Mostre. Luigi Montanarini e il Novecento, il tempo comune

Il Museo del Presente di Rende (Cs) ospita la mostra “Il linguaggio dell’anima 1920 – 1980” curata da Roberto Sottile. E’ il doveroso omaggio ad un grande protagonista dell’arte novecentesca italiana. Fino al 2 aprile 2021

Mostre. Luigi Montanarini e il Novecento, il tempo comune
La mostra di Luigi Montanarini al Museo di Rende

Inizierei dall’epilogo di un tracciato, ovvero da quella citazione conclusiva che Roberto Sottile – Direttore del Museo del Presente di Rende e curatore della splendida mostra dedicata a Luigi Montanarini - prende in prestito proprio dalle parole del Maestro fiorentino per identificare forse la cifra sostanziale e chiarificatrice di un percorso artistico e umano di enorme intensità espressiva: «Beati in pittura – scrive Montanarini -  sono quelli che non smettono di cercare, anche se provano l'amarezza del dubbio e la sensazione dell'inutilità della ricerca».            

Il pensiero di chiusura del Maestro è in fondo la sintesi di una poetica che accoglie – e manifesta – il “dubbio” come malcelata identità, quasi un sostanziale “avvertimento” per chi, in quei decenni, tenterà - per gradi, per avanzamenti, per declini, per bagliori ingannevoli e per largari velati – di “scrivere o inventariare” la Storia. Quella dell’arte, del sociale, della politica. Quella della tolleranza posta ai margini o della clemenza anch’essa somministrata con scarsa generosità.

Se ci sono artisti dai quali è possibile “recuperare” nuclei più o meno palesi (più o meno lampanti) della storia artistica del secolo scorso, per Luigi Montanarini la proverbiale identificazione con il proprio tempo pare farsi un cammino di assoluta trasparenza; più che consequenziale direi avvolgente, indissolubile, compenetrante. Perché nel “secolo breve” tutto si è consumato irrimediabilmente in una dimensione priva di “parametri“ comparativi o di “rassicuranti” consapevolezze. La sospensione (o meglio l’interruzione) di un ciclo quasi vitale che attingeva da quell’armonia  remota e preordinata fatta di consequenzialità comunque riconoscibili ( flussi e riflussi storici) apre uno scenario catartico, dirompente, orfano di qualsiasi “sostegno” identificabile.

Ed è allora il “dubbio” – l’oscurità del dubbio – ad occupare lo spazio fino ad allora popolato dalle certezze o quanto meno dalla presumibile attesa di queste. Ed è il “dubbio”, in definitiva, a legittimare finanche il tempo dell’arte, a sollevare attese in

cui la consapevolezza dell’irrisolto sembra prevalere – con sofferenza – quale condizione inalienabile dell’incedere. Come se il velato “presagio” penetrasse le carni e gli sguardi in attesa di un irreparabile fattosi vincolo, alito, gesto. Credo che Montanarini abbia incarnato in pieno questo spirito per certi versi inedito dell’umana esistenza e lo abbia assorbito – giorno dopo giorno, anno dopo anno – al pari di un respiro contagioso ma fatale.  Non c’è stata alcuna commisurazione o possibilità di evitare quel tempo. Ed è in questo che lui – come altri artisti – si è “fatto tempo” collezionandone ogni crocevia, ogni sosta apparente, ogni allarme, ogni malinteso.

E non è un caso che tutta la sua storia – di uomo e di artista – si sia “consumata” per tappe irrefrenabili ( come convulse le stazioni di sosta del secolo scorso ), di accumulo e al contempo sparigliate. Così la “figurazione” intensa, talvolta lancinante, dell’esordio (alla quale il curatore Roberto Sottile restituisce la necessaria attenzione sottolineando “una irrequieta e nello stesso tempo composta volontà di andare oltre l’immagine”); così la progressiva “metamorfosi” che incide, dilania, ri-compone le forme e le loro spettanze cromatiche; così il “viaggio” (quello fisico e quello onirico) che si fa percezione, raccolta, ipotesi a venire; così le ideologie e le contraddizioni. Tra sussurri e inganni.

«La mia pittura - scriveva Montanarini nel 1962 - è la storia di un continuo ricominciare da capo; di continue metamorfosi e di continui rinnovamenti». E’ in questo incipit il senso – ovvero la sostanza – di un formarsi per evoluzioni mai rincuoranti o conclusive. Perché il “dubbio” ricompare - ogni volta - a sostenere i fili di una tela mai risolta. “Artista della resilienza, - conclude Roberto Sottile nel suo intervento - la produzione e la ricerca di Montanarini, come il racconto mitologico dell’Araba Fenice, rinasce dalle proprie ceneri ogni qual volta l’artista considera conclusa una ricerca. Si chiude un capitolo, si apre una nuova fase di studio e di realizzazione”.

La mostra

 La mostra, che ripercorre sessant’anni di attività di uno dei protagonisti del Novecento Italiano, della  Scuola Romana, rientra nella programmazione “Intrecci Contemporanei” promossa dall’Amministrazione Comunale di Rende, Assessorato alla Cultura. Il progetto nasce dall’importante collaborazione e sinergia tra il comune di Rende e l’Associazione artistica Archivio Luigi Montanarini, il Centro Studi d’Arte di Bologna, il Mugart Museo delle Gallerie e degli Artisti di Bologna  e il critico d’arte Roberto Sottile che, oltre alla curatela della mostra, ne cura il progetto scientifico e generale. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 2 aprile 2021.

Dal lunedì al venerdì dalle ore 9-13 e 14-18

MUSEO DEL PRESENTE – RENDE (COSENZA)

PIAZZA KENNEDY, 87036 RENDE (CS)

Tel. 0984/ 8284255

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