Monza, tanti dilemmi sul piano incentivi alla rigenerazione urbana

RECUPERO EDILIZIO. Terminati nel Consiglio comunale monzese i lavori per l'approvazione di due delibere per l’incentivazione alla rigenerazione urbana e territoriale e al recupero del patrimonio edilizio esistente. Una questione annosa, cui l’amministrazione di centrodestra tenta così di ovviare: secondo Adamo (Per Allevi FI) «Gli incentivi innescheranno il volano dell’economia». Per l’opposizione Pd: «Contrari alla colata di cemento e al dispendio di risorse del Comune». Perplessità da parte di Fridays For Future: «Si tolgono ai cittadini servizi e spazi di aggregazione: sempre forte il rischio di speculazioni edilizie».

Monza, tanti dilemmi sul piano incentivi alla rigenerazione urbana
L'area Ex Pastori Casanova, a Monza, dopo il crollo del tetto lo scorso agosto - ph tratta da mbnews.it
Monza, tanti dilemmi sul piano incentivi alla rigenerazione urbana

Una fondamentale partita si è disputata a Monza in questi giorni sul tema della rigenerazione urbana e del recupero del patrimonio edilizio. Il Consiglio comunale ha preso in considerazione in diverse sedute nell'arco di gennaio due proposte di delibera: la n. 168, approvata con immediata eseguibilità nella seduta del 21 gennaio, e la n. 169, approvata ieri al termine della discussione di emendamenti e ordini del giorno presentati dai consiglieri di minoranza. Entrambe formulate dalla Conferenza dei Capigruppo lo scorso 10 dicembre, in recepimento di due nuove disposizioni introdotte dalla legge regionale lombarda sulle misure di incentivazione alla rigenerazione urbana e territoriale (la l. r. 26 novembre 2019, n. 18).

In gioco, la sorte di 106 aree e di 44 immobili dismessi con criticità del territorio monzese, questi ultimi ascritti al novero di quelli passibili di incremento dei diritti edificatori e scomputo dei costi di costruzione, ai sensi della normativa regionale e dei connessi criteri attuativi approvati da Regione Lombardia con due delibere di Giunta (XI/3508 e XI/3509 del 5 agosto 2020).

Immobili la cui destinazione verrebbe di fatto modificata, prevedendo in capo al soggetto attuatore la possibilità di operare significative variazioni dei parametri di densità edilizia anche in deroga al Piano di Governo del Territorio.

La Giunta del capoluogo brianzolo (che conta oggi 122mila abitanti) ha quindi portato in Consiglio l’iniziativa fatta propria dal sindaco di centrodestra Dario Allevi sin dal tanto criticato “pokerissimo” di delibere d’inizio mandato (2017-2018) per la soluzione delle tante situazioni di degrado urbanistico, infrastrutturale, ambientale, paesaggistico, sociale sul territorio comunale. A individuarle sono stati - sulla base delle aggiudicazioni del bando indetto dal Comune nel giugno 2020 - i consiglieri comunali, nei modi previsti dalla normativa regionale sul governo del territorio (l. r. n. 12/2005), come modificata dalla legge regionale n. 18/2019. Statuisce infatti quest’ultima che i Comuni hanno la facoltà di individuare con delibera consiliare, «anche sulla base di segnalazioni motivate e documentate», «gli immobili di qualsiasi destinazione d’uso, dismessi da oltre cinque anni, che causano criticità» (art. 40-bis l. r. 12/2005).

La stessa normativa regionale consente di riconoscere ai Comuni (nei limiti stabiliti dal quadro generale di programmazione urbanistica, detto “documento di piano”) una serie di «premialità» volte a consentire la realizzazione di «interventi connessi con le politiche di rigenerazione urbana previste nei PGT» (art. 8-bis l. r. 12/2005). Premialità che, sul versante urbanistico, si traducono in un incremento fino al 20% - che arriva al 25% per le aree dismesse - dell’indice di edificabilità massimo previsto dal Pgt per certi tipi di interventi sul patrimonio edilizio esistente ad elevata qualità edilizia e ambientale (ad es. servizi abitativi pubblici e privati, costruzioni antisismiche, demolizioni, riqualificazione ambientale e paesaggistica, bonifiche, ecc.). Sarà possibile quindi per il costruttore derogare, entro i limiti indicati, alle norme del Pgt su altezza massima, distanze, morfologia, nonché ai regolamenti edilizi, con un conseguente aumento della stessa capacità edificatoria.

Vengono inoltre stabilite e riordinate dalla legge regionale le procedure (notevolmente semplificate in ottica acceleratoria) e le ulteriori incentivazioni per il recupero del patrimonio edilizio esistente. Ne sono esempio - ai sensi dei criteri regionali - la riduzione del contributo di costruzione fino al 50% (maggiorato invece del 20-40% in caso di consumo di suolo agricolo) e degli oneri di urbanizzazione fino al 60%.

