‘Ndrangheta, politica e sanità lombarda. Parla Fraceti: «Dietro al COVID una gestione aberrante del potere»

L’INTERVISTA/Seconda parte. La sanità in Lombardia? “Sistema fallimentare, la parte corrotta della politica ne è responsabile”.

‘Ndrangheta, politica e sanità lombarda. Parla Fraceti: «Dietro al COVID una gestione aberrante del potere»
Marco Fraceti - ph tratta da ilcittadino.it

Riproponiamo la seconda ed ultima parte dell'intervista con Marco Fraceti, giornalista milanese tra i maggiori esperti della criminalità organizzata in Brianza, autore di svariate inchieste sul tema, che anche alla sanità lombarda ha dedicato negli anni numerosi interventi e ricerche, pure nei tempi più recenti di pandemia.

Corruzione nell’ambito politico e collusione nell’ambito economico sicuramente favoriscono il radicamento di organizzazioni criminali come la ‘ndrangheta. Ma anche il rapporto tra le stesse diverse organizzazioni criminali: ad esempio, tra ‘ndrangheta, mafia albanese e mafia nigeriana, a cui la ‘ndrangheta subappalta da diversi anni il traffico di droga al dettaglio, ma si pensi anche al traffico di rifiuti, sul quale ci sono forti elementi per sospettare dell’esistenza di un sodalizio criminale tra ‘ndrangheta e camorra. Lei non trova che anche i rapporti delle diverse organizzazioni tra loro preoccupino?

«Allora, innanzitutto il narcotraffico internazionale è sotto il totale controllo della ‘ndrangheta. Non c’è altra organizzazione che possa controllare, come una sorta di royalty: tutti quelli che vogliono trafficare in cocaina devono passare dalla ‘ndrangheta. Non a caso, poco tempo fa, c’era una partita di droga destinata alla Germania: mille chili. Dove li hanno portati? A Gioia Tauro. E questo è il primo dato. Il narcotraffico, il pizzo, l’estorsione, l’usura… questo è il tratto, la mission, il DNA della ‘ndrangheta.

Poi la ‘ndrangheta cosa ha fatto, insieme alla camorra - che gestisce il traffico di rifiuti, di organi, di esseri umani - e a Cosa nostra, e alla Sacra Corona Unita? Hanno fatto un consorzio. Non si pestano i calli. La linea dello Ionio, tra Albania, Macedonia… succede mai niente lì? Niente. Eppure, quella è una delle fight line della droga dall’Europa all’Est, e viceversa. Poi le altre mafie gestiscono le briciole. La mafia nigeriana gestisce la prostituzione, le schiave nigeriane. La mafia albanese, forse, il gioco d’azzardo, robe minimali. Lavorano in consorzio su quelli che sono gli elementi basilari per il controllo del territorio. Ma sulle cose importanti, come la politica, il peso specifico è ancora di Cosa nostra e della ‘ndrangheta. E all’interno della pandemia questi soggetti hanno un peso ancora più importante

Continui.

«Facciamoci caso: diciamo sempre che c’è questo gemellaggio criminale tra la Lombardia e la Calabria. Quali sono le due regioni che stanno rompendo il meccanismo della solidarietà nazionale sulla questione della pandemia? La Calabria e la Lombardia. Si badi bene: la Calabria, non la Presidente [Jole Santelli, da poco mancata, ndr]. Perché tutti sapevano, buon’anima, che era malata e non poteva fare la Presidente. Adesso noi abbiamo un facente funzioni - e non sappiamo neanche chi sia. E abbiamo il Commissario alla sanità che è stato preso con le mani nella marmellata, ha fatto una figuraccia in tv a Titolo V, si è dimesso, ma abbiamo scoperto che tutta la cosiddetta sanità calabrese è commissariata. Ma qui si parte da lontano. Oggi là si chiedono perché la Calabria era zona rossa. Era zona rossa perché in Calabria non esiste un sistema sanitario

 

E' ormai notorio - anche se nessuno ne parla - come la sanità lombarda sia mal gestita e depredata delle sue risorse con la connivenza di buona parte della politica. Indagando invece sugli aspetti più oscuri (e anche qui se ne parla poco) delle commistioni con il mondo della massoneria e con i servizi deviati dello Stato, quanto hanno inciso queste dinamiche in Lombardia, anche a livello sanitario?

