Morti al Pio Albergo Trivulzio: nasce un Comitato

MILANO. Si susseguono le testimonianze non solo dei familiari ma anche degli operatori, medici. Infermieri, Oss e Asa, che hanno confermato quelle che parevano essere voci di corridoio: niente uso di mascherine per non incutere timore, pazienti Covid nelle stesse stanze e quando separati, personale sanitario che transitava da un padiglione all’altro, trasportando il virus.

Morti al Pio Albergo Trivulzio: nasce un Comitato

MILANO. Sono più di cento i familiari entrati a far parte del neo nato “Comitato verità e giustizia vittime del Trivulzio” costituitosi in seguito ai contagi e numerosi decessi avvenuti all’interno della nota Rsa milanese.

Tante, troppe, le storie di morti su cui far luce e ancor più quelle che devono ancora emergere: per questo il gruppo ha lanciato un appello ad essere contattato dai parenti di familiari vittime del Covid in tutte le residenze sanitarie, non necessariamente del Pat.

Tra le storie scioccanti c’è quella raccontata da Alessandro Azzoni, 45 anni e portavoce del Comitato, la cui mamma si è ammalata d’improvviso e di lei il figlio ha avuto pochissime notizie. Marisa De Marzi, 76 anni, secondo la testimonianza di suo figlio, è stata abbandonata nel suo letto senza cure, disidratata e probabilmente positiva al virus ma senza alcun tampone effettuato. “Mi hanno chiesto di poterla legare al letto - racconta Alessandro - poiché, con la febbre alta, non potesse alzarsi e girare nei reparti e contagiare altri pazienti”.

Anche per Adelina Mesuraca, 79 anni, nessun tampone a seguito del decesso. Sua figlia, Nadia Nesticò, ha dichiarato. “Mia mamma era affetta da Alzheimer, il 7 marzo è stato comunicato a mio fratello il suo spostamento ad un altro padiglione dato l’aggravarsi della patologia”.

E’ parsa subito una decisione sospetta perché fisicamente la signora Adelina era ritenuta essere in buona salute. “Il 18 aprile ho telefonato in residenza perché qualcosa non mi faceva sentire serena ma, ancora una volta, mi è stato detto che era tutto ok”. Alle 23:15 dello stesso giorno una chiamata raggiunge il fratello di Nadia che lo informa di un improvviso aggravamento delle condizioni materne. “Dopo poche ore ci hanno comunicato la sua morte, all’1 e 29”.

A oggi l’unico indagato per epidemia e omicidio colposo è Giuseppe Calicchio, direttore generale della struttura. Il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e i pm Mauro Clerici e Francesco De Tommasi hanno molte domande a cui trovare una risposta, prima tra tutte: “Cosa non ha funzionato nella catena e applicazione dei controlli?”.

Si susseguono a tal proposito le testimonianze non solo dei familiari ma anche degli operatori, medici. Infermieri, Oss e Asa, che hanno confermato quelle che parevano essere voci di corridoio: niente uso di mascherine per non incutere timore, pazienti Covid nelle stesse stanze e quando separati, personale sanitario che transitava da un padiglione all’altro, trasportando il virus. Le indagini proseguono e tra i sequestri spuntano numerose mail di parenti che da settimane non ricevevano notizie dei propri cari.

Per contattare il Comitato: comitatotrivulzio@gmail.com

 

Ecco il comunicato stampa del Comitato:

“GRAVI CARENZE NELLE PROCEDURE DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO BIOLOGICO DEL PAT E NEI CONTROLLI DI ATS. EVIDENTE CONFLITTO DI INTERESSI IN ATS”

Lo ha dichiarato oggi pomeriggio (5 maggio 2020, ndr) Alessandro Azzoni, portavoce del Comitato Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio, durante l'udienza alla Commissione di verifica per il Pio Albergo Trivulzio, istituita da ATS Città Metropolitana.

"Da informazioni e testimonianze acquisite all'interno del Pio Albergo Trivulzio, noi famigliari abbiamo riscontrato gravi carenze nell'organizzazione, che hanno determinato la diffusione incontrollata del virus e provocato oltre 200 decessi tra i pazienti e oltre il 50% di casi di malattia tra il personale, in particolare, a causa di forti ritardi nell’adottare i DPI, ritardi nell’effettuare i tamponi, scelte gestionali irresponsabili relative al trasferimento dei pazienti e agli spostamenti del personale, incapacità di contenere i crescenti casi di malattia tra gli operatori.

La mancanza del personale ha determinato ‘vittime collaterali’, persone fragili che si sono ammalati e che a tutt’oggi corrono il rischio di ammalarsi o di morire per i ritardi nelle cure necessarie. 

Tale scenario ha avuto origine dalle carenti procedure interne adottate dalla Direzione; tra queste la valutazione del rischio biologico nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), come attestato dalla determina del 3 febbraio 2020 firmata dall’attuale Direttore Generale dott. Giuseppe Calicchio, in cui la direzione del PAT ha ammesso di non essere in possesso di un documento aggiornato.

Le carenze procedurali avrebbero dovuto essere rilevate dalla ATS, responsabile delle verifiche finalizzate all’accreditamento dell’ente.

Appare dunque evidente oggi un conflitto di interessi in seno all’ATS, ieri responsabile delle verifiche e oggi a capo della commissione di verifica.

Chiediamo, inoltre, di poter accedere agli atti di questa Commissione, che da quasi un mese ormai si sta occupando di queste vicende, per iniziare ad avere le risposte che i familiari da tempo attendono. 

L’emergenza al PAT è ancora in corso: crediamo che, ancora oggi, i pazienti ricoverati sono in pericolo. La situazione è aggravata dal fatto che, a quanto ci risulta, a tutt’oggi risulta in vigore la Delibera della Regione Lombardia del 30 marzo scorso, che preclude l’accesso alle strutture ospedaliere proprio ai degenti più fragili e, quindi, di fatto, ne impedisce la cura. 

Stando così le cose, chiediamo: questa Commissione, e più in generale l’ATS, che cosa hanno intenzione di fare oggi per porre fine a questa gravissima situazione di pericolo?"

Dichiarazioni di Alessandro Azzoni, portavoce del Comitato Verità e Giustizia per le vittime del Trivulzio, durante l'audizione alla Commissione di verifica per il Pio Albergo Trivulzio, istituita da ATS Città Metropolitana.