‘Ndrangheta a Desio. «Dopo Infinito le indagini si sono moltiplicate»

L’INTERVISTA. Quando in Lombardia la classe politica ancora sminuiva la gravità delle infiltrazioni mafiose, a Desio la presenza della ‘ndrangheta era cosa nota: «i Moscato avevano messo le radici sia nell’amministrazione sia nel business dell’edilizia». La prassi? «Trasformare aree del Pgt da agricole a edificabili, per poi venderle ai Moscato». Indagini su indagini portano alla luce, anche dopo l’inchiesta Infinito, il radicamento dell’organizzazione criminale in territorio brianzolo: «Gli ‘ndranghetisti o sono usciti dal carcere o hanno continuato l’attività attraverso i familiari».

‘Ndrangheta a Desio. «Dopo Infinito le indagini si sono moltiplicate»
L'ex consigliera comunale di Desio ed ex parlamentare dell'Antimafia Lucrezia Ricchiuti (ph ilcittadino.it)

Dieci anni di inchieste e non sentirli. Per mafie e malavita organizzata del desiano non è stato che un continuo, indisturbato brulicare e accrescere i propri affari in un territorio che le ha sempre viste egemoni. Dal traffico di droga al mondo degli appalti e del recupero crediti, dal solito giro di estorsioni e usura al riciclaggio e alla gestione di imprese “legali”, per arrivare in tempi più recenti al business della fornitura - e del conseguente smaltimento - di dispositivi sanitari, la ‘ndrangheta della locale di Desio - dominata dalle famiglie Iamonte e Moscato di Melito Porto Salvo - non ha trovato in questi anni pressoché alcun ostacolo al rafforzamento del proprio potere.

Gli anni 2000-2010 furono quelli delle macroscopiche infiltrazioni in Lombardia, ma anche quelli dell’omertà diffusa e delle sottovalutazioni di una politica e di una classe dirigente inspiegabilmente negazioniste. Sulla falsariga di quanto, ad esempio, accadeva a Milano nel marzo 2009, allorché il Consiglio comunale deliberò l’abolizione - per presunti vizi di legittimità - della commissione Antimafia soltanto un mese dopo averla istituita. E di quanto, a distanza di quasi un anno, dichiarava pubblicamente la sindaca di Milano Letizia Moratti (23 gennaio 2010): «Io parlerei, più che di infiltrazioni mafiose, di infiltrazioni della criminalità organizzata». O, peggio, il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardo (21 gennaio 2010): «A Milano e in Lombardia la mafia non esiste. Sono presenti singole famiglie». 

Quegli anni, l’ex consigliera comunale ed ex vicesindaca di Desio di area Pd Lucrezia Ricchiuti, già senatrice della commissione parlamentare Antimafia per Art.1–MDP e attualmente socio dell’organizzazione non-profit “Brianza SiCura”, li ha vissuti in prima persona.

Poi, nel luglio 2010 l’inchiesta Infinito coordinata dalle Dda di Milano e di Reggio Calabria porta all’esecuzione di 33 arresti in Brianza, di cui 14 solo a Desio. Tutti soggetti appartenenti o comunque vicini alla locale di ‘ndrangheta. In alcune intercettazioni spuntano anche i nomi di alcuni esponenti politici del Comune e di un assessore della Provincia: tutti eletti in quota Pdl. Le successive sedute convocate su richiesta dell’opposizione vengono disertate dai consiglieri di maggioranza. Tre assessori della Lega (allora in maggioranza) si dimettono. Il sindaco Giampiero Mariani decide di restare al suo posto. Almeno finché i consiglieri leghisti, insieme a quelli di opposizione che riuscirono a convincerli, non rassegnano le loro dimissioni facendo cadere la Giunta comunale nel novembre 2010. Inevitabile, alle elezioni dell’anno successivo, il ricambio: Roberto Corti, candidato del centrosinistra, è il nuovo sindaco (riconfermato alla tornata successiva del 2016).

Quella di Lucrezia Ricchiuti, che di Corti fu la vice, è senza dubbio una prospettiva privilegiata che ha consentito, a noi di WordNews, di rievocare i fatti risalenti a quel periodo turbolento. Fatti che hanno segnato nel profondo la cittadinanza tutta di Desio e della Brianza: la scoperta della locale di ‘ndrangheta di Desio, dei vari soggetti (inclusi i capi e gli organizzatori, anche di altre locali) che gravitavano attorno a quel gruppo e di tutti gli affari che quei soggetti gestivano.

Che cosa ricorda con esattezza di quel periodo, in concomitanza con l’indagine Infinito?

«Per quanto riguarda personalmente me, ma anche per l’attuale Sindaco Roberto Corti, che era in Consiglio comunale con me all’opposizione, il fatto che a Desio ci fosse la mafia - la ‘ndrangheta nello specifico - non era affatto una novità. Nel senso che, già nel 1988 era arrivato in soggiorno obbligato a Desio Natale Iamonte, che era lo zio dei Moscato - in quell’epoca Natale Moscato era, fra l’altro, assessore proprio al Comune di Desio. Quindi, che ci fosse la ‘ndrangheta a Desio era cosa antica e nota. Il problema era casomai che nessuno aveva mai sollevato questo tema, se non in modo molto timido, diciamo. Nel periodo in cui sono stata consigliere comunale, dal 2000 al 2010, dai banchi dell’opposizione ho fatto una battaglia contro questo sistema presente nell’amministrazione, dove erano presenti persone, dipendenti pubblici ma anche politici, che avevano stretti legami con la famiglia Moscato. La famiglia Moscato aveva diverse attività, tra cui quella di rivenditori di materiale edile, di immobiliaristi, ma anche di costruttori. Avevano proprie società di costruzione, tant’è vero che hanno costruito un gran numero di immobili a Desio.»