«Innanzitutto, io direi di tener distinte due cose: un conto è un sistema sanitario che è stato depredato e depauperato nel tempo… fin da quando c’era un rapporto consociativo tra il vecchio Pci, Psi e Dc in Lombardia. La sanità in Lombardia, essendo la voce principale del bilancio, sono tanti soldi. E su queste pratiche ne hanno combinate di tutti i colori. Fontana, Maroni, Formigoni non hanno fatto che continuare e finire il lavoro. La sistematica distruzione della sanità pubblica in Lombardia parte da lontano, e questi signori stanno o finendo il lavoro, o gestendo al peggio la situazione. In Lombardia assistiamo a errori negli appalti, errori nelle richieste di mascherine o di vaccini antinfluenzali… E intanto non si trova niente in giro, nelle farmacie o presso il medico di base… Però, se vai e prenoti un appuntamento al Museo della Scienza e della Tecnica, lì puoi fare il vaccino. Paghi e fai il vaccino. Questa è una modalità. Riguardo all’altra modalità: io eviterei di usare l’espressione “servizi deviati”. Gli stessi Falcone e Borsellino dicevano che non esistono servizi deviati, ma semmai servizi “dedicati”. Ci sono infatti persone che lavorano per coprire tutte le porcate che fanno queste persone. Poi: gli elementi legati alle organizzazioni massoniche, ai sistemi di potere apparentemente filantropico ed esoterico.

Fino a dieci anni fa era necessario che queste persone si mettessero il cappuccio per decidere chi facesse il sindaco o l’assessore di questo o quel Comune. Adesso sono sfacciati: l’intervista a Caianiello dimostra che basta che sia uno con sufficiente pelo sullo stomaco che individua dentro alle forze politiche che subappaltano la scelta del personale politico, e lui decide insieme agli amici degli amici chi deve fare il Presidente della Regione, e chi deve fare il sindaco. La massoneria, che ha sempre un ruolo importante nella gestione, nel passaggio, nella conduzione del potere, non ha più bisogno di questa grande segretezza: lo fa ormai alla luce del sole. E perché l’organizzazione criminale come abbiamo detto prima non ha più bisogno di appaltare a un politico le sue attività: lo fa direttamente lui. Non c’è neanche più bisogno di dargli 10mila euro: mettono a posto il figlio, la figlia, il parente, l’amico, creano quel circuito di influenze che dà origine a quel coagulo di potere che tiene in piedi la regione Lombardia e i tanti Comuni. E così accade da almeno trent’anni, e nessuno è mai riuscito a cambiare questo sistema di potere.»

A proposito quindi di sistema di potere: a mano a mano che i capi delle organizzazioni criminali come la ‘ndrangheta vengono ora arrestati nell’ambito di operazioni di polizia, ora uccisi nell’ambito di faide interne, ora costretti a farsi da parte (anche attraverso azioni eclatanti, come la gambizzazione nel caso di Cantù), condivide anche lei che ci sia una tendenza sempre maggiore non più agli scoppi di violenza nelle pieghe interne dell’organizzazione, ma alla ‘pacificazione’ delle componenti contrapposte? Penso ad esempio a come la ‘ndrangheta - e sono i giudici d’appello di Milano a scriverlo - della locale di Mariano Comense si sia spontaneamente adeguata ai «mutati equilibri di potere» per il prevalere di una famiglia sull’altra, senza che dal fronte ‘sconfitto’ (lo dicono le intercettazioni ambientali) trasparisse alcun rancore o sentimento di vendetta.

«Sarebbe un discorso molto complesso, che richiederebbe un ragionamento sul concetto di ‘pacificazione’. Noi siamo in presenza di organizzazioni criminali consorziate a livello italiano ed europeo che non si fanno la guerra tra di loro. A parte i clan camorristi di questo o di quel quartiere, ma si tratta di cose di bassa lega. Oggi noi abbiamo di fronte una situazione tale per cui non c’è più bisogno di uccidere magistrati, giornalisti, sindaci (ultimo il caso di Angelo Vassallo): perché la forza dell’organizzazione criminale si è spostata più sulla capacità economica, sulla capacità di interdizione dell’economica.

