Muggiò, informare sugli appalti non è più un diritto

Area Ex Fillattice. L’amministrazione possiede gli atti ma non dà risposte. Fare domande sugli appalti dovrebbe essere l’antidoto alla scarsa trasparenza e alle manovre occulte, oltre che un diritto di ogni cittadino. Eppure, gli operatori lo avvertono come un ‘fastidio’.

Muggiò, informare sugli appalti non è più un diritto
Il cantiere dell'area Ex Fillattice, a Muggiò.
Muggiò, informare sugli appalti non è più un diritto
Muggiò, informare sugli appalti non è più un diritto
Muggiò, informare sugli appalti non è più un diritto
Muggiò, informare sugli appalti non è più un diritto
Muggiò, informare sugli appalti non è più un diritto

Un’area gioco, un’altra riservata ai cani, un campo da basket all’aperto, uno spazio dedicato a mercatini ed eventi a tema. Questi i siti che l’amministrazione comunale di Muggiò ha progettato di realizzare nell’ambito dei lavori di riqualificazione urbana avviati lo scorso 29 luglio nell’Area ‘Ex Fillattice’, a ridosso di viale Gabrio Casati. Un parco polifunzionale che andrà ad occupare lo spiazzo d’erba incolta antistante la piazzetta intitolata a Norma Cossetto. Non manca molto allo scadere termine ultimo (120 giorni) per la conclusione dei lavori. Ma il cantiere (nella foto, risalente a fine ottobre) non dà l’impressione di essere granché in movimento.

Per la realizzazione del parco, il Comune di Muggiò aveva stanziato una base di gara di 267mila euro - al netto di Iva e oneri per la sicurezza - indicendo il 05/09/2019 una procedura negoziata con la Centrale Unica di Committenza (CUC) della provincia di Monza e Brianza, con la quale il Comune è convenzionato dal gennaio 2019. Il criterio di aggiudicazione fissato nella lettera di invito agli operatori economici concorrenti era quello del prezzo più basso. Così apprendiamo dalla determinazione n. 1556 del 12/09/2019 della CUC, con la quale la provincia ha approvato l’indizione dell’appalto. Il procedimento di aggiudicazione si è svolto tramite la piattaforma telematica Sintel di ARIA S.p.A., la centrale committenze della Regione Lombardia, sotto la direzione dell’architetto Marco Biscotti, responsabile unico del procedimento.

E fin qui nulla da segnalare. Quindi - si legge nella determinazione n. 1847 del 21/10/2019 - si sono presentati, alla data di scadenza prevista per la presentazione delle offerte (il 30 settembre 2019), cinque potenziali appaltatori: l’impresa Foti, la VME Srl con unico socio, la Suardi S.p.A., l’impresa Guerini e C. Srl e la Bruni Scavi Snc. Tra le offerte avanzate nella prima seduta pubblica di gara (il 2 ottobre 2019), la Bruni Scavi - in particolare - ha proposto un ribasso del 19,732%, la Suardi S.p.A. del 13,390%. Ciò a fronte di una soglia di anomalia, in seguito risultata - attraverso una particolare operazione aritmetica prevista dall’art. 97 codice degli appalti - essere pari a 13,057%. La commissione di gara avrebbe quindi dovuto escludere dalla gara le prime due imprese, qualora non avessero fornito entro un termine di 15 giorni le opportune giustifiche circa l’anomalia della loro offerta. Il che è avvenuto proprio nei riguardi della Bruni Scavi, che è stata esclusa per non aver “dato riscontro a quanto richiesto” entro la data del 17 ottobre 2019. Determinando così lo “scorrimento della graduatoria di gara” e, quindi, la presa in esame delle ulteriori offerte.

Abbiamo contattato il geometra Dino Bruni, rappresentante legale dell’impresa esclusa, per chiedergli come mai non avesse presentato delle giustifiche in merito all’anomalia dell’offerta. “Mi dica dove vuole arrivare lei. Voglio sapere il motivo per cui mi sta chiedendo tutte queste informazioni”, è stato l’esordio. Poi, esaudendo nel merito un bisogno di chiarezza da noi prontamente specificato, ha risposto: “Io ho la facoltà di giustificare o meno, nel momento in cui mi viene richiesta la giustificazione dello sconto fatto: ho deciso di non farlo. È una mia libera scelta partecipare a gare d’appalto, essere invitato prima ancora, e quindi… insomma… scelgo io, capisce?”. Nessun condizionamento, quindi, parrebbe. Né si vede alcun motivo per insinuare il contrario.