In che modo ci riuscivano?

«Il “giochetto” consisteva nel comprare aree agricole, che valevano poco o niente, debitamente trasformate dal Consiglio comunale in aree edificabili, che - guarda caso - per la maggior parte andavano a finire proprio nelle mani dei Moscato. In questo modo hanno costruito palazzine, immobili e opere edili di ogni tipo. Sappiamo tutti che Desio è stata cementificata ricorrendo non di rado a queste prassi

Eppure, nonostante le centinaia di arresti effettuati nell’ambito dell’inchiesta Infinito, l’egemonia ‘ndranghetista in Lombardia, e in particolare in Brianza e a Desio, non è stata minimamente scalfita...

«Certo che no, e lo dimostrano le numerose indagini collegate all’inchiesta Infinito che si sono susseguite nel contesto brianzolo - in cui consideriamo quindi anche Desio - nei dieci anni successivi. Forse l’indagine Infinito è stata quella più importante che riguarda la ‘ndrangheta. Ciononostante, non ha fatto assolutamente sparire la ‘ndrangheta dal nostro territorio. Ricordo un’indagine importantissima, che riguarda Seveso, ma che ha coinvolto sempre gli esponenti della ‘ndrangheta di Desio: l’indagine Tibet, che ha portato alla scoperta della “banca clandestina” della ‘ndrangheta a Seveso, dov’era protagonista Giuseppe Pensabene, della locale di Desio.

Nel 2015 un’altra indagine importantissima ha riguardato un chirurgo plastico, Arturo Sgrò, che lavorava all’ospedale Niguarda a Milano, e insieme a lui Ignazio Marrone, che era già rimasto coinvolto nell’indagine Infinito. C’è stata un’indagine della Finanza nei confronti di questi due soggetti. Nella fattispecie, questo chirurgo plastico, di Melito Porto Salvo, quindi calabrese, avrebbe fornito informazioni a esponenti della locale e riscosso per conto della ‘ndrangheta dei crediti il cui ricavato serviva per mantenere le famiglie di tutti coloro che erano stati condannati o erano in carcere proprio a seguito dell’indagine Infinito. Poi ci sono state altre indagini nella Brianza: nel 2018 l’operazione Martingala, che ha coinvolto Antonio Scimone di Vimercate. Un signore accusato di aver riciclato centinaia di milioni di euro delle famiglie Barbaro e Nirta della provincia di Reggio Calabria. Per arrivare poi a giugno del 2020, con l’arresto di Alfonso Pio, figlio di Domenico Pio e cugino di Candeloro Pio (entrambi condannati nell’indagine Infinito), che - secondo gli inquirenti - si sarebbe appropriato delle quote societarie di un albergo in Liguria. E poi sempre nel 2020 - quindi sempre in un periodo recente - c’è stata l’operazione Freccia contro la famiglia Cristello, di Seregno, controllava i servizi di sicurezza nei locali pubblici.»

Quindi, a dieci anni di distanza dall’inchiesta Infinito, qual è la situazione a Desio e nei territori limitrofi?

«Tutte queste inchieste condotte negli ultimi dieci anni stanno a dimostrare che, in primo luogo, alcuni dei condannati (anzi quasi tutti) sono usciti dal carcere. E che, in secondo luogo, anche quando non sono usciti dal carcere, i familiari hanno continuato a svolgere la stessa attività prima svolta dalle persone finite in carcere. Non dimentichiamo che la ‘ndrangheta è un’associazione familistica, quindi non è coinvolta solo una persona in sé, ma normalmente sono coinvolti anche tutti i familiari. Per questo hanno potuto continuare a svolgere le attività che conducevano anche prima: traffico di droga, estorsioni, usura, ecc.… insomma, le attività tipiche della ‘ndrangheta.»

E l’amministrazione comunale di Desio come ne è uscita?

«Per quanto riguarda l’amministrazione, la situazione è completamente cambiata. Siccome, come abbiamo detto, era risaputo che l’attività principale - o comunque più remunerativa - degli affaristi di Desio, compresi gli ‘ndranghetisti, erano l’edificazione e la cementificazione, appena ci siamo insediati facemmo approvare dal Consiglio una variante al Piano regolatore, trasformando un milione e mezzo di mq da edificabili in agricoli: esattamente il contrario di quello che si fa solitamente. Così tarpammo le ali a tutti gli speculatori che avrebbero avuto intenzione di cementificare ulteriormente Desio. L’amministrazione che è stata al potere negli ultimi dieci anni (e l’anno prossimo si tornerà a votare) ha fatto della legalità il suo fiore all’occhiello. Nel senso che tutti quei personaggi che si vedevano prima negli uffici sono spariti e, in generale, si è instaurato un clima e un sistema completamente diverso da quello imperante fino a quel fatidico 2010.»

 

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