). «Noi non abbiamo fatto altro che prendere una legge della Regione Lombardia, che modifica la precedente legge 12, e attuarne le previsioni, ossia gli articoli 8-bis e 40-bis. Ci sono anche altri Comuni che la stanno attuando, come il Comune di Milano, dove non mi risulta che ci sia un’amministrazione di centrodestra». Peccato che a Milano gli incrementi dei diritti edificatori siano stati previsti solo su 5 aree - non quarantaquattro! - e la riduzione degli oneri di urbanizzazione e dei costi di costruzione sia stata drasticamente limitata per scongiurare un taglio alle opere e ai servizi pubblici primari.

«Io sono uno che aspetta sempre», ha ribadito Adamo. «Se la Corte costituzionale dirà che c’è un errore di legittimità, la pronuncia varrà naturalmente per tutti i Comuni che hanno approvato delibere esecutive della norma, e non solo per Monza. Noi, con le due delibere, abbiamo fatto un lavoro basato sulla legge regionale, e ratificato indirizzi posti a livello regionale sull’urbanistica. Per cui vediamo quel che verrà deciso. Certo - ha rimarcato Adamo - per noi l’interesse generale è quello della pulizia di tutte le aree dismesse, della rigenerazione urbana, ecc., per far diventare questa città un po’ più attrattiva. Quindi, di base, non dobbiamo riconoscere niente. Se poi all’ultimo grado di giudizio si apprenderà che c’è stato un errore, ne prenderemo atto».

Per converso, l’opposizione Pd-Lista Civica “Per Scanagatti Sindaco”-Iv ha riportato in un comunicato alcuni estratti delle ordinanze del Tar ed espresso un commento al riguardo: «Ci permettiamo, molto modestamente, di rammentare che queste sono alcune delle motivazioni che il Gruppo Consiliare del Pd Monza ha portato nel dibattito in aula. Abbiamo consigliato prudenza, considerando che da più parti si erano manifestate forti perplessità circa la legittimità dell’atto, ma non c’è stato verso». Nonostante le richieste formulate dalla minoranza nell’ultimo Consiglio comunale di «sospendere l’efficacia della delibera», e nonostante l’invito di Anci Lombardia ad «avviare un confronto urgente per riesaminare la norma incriminata», l’assessore all’Urbanistica e Sviluppo del Territorio Martina Sassoli e la Giunta di Dario Allevi «tireranno dritto».

«Se la norma dovesse “saltare” sulla falsariga di quanto scrive il Tar, tutte le premialità verrebbero meno», riflette poi il consigliere Pd Marco Lamperti. «Conseguentemente, tutti i progetti che potrebbero essere depositati nei prossimi mesi, e che richiedono le premialità riconosciute attraverso una delibera che fa fede sul 40-bis, non potrebbero più godere delle stesse, per cui l’amministrazione potrebbe andare incontro a dei contenziosi… insomma, si rischierebbe il caos. Per questo invochiamo prudenza, cioè chiediamo di rallentare».

 

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