OPERE AL CASTELLO. Il carattere ospitale dell'arte

A Macchiagodena, in provincia di Isernia, le voci, i silenzi e le memorie di una comunità che scopre la sua inedita passione per il contemporaneo.

OPERE AL CASTELLO. Il carattere ospitale dell'arte
Foto di Rocco Zani e Paolo De Chiara

C’è un senso diffuso di solidale appartenenza. Per quelli del luogo, che già affollano le agore minuscole del piccolo borgo. Per gli altri – provenienti da ogni dove – che alla spicciolata risalgono il crinale sassoso che porta al castello. L’inaugurazione di “Segni e Tensioni” potrebbe già spendersi in questa immagine. Ma c’è dell’altro, sicuramente. C’è un sindaco che ama la sua terra. E non è poco se amarla significa affidarsi alle regole del rispetto, della conoscenza, agli indizi di una storia millenaria. E poi c’è quello (in questo caso quella) che comunemente è definito l’assessore alla cultura. Che in questo borgo minuscolo si fa antenna d’ascolto, di disponibilità, di risorse celate. E poi c’è Elisa (per tutti Elisa) che sa bene cosa sia, nel territorio, una piccola istituzione, ma fondamentale come la Pro Loco. Significa offrire il proprio tempo e la propria intelligenza, lavorare di sguardo e di braccia, imbastire, unire. Soprattutto coinvolgere.

A Macchiagodena, tra Isernia e Campobasso funziona così. Lo “straniero” che vi giunge è l’ospite desiderato, viziato, affettuosamente deliziato. Lo hanno capito finanche gli artisti ospiti dell’evento, che in pochi giorni si sono sentiti comunità; lo hanno avvertito i curatori ai quali è bastato un gesto per ritrovarsi sommersi di attenzioni. Lo hanno compreso gli occhi di ognuno, perduti tra i boschi della valle; nell’appuntamento quotidiano; nell’ombra della corte millenaria. A proposito di corte. Due opere ci accolgono come sentinelle deferenti: la grande “goccia” che Michele Peri fa scivolare dall’alta cupola e il singolare “vitigno” di Valentino Robbio allestito nel patio dell’antico edificio. Le scale ci conducono nelle sale del castello.

Dapprima è un susseguirsi ragionato (e ragionevole) di cromìe più o meno acute. Ecco allora i dipinti di Alberto D’Alessandro, Nazzareno Serricchio, Mariangela Calabrese, Letizia Sani. Al centro, eppure defilate, le “macchine” scultoree di Roberto Franchitti e Cosmo Di Florio. Di nuovo la pittura, con le geometrie immaginifiche di Nino Barone, le rigorose tracce di Enzo Iovino, le meticolose atmosfere di Antonio Tramontano. La sala comunicante è uno scrigno di nuovi indizi: gli “sguardi” di pietra di Massimo Mancini, l’autoritratto “cieco” di Elmerindo Fiore, le “scritture” cromatiche di Dalida Borri.  Ogni opera è una stazione di sosta, un approdo. O meglio, uno scalo da cui riprendere il viaggio, lasciandoci alle spalle – ce lo auguriamo – mesi di silenzio, di tempo collassato, svuotato, perduto. 

“Segni e Tensioni”Macchiagodena (Is) – 8 – 23 agosto 2020. A cura di Rocco Zani – Direzione Artistica: Antonio Tramontano, Michele Peri – Organizzazione: Elisa Ruscitto, Luciana Ruscitto, Giuseppe Notte, Benedetto D’Itri – In collaborazione con Comune di Macchiagodena (Is), Assessorato alla Cultura, Assessorato al Turismo, Pro Loco di Macchiagodena, ad ARTE IN DIMORA – Discovery OF Urban Sites

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