Opera, cinque arresti per tangenti e mascherine sottratte all’Rsa. Ai domiciliari il sindaco Antonino Nucera

OPERAZIONE FEUDUM. Secondo i magistrati il sindaco si sarebbe appropriato di 2.880 dispositivi di protezione destinati a Rsa e farmacia comunale per dispensarli a parenti e amici. Sotto la lente degli inquirenti anche presunti appalti pilotati per l’assegnazione di lavori ad imprenditori amici e rifiuti speciali smaltiti illecitamente o compattati per realizzare una tensostruttura. Ai domiciliari anche la dirigente dell’Ufficio Tecnico di Opera e tre imprenditori edili.

Opera, cinque arresti per tangenti e mascherine sottratte all’Rsa. Ai domiciliari il sindaco Antonino Nucera
Il sindaco di Opera (MI), Antonino Nucera (ph milanotoday.it)

Partite di dispositivi sanitari dirottate a favore di parenti e amici, appalti pilotati per l’assegnazione di lavori a imprese compiacenti e rifiuti speciali interrati o smaltiti abusivamente. È quanto emergerebbe dalle carte dell’ultima inchiesta esplosa nel milanese, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque persone, fra le quali il sindaco di Opera, Antonino Nucera. 49 anni, originario di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), ieri mattina è finito agli arresti domiciliari con accuse di peculato, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e turbativa d’asta nell’ambito dell’operazione ‘Feudum’, eseguita dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri del Comando provinciale di Milano.

Nel mirino dell’inchiesta, svariati stock di mascherine, per un totale di 2.880 dispositivi di protezione individuale, di cui il sindaco - si legge nell’ordinanza di custodia cautelare a firma del gip di Milano Fabrizio Filice - si sarebbe appropriato, nel pieno della prima ondata pandemica (marzo-aprile 2020), per dispensarli ora ai genitori dell’ex moglie, ora ad amici, parenti, dipendenti comunali e forze dell’ordine. A farne le spese sarebbero stati gli anziani ed operatori sanitari della RsaAnni Azzurri Mirasole” di Noverasco (frazione di Opera) e la farmacia comunale di Opera, ai quali i dispositivi di protezione erano destinati.

«Facciamo così: 1.500 vendile, e 500 gli dico di portarle da noi che le teniamo lì se ci servono», dice Nucera in un’intercettazione del 28 marzo 2020 a una funzionaria del Comune, con riguardo a una fornitura di 2.000 mascherine inviata dalla Città metropolitana di Milano. «…io gliene ho chieste 200 - spiega a un funzionario - che… è il minimo… no… però me ne servono di più se riesci… fammi questa cortesia… dicci mettici al Sindaco da parte una roba» (20 marzo 2020); «…ascolta Sindaco… - gli domanda una dipendente comunale - le mascherine quelle azzurre, ne hai rubate un po’ di quelle che dovevano andare alla R.S.A.?» (23 marzo 2020).

«Oggi mi hanno consegnato delle mascherine “tra virgolette” da consegnare a te, alla Rsa», afferma Nucera non sapendo di essere intercettato, il 9 aprile 2020, al responsabile della Rsa Mirasole, riguardo alla disponibilità di 500 mascherine in arrivo dalla Protezione civile.. «Me ne date un po’, facciamo metà e metà». E il responsabile della Rsa, dopo qualche tentennamento, alla fine cede: «Dai tienile per te non ti preoccupare». Il sindaco, che un anno fa lamentava sui social la gestione scriteriata della pandemia da parte del governo, subito dopo l’arresto è stato sospeso dalla carica da parte della prefettura di Milano. Era stato eletto nel giugno 2018 in coalizione con Lega-Forza Italia-Noi con l’Italia.

Insieme al primo cittadino è finita ai domiciliari anche la dirigente responsabile del settore “Urbanistica, Edilizia, Lavori Pubblici e Ambiente” del Comune di Opera, Rosaria Gaeta, «legata sentimentalmente - così l’ordinanza - allo stesso Nucera Antonino». L’accusa, quella di aver compiuto «una serie di atti contrari ai doveri d’ufficio» in concorso con Nucera per favorire l’aggiudicazione di alcuni appalti banditi dal Comune di Opera tra febbraio e ottobre 2020 alle società Marino Costruzioni Srl, di proprietà degli imprenditori edili Giovanni Marino e Giuseppe Corona (soci e amministratori delegati, anch’essi ai domiciliari), e Veria Srl, amministrata di diritto da Cono Bonina e di fatto da Rosario Bonina (quest’ultimo ai domiciliari).