Su questo punto, non abbiamo esitato a domandare cosa possa spingere un imprenditore a rifiutare di fornire giustifiche su un’offerta che lui stesso ha presentato, e alla quale si presume abbia un certo interesse (altrimenti non l’avrebbe presentata). Magari - a detta dell’imprenditore - il fatto che “diventa una perdita di tempo, perché magari… ehm… diciamo… non mi interessa più il lavoro nel frattempo. Cioè… i tempi burocratici a volte sono più lunghi rispetto a [quelli che occorrono per, ndr] la giustificazione del lavoro, magari. Quindi, magari, in quel momento mi era entrato dell’altro lavoro, adesso non ricordo, sarà forse passato un anno”.

Quindi si era dirottato verso un altro lavoro nel frattempo? “No, nei quindici giorni, ho fatto le mie valutazioni, anche rispetto alle mie scontistiche, poi alla fine ho deciso di no, di non fare giustifiche, in modo tale che non mi è stato aggiudicato il lavoro - quindi ho lasciato passare il secondo, il terzo, e così via… questa è una prassi naturale.” E quali erano i suoi rapporti con la Suardi S.p.A. (l’impresa che si è aggiudicata l’opera)? “Lei sta entrando in una materia in cui non intendo risponderle (…). Sappia che la mia libertà è di decidere se partecipare o meno a una gara d’appalto e, in secondo luogo, se giustificare o meno (…). Io ho detto non lo giustifico, non mi interessa più il lavoro, capisce? Conosco di nome la Suardi, ma non ho mai avuto… rapporti”. E questo basta a dar misura delle refrattarietà che il cittadino incontra sul proprio cammino quando è mosso nientemeno che dallo spassionato intento di approfondire le dinamiche di una gara in cui, fra l'altro, si sono spesi soldi suoi.

Proprio per capirci qualcosa di più, abbiamo consultato il documento della proposta di aggiudicazione, tuttora reperibile sul sito della CUC, nella pagina web relativa alla “Procedura negoziata per l’affidamento dei lavori ‘Opere di Urbanizzazione Area Ex Fillattice’ nel territorio del Comune di Muggiò”. Infatti, la CUC - ci ha spiegato al telefono la responsabile del servizio di committenza, dott.ssa Maria Luccarelli - disbriga le pratiche di gara “per conto dei comuni convenzionati. Quindi il comune adotta il primo atto, che è quello della determinazione a contrarre”. La CUC, “per poter pubblicare la gara”, prende atto “della determinazione del comune, avviando tutta la procedura, fino alla proposta di aggiudicazione”.

Nel caso dell’Ex Fillattice, questa riporta la data 19/11/2019 (determinazione dirigenziale n. 2060). In essa si legge: “…per quanto sopra [il superamento della soglia di anomalia da parte dell’offerta di ribasso, ndr] si è richiesto all’operatore Suardi S.p.A. di trasmettere le spiegazioni relative all’offerta economica”. La data di scadenza per presentare le giustifiche viene fissata al 4 novembre. Ebbene - prosegue - “entro il termine di riscontro fissato la Società Suardi S.p.A. ha fornito le spiegazioni relative all’anomalia dell’offerta”. Intanto il responsabile unico del procedimento (RUP) è cambiato: non è più Biscotti, ma l’architetto Marcella Marchesotti. La quale “ha rilasciato parere di congruità in relazione alle spiegazioni fornite dalla predetta società”, mentre la CUC avviava “nei confronti della Società Suardi S.p.A., i controlli per la verifica del possesso dei requisiti di ordine generale”.

Giustificazioni, quelle presentate dalla Suardi S.p.A., che il nuovo RUP dimostra di aver accolto, come si accerta dalla delibera definitiva (la n. 77 del 20/02/2020) di aggiudicazione adottata dall’amministrazione comunale. L’ammontare sborsato dal comune: 234’248,70 euro, oneri per la sicurezza inclusi. Più 864 euro di remunerazione del personale della CUC per “l’espletamento di procedure di acquisizione di lavori, servizi e forniture”, e 225 euro di contributo ANAC, entrambi i pagamenti corrisposti alla provincia di Monza, come previsto dalle norme vigenti.

