«Caos e vuoto ne nascerà pure qualcosa, no?»

da NAPOLI. «Le giornate si muovono indefinite, possiamo fare qualsiasi cosa ovvero nulla».

«Caos e vuoto ne nascerà pure qualcosa, no?»

Ciao Antonio, qui Napoli.
È qui che vivo il ritiro. Napoli Corso Umberto.

La nuvola invisibile si agita intorno, qui un po’ meno la sento, certo meno che se fossi a Milano.

Le giornate si muovono indefinite, possiamo fare qualsiasi cosa ovvero nulla.
Mio figlio quattordicenne rotola in casa, rulla, ciondola, gironzola didattica a ondate con le prof, chatta a corrente alternata coi pari, i dispari e una tantum coi familiari lontani.
Io sono fermo a guardare:

1) il caos che si agita in casa
2) il caos che si muove nel vuoto fuori casa
3) il caos che agita il mondo
4) l’ impassibilità del mio sguardo che si perde nel sole del pomeriggio.

Caos e vuoto ne nascerà pure qualcosa, no?


Mia moglie a Milano, per lavoro, con mia figlia.

Due e due, due di quattro.

Due unico pari primo che addizionato o moltiplicato si piega sempre e solo su una sedia vuota, il quattro. 
La piccola decenne milanese legge nel pomeriggio al papà un racconto che, declamato al telefono, prende la forma dei vecchi racconti radiofonici che ricordano quelli della radio degli anni settanta. L’accento milanese così distante da quello che si sente aprendo la finestra di casa mia avvalora l’accostamento. Mentre ascolto mi perdo nelle parole, nelle immagini che la piccola lettrice disegna: ora è il piccolo Henry a cacciarsi nei guai, ora Robin ad essere inseguito. C’è pure Albert dell’ufficio brevetti. 
Io quasi mi addormento perché quello che più è musica per le mie orecchie è quella voce modulante che conosco così bene.

È nel suono e non nell’immagine che trovo il vicino, la familiarità, l’appartenenza, il calore, in sintesi l’anima.


Lei lì, loro lì, noi qua. Due di due.

A presto Antonio, saluta tutti,
Max Fuschetto