Si tratterebbe, secondo gli inquirenti, del bando per l’affidamento dei lavori di rifacimento del campo sportivo di Opera indetto nel luglio 2020, e della procedura di acquisto di strumenti termo-scanner per la rilevazione della temperatura corporea da installare all’ingresso di municipio, Polizia locale e farmacia comunale, sfociata nella determina dell’aprile 2020 (a firma della dirigente Gaeta). A giovarne in ambedue le situazioni sarebbe stata - nel primo caso come aggiudicataria e nel secondo come procacciatrice di clienti per la Domotec Srl - proprio la Marino Costruzioni. Al che vanno ad aggiungersi i lavori di rifacimento della scuola “Don Milani” di Opera, nell’ambito dei quali il sindaco Nucera è accusato di aver indotto il progettista, attraverso «indebite influenze», a rivolgersi per l’esecuzione materiale dell’opera alla Marino Costruzioni (poi sospesa per l’intervento della Soprintendenza dei Beni Culturali); e i lavori di adeguamento della scuola media di Via Papa Giovanni XXIII e dell’elementare “Sacco e Vanzetti”, aggiudicati alla Veria - per un importo di 36mila euro - dopo una “soffiata” da parte del primo cittadino sul ribasso presentato da una concorrente e un’autorizzazione ad eseguire i lavori prima ancora dell’emissione della determina di affidamento.

In cambio la Gaeta avrebbe beneficiato di lavori di ristrutturazione eseguiti gratuitamente dalle società favorite presso l’immobile di sua proprietà a San Donato Milanese: oneri quantificati in 40mila euro, fra lavori edili e di muratura (per un valore di 12.000 euro a carico della Marino Costruzioni) e forniture di serramenti, porte, infissi e parquet (per gli altri 28.000 euro sostenuti invece dalla Veria). Si contesta inoltre al sindaco, alla dirigente, al socio di maggioranza della società Nuova Tecnologia Srl Simone Firmo e ai titolari della Marino Costruzioni di aver colluso fra loro «per influire sulla redazione del bando di gara (pubblicato nel luglio 2020, ndr) relativo alla procedura aperta per l’affidamento dei lavori di riqualificazione e adeguamento del centro sportivo comunale in Via Fratelli Cerci, con realizzazione nuovo bar». Al centro delle investigazioni, i presunti condizionamenti da parte di Firmo - di concerto con Corona e Marino - sull’individuazione di «appositi requisiti che ben si attagliassero al raggruppamento di imprese capitanato dalla Marino Costruzioni Srl», nonché sulla scelta dei membri della commissione di valutazione delle offerte. Da qui l’accusa di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente - aggravata per Nucera e Gaeta dalla violazione dei doveri d’ufficio.

L’inchiesta coordinata dagli aggiunti della Dda di Milano, Alessandra Dolci e Maurizio Romanelli, e dei sostituti Silvia Bonardi e Stefano Civardi, ha fotografato anche alcuni fenomeni di traffico di materiale di scarto e rifiuti speciali - in particolare di fresato d’asfalto derivante da alcuni lavori stradali appaltati dai Comuni di Opera e Locate Triulzi - che sarebbero stati: in parte mescolati e rullati - si legge nelle carte - «per compattare terreno su cui sarebbe stata realizzata una tensostruttura», in parte smaltiti sui terreni di due imprenditori agricoli nel Parco Sud di Milano, e in parte ancora interrati in un cantiere per la realizzazione di una passerella pedonale. Coinvolti anche il geometra Andrea Bonerba, direttore dei lavori presso il Comune di Opera, che sarebbe stato indotto a redigere un falso verbale di campionatura del materiale da inviare all’Arpa; il direttore tecnico della Colombo Severo & C. Srl, Emanuele Steffenini, accusato di aver fornito falsa documentazione circa lo smaltimento del fresato d’asfalto di lavori svolti a San Zenone al Lambro (Milano); e Giuseppe Bresciani, amministratore della Ecoinerti Srl, presso la quale (insieme alla Cormet Srl) sarebbero stati smaltiti dei quantitativi di macerie a seguito di lavori stradali tra Monza e Segrate, «senza procedere all’analisi del materiale».

Gli inquirenti hanno inoltre notificato una misura interdittiva a un consulente del Comune di Opera e hanno dato esecuzione al sequestro preventivo di 40mila euro quale prezzo della corruzione e di due autocarri usati per il trasporto dei rifiuti.

Contattato ripetutamente, il vicesindaco di Opera Ettore Fusco (Lega) non ha risposto alle chiamate, avendo disattivato il numero. Nelle dichiarazioni rese alla stampa nella giornata di ieri, ha parlato di “accuse assurde”, riponendo la sua fiducia nel fatto che il sindaco possa “dimostrare la propria estraneità”. La competente segreteria del Comune di Opera ha negato le nostre richieste di poter contattare alcuni consiglieri di maggioranza e opposizione. Il dottor Maurizio Romanelli, titolare dell’ufficio Anticorruzione della Dda, da noi raggiunto via mail al fine di avere qualche delucidazione sul caso, non ha (ancora) risposto. Auspichiamo comunque per il futuro il rilascio di qualche dichiarazione in merito.

Il gruppo Pd di Opera ha sottolineato, in un comunicato comparso sulla propria pagina Facebook, la gravità dei capi d’imputazione, «che, se confermati, porterebbero alla ribalta un sistema opaco e a dir poco allarmante. Il gruppo consigliare di INSIEME, ed il circolo PD di Opera hanno nel tempo ripetutamente sollevato interrogativi e denunciato alcune operazioni amministrative incomprensibili».

 

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