Secondo il Presidente della commissione Politiche del Territorio Rosario Adamo (Per Allevi Forza Italia) -raggiunto telefonicamente - «Con queste due delibere non si fa altro che intervenire sulle aree dismesse della città per il bene della comunità, senza alcun consumo di suolo, perché il verde non viene toccato». Sulla questione degli interventi previsti dalle delibere in esame su diverse aree anche in deroga al Pgt, Adamo ha ribattuto: «È vero che c’è il Pgt, però sulle distanze obbligatorie e quant’altro si devono comunque osservare i piani sovracomunali. Abbiamo previsto un 20% di premialità, ma non vuol dire che vada per forza in deroga al Pgt. Non è che lo preveda l’amministrazione comunale di Monza, lo prevede la legge regionale della Lombardia. Abbiamo introdotto degli incentivi: si vuole continuare a vedere l’area Ex Fossati-Lamperti e tutte le altre aree dismesse di Monza là così, abbandonate a sé stesse? Oppure è meglio recuperarle e fare qualcosa di bello per la città? Quando si tratta di interventi di così ampia portata, si ha a che fare con tante attività d’impresa, quindi anche posti di lavoro: è così che si sviluppa il cosiddetto volano dell’economia».

A proposito dei connessi problemi finanziari, la legge regionale prevede al nuovo art. 40-bis, co. 8 e 9, che, decorsi tre anni dalla richiesta di titolo edilizio, il Comune ingiunga «al proprietario la demolizione dell'edificio o degli edifici interessati o, in alternativa, i necessari interventi di recupero e/o messa in sicurezza degli immobili, da effettuarsi entro un anno»; e che, decorso inutilmente questo termine, il Comune stesso possa provvedere «in via sostitutiva, con obbligo di rimborso delle relative spese a carico della proprietà». «Ci sono imprenditori - ha commentato in proposito il Presidente Adamoche hanno ottenuto l'area, che hanno partecipato al bando lo scorso giugno e a cui si dà la possibilità di fare un’operazione: se poi non la vuole più fare, certo che interviene il Comune, ma nella sola messa in sicurezza, salvo poi rivalersi nei confronti della parte inadempiente. Ma io non penso che ci siano dei pazzi che facciano questo. Io vedo la bontà della legge, e della possibilità di recupero delle aree dismesse che si è data anche ai privati».

In definitiva, «gli art. 8-bis e 40-bis sono coerenti con gli indirizzi che abbiamo adottato a livello di amministrazione: vogliamo cementificare? No. Anzi, rigenerando le aree dismesse, non utilizziamo il verde, ma sistemiamo e riqualifichiamo quello che viene recuperato. Io penso al beneficio che questi interventi possano portare a tutti i cittadini che abitano in quella zona». Quanto alle aree di interesse culturale (alcune delle quali potenzialmente interessate dalle incentivazioni), anche per esse, «qualora rientrino fra quelle che si sono aggiudicate il bando - ha affermato il consigliere forzista - varrà il progetto che andranno a presentare e tutto si svolgerà secondo le norme regionali».

D’altra parte, già nella conferenza stampa tenuta lo scorso 9 gennaio dalla minoranza Pd, il consigliere comunale Egidio Riva aveva chiarito la posizione politica del gruppo, confermata poi nel corso delle sedute consiliari: «Noi siamo certamente favorevoli ad interventi che si occupino del patrimonio dismesso esistente nella nostra città e ad interventi che vanno a ridurre i tempi di realizzazione, e questo la legge regionale lo prevede e le delibere lo recepiscono. Abbiamo una posizione più critica, invece, riguardo alle altre tipologie di sostegno alla rigenerazione urbana: anzitutto intervenire in deroga al Pgt significa perdere di vista l’interesse generale della cittadinanza, perché in questo modo c’è il rischio che Monza si trasformi nella “periferia-dormitorio” di Milano. Ma significa anche una colata di cemento sulla città, riguardo ai 44 interventi che prevedono aumenti ulteriori di volumetria e di consumo di suolo. Altro punto che contestiamo riguarda il beneficio degli sconti dei costi di costruzione: questo significa minori entrate per le casse del Comune, a fronte di un impatto urbanistico notevole, di una riduzione delle attività produttive a favore del tessuto residenziale, di una privazione significativa di risorse economiche e servizi».

Sono stati ricordati alcuni «edifici di carattere storico-testimoniale o di interesse architettonico», come l’Ex Caldaie Pelucchi in via Montesano, l’Ex Pastori-Casanova in via Dante o l’Ex CGS in via Solferino, che «secondo il Pgt andrebbero valorizzati cedendoli al Comune, ma di cui si prevede invece la demolizione a fini meramente economici». Ci sono interventi - ricordava il consigliere Riva - che prevedono un consumo di suolo ulteriore, anche in aree agricole. Inoltre, «non è stata fatta alcuna verifica da parte degli uffici per procedere agli interventi sugli edifici e alle bonifiche, senza distinguere gli edifici dismessi da quelli in buono stato, quelli che hanno subito abusi da quelli che hanno eventuali progetti in corso».