Del documento attestante il parere di congruità siamo andati alla ricerca. Uno scambio di mail con i titolari della Suardi non è stato d’aiuto. Così ci siamo rassegnati alle lunghe more del responso pubblico. Che è arrivato, per telefono, dopo circa due settimane: richiesta non assistita da sufficiente interesse. Dello stesso avviso si mostra il Direttore del Settore Risorse e Servizi ai Comuni Erminia Vittoria Zoppè, in una pec pervenutaci pochi giorni dopo, il 5 novembre: avendo l’amministrazione l’«obbligo di comunicare ai controinteressati l’istanza di accesso effettuata da terzi interessati», «chiede di meglio specificare e precisare l’oggetto dell’istanza presentata (quali offerte, quali documenti) …»: offerte e documenti già a tempo debito da chi scrive individuati e, comunque, facilmente reperibili da chiunque sullo stesso sito di questa amministrazione colabrodo (incredibile).

A fronte di un’esigenza d’informazione così sentita, come quella sui motivi per cui un appalto di tale importanza sia stato assegnato a un concorrente in lizza con un’offerta anomala, la P.A. ne preclude la soddisfazione, rifugiandosi dietro una non meglio definita ‘carenza di interesse’. E per cosa? Per tutelare quei ‘controinteressati’ che proprio alla P.A. ci avevano rimbalzato. Quando a legittimare l’empito di conoscenza non basta la vicinanza territoriale al luogo di esecuzione dei lavori, vuol dire che le garanzie di accesso civico non sono poi così effettive.

Di più, così facendo l’ente aggiudicatore oppone al cittadino un muro che, lungi dal dipanare i sospetti, non fa altro che amplificarli. Con l’effetto di rendere ancor più giustificata l’opera di controllo sulla regolarità delle procedure di aggiudicazione che marginalmente la legge consente al privato (d.lgs. n. 33/2013). Per questo è importante che ognuno si mantenga vigile, per quanto gli è possibile, al fine di scongiurare eventuali sviste, omissioni, opacità dell’amministrazione nonché, sul versante degli operatori economici, potenziali coinvolgimenti in quell’area grigia dove il potere economico-imprenditoriale finisce per convergere con altri poteri e interessi occulti.

Tanto più riguardo a una zona, quale la ‘Ex Fillattice’, dove 14 anni fa un certo Giuseppe Malaspina, costruttore edile di Montebello Ionico trapiantato a Vimercate, realizzava con la società Gimal Srl un complesso residenziale di 160 appartamenti, salvo poi non ultimare il campo da calcio che, secondo la convenzione siglata con la Giunta di ‘larghe intese’ di Pietro Zanantoni (FI), avrebbe dovuto sorgere tra via XXV aprile e via I maggio. Per il progetto, il Comune ha dovuto sborsare in totale 1,3 milioni di euro. La fideiussione da 375mila euro per qualche ragione non verrà mai escussa. Si apre un lungo contenzioso, ma intanto finiscono per ricadere sulle casse di Villa Casati i costi dei lavori per un totale di 758mila euro, tra area mercato, percorsi pedonali, parcheggi, aiuole e attrezzature sportive mai realizzati dall’imprenditore (le cui due società vengono pure cancellate dal registro delle imprese). Il tutto mentre un’altra impresa di Malaspina, la 2G Lario Srl, viene incaricata di un progetto da 150 milioni di euro per l’ex area Albarelli di Como. Un passato turbolento, del resto, quello di Malaspina. Già indagato per il sequestro dell’imprenditore Massimo Oreste Villa da parte delle cosche calabresi che costò tre miliardi di lire al padre Arialdo, titolare di Beton Villa, è stato sospettato di essere in rapporti con la locale di ‘ndrangheta di Desio degli Iamonte (come risulta da un rapporto dello SCICO della Gdf del 1996). Allo stato è sotto processo per reati tributari e fallimentari, trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio. Ma questa, ovviamente, è un’altra storia.

 

ALTRE FONTI:

Muggiò – Malaspina chiude le società e piange miseria. Mentre a Como è impegnato in un progetto da 150milioni di euro