Ma è anche riuscita a costruire un consenso politico negli ultimi dieci anni, e per due motivi. Da un lato, perché già dal ’94, quando è arrivato Berlusconi, la politica ha contribuito alla delegittimazione della magistratura (non c’è più bisogno di uccidere un magistrato delegittimato). Dall’altro, perché si è introdotta tutta una serie di elementi nella giurisprudenza (fenomeni come la prescrizione o il legittimo impedimento o il bavaglio alle intercettazioni telefoniche, uno dei più importanti elementi di prova) che rende davvero difficile affrontare anche sotto il profilo processuale lo scontro con un boss. Oggi Falcone e Borsellino avrebbero mille ostacoli per fare un maxiprocesso. Di fronte a una situazione di impunità diffusa, quindi, perché ammazzare magistrati? L’unico pilastro che regge in questa situazione rispetto alle organizzazioni criminali è il 41-bis (anche se qualcuno ha cercato di metterlo in discussione): hai deciso di fare il criminale? Hai fatto la tua attività criminogena? Sei in carcere? Devi morire in carcere. Perché il vero problema qual è - al di là di tutta la discussione che si è fatta sulla malattia di Riina, e di altri boss, da ultimo con questo decreto ‘Salva boss’ durante la pandemia (che la dice lunga su cosa ci sia dentro al Ministero di Grazia e Giustizia e nelle autorità che gestiscono le carceri)? È che loro [i boss mafiosi, nda] per decenni hanno governato questo sistema di potere dal carcere - Ucciardone, Regina Coeli, etc. Loro devono sapere che lo Stato c’è, li colpisce, ed è intransigente. Anche se lo fa in una situazione in cui la giurisprudenza ha determinato un grande sistema di impunità. Da cui non è esente anche una parte della magistratura, per via dei fattori che si sono venuti a determinare nel Csm.

Però, il fatto che l’Anm abbia espulso Palamara - come precedentemente aveva fatto per altri magistrati - mette in luce che alcuni anticorpi ci sono.

Quindi questi signori sanno che dentro la magistratura è sana, è forte, e può combattere ad armi pari contro queste persone. Anche se, sotto il profilo delle spese per le investigazioni di giudici e polizia giudiziaria, per le intercettazioni e le altre indagini che devono essere fatte, le risorse sono sempre meno, finora i risultati sono buoni, l’attività di contrasto è a un buon livello, però…»

Però?

«… Il problema qual è? Che la magistratura è costretta a stabilire che il problema - per esempio in Lombardia - è solo la ‘ndrangheta, con i suoi boss e i suoi soldati. Quando arriva davanti al politico, si ferma. E il caso più eclatante - lo voglio dire con estrema chiarezza - è stato l’aver riconosciuto lo “zelo istituzionale” del sindaco di Milano. Il quale ha sì commesso un reato, ma il fatto che ciò fosse dovuto alla necessità di favorire l’espletazione dell’Expo (lo zelo istituzionale) ha spinto la magistratura milanese a non perseguire un reato. Così si è introdotto un vulnus nel sistema giudiziario in virtù del quale si può affermare che uno può delinquere, ma se lo fa per un giustificato motivo, è inutile colpirlo.

Quindi, anche in questo caso, i signori delle organizzazioni criminali ridono, sono contenti, perché si tratta di un altro grande strumento di impunità che i loro avvocati e il loro sistema di difesa utilizzeranno a piene mani.»

È l’ennesimo segnale preoccupante di una convergenza di interessi con questi signori, che purtroppo la politica, la magistratura e il potere istituzionale in generale lancia… Sono convergenze che, potremmo dire, caratterizzano tutta la storia d’Italia…

«Purtroppo. Forti coi deboli, e deboli coi forti.»

 

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LA PRIMA PARTE DELL'INTERVISTA.

Lombardia, ‘ndrangheta principale ‘cliente’ di imprenditori e politici