Nel successivo intervento del componente la commissione Politiche del Territorio per il Pd Marco Lamperti e dell’ex sindaco Roberto Scanagatti (predecessore di Allevi) veniva posto l’accento, fra l’altro, sulla tendenza - evidenziata dalla legge regionale - alla «finanziarizzazione degli interventi», volta secondo la minoranza Pd esclusivamente ad apprezzare o monetizzare il valore delle singole aree dismesse. Deprecata anche la trasformazione delle cosiddette “aree CD”, ossia quelle di carattere artigianale, «che arricchiscono anche culturalmente il tessuto economico». L’opposizione di centrosinistra ha presentato in aula (in totale) 116 emendamenti e, a seguito di un aggiornamento in itinere dell'ordine dei lavori, anche svariati ordini del giorno.

Sulla questione della rigenerazione urbana si è mobilitato anche il gruppo ambientalista Fridays For Future Monza, i cui rappresentanti in un comunicato rilasciato lo scorso 4 gennaio si sono detti preoccupati per «la peculiare applicazione che di tale legge è stata proposta dalla Giunta monzese». Vero è, infatti, che i singoli Comuni possono escludere alcune aree dalla «generale deregolamentazione» rispetto all’indice massimo di edificabilità a cui la legge apre la strada. Tuttavia - denunciano i Fridays - «il Comune non ha escluso da questa svendita urbanistica nessuna delle quarantaquattro zone cittadine che rientrano nelle categorie stabilite dalla norma regionale. Di conseguenza, la Giunta non propone alcun progetto di rivalutazione del tessuto urbano con la sua diretta partecipazione, ma demanda questi interventi ad eventuali iniziative private».

Secondo le attiviste e gli attivisti del movimento ispirato da Greta Thunberg, «l’obiettivo della Giunta pare piuttosto chiaro: favorire la privatizzazione di queste aree, mediante le premialità edilizie consentite dalla legge regionale, per incamerare fondi nel breve periodo, senza peraltro assumersi la responsabilità di progetti destinati alla comunità monzese».

In sintesi, quattro i punti criticati dai FFF brianzoli nel comunicato:

«In primo luogo, chiediamo sia chiarito l’effettivo ritorno economico di una tale operazione», dato che, secondo i redattori, la Giunta non parrebbe aver «stilato una valutazione che prospetti queste possibili, e forse probabili, fluttuazioni economiche».

In secondo luogo, dal punto di vista sociale, «la scelta di favorire l’edilizia privata e la costruzione di aree residenziali priva i cittadini di servizi, di aree di aggregazione, di possibili investimenti a lungo termine per associazioni dedicate alle cause ambientali, umanitarie o di sostegno ai meno abbienti. Senza menzionare il fatto - prosegue il comunicato - che, nel settore edilizio, vi sia un elevato rischio di incorrere in infiltrazioni mafiose, attestate per oltre il quaranta per cento nel territorio brianzolo e coinvolte anche nei processi di bonifica», oltre al rischio che la privatizzazione possa portare a morbose speculazioni edilizie sulle aree dismesse.

In terzo luogo, i giovani attivisti rimarcano «la sempre più pressante esigenza di aree verdi e la migliore manutenzione di quelle già esistenti»: viene deprecata la «dilagante cementificazione» a cui nel corso degli anni le amministrazioni comunali hanno lasciato campo libero adducendo, quanto al soddisfacimento delle «esigenze ambientali» della città, la pretesa sufficienza del Parco di Monza. Al di là del fatto che «la creazione di altri nuclei abitativi inciderebbe significativamente sul già copioso traffico cittadino e sul fabbisogno energetico della comunità monzese, innalzando livelli di emissioni attualmente fra i peggiori in Italia».

«In ultima istanza - argomentano i Fridays - l’approvazione delle delibere in oggetto così come della futura variante normativa al Piano di Governo del Territorio, suscitano le nostre perplessità circa la compatibilità di queste scelte con l’adesione al Patto dei Sindaci per il Clima e con l’adesione alla Dichiarazione per l’Adattamento Climatico delle Green City».

Dopo un iter tortuoso, in cui non sono mancati i soliti battibecchi istituzionali, il Consiglio comunale di Monza ha approvato le delibere nn. 168 e 169. Mettendo così un punto fermo, per quanto ancora preliminare, su due degli aspetti più controversi della politica urbanistica dell'attuale maggioranza in termini di impatto ambientale.

 

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