Patrick Zaki: un processo che non prevede appello

L'INTERVISTA. Abbiamo intervistato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

La seconda udienza del processo a Patrick Zaki è durata una manciata di minuti, giusto il tempo di rinviare tutto al sette dicembre. Il rinvio, chiesto dai legali di Patrick, si è necessario per poter visionare gli atti processuali ed impostare una adeguata linea difensiva.

Oltre settanta giorni di rinvio: una decisione, quella del tribunale, che evidenzia il carattere punitivo considerando il percorso di detenzione durato oltre venti mesi. Mesi di carcerazione preventiva per arrivare al processo in corso, nel quale il capo di imputazione è quello di diffusione di notizie false.

 

Un processo che non prevede appello: assoluzione o condanna che potrebbe arrivare fino a 5 anni. Qualora si attuasse la peggiore delle ipotesi, l'unica strada percorribile sarebbe quindi la richiesta di grazia al presidente al-Sisi.

Portato in aula con le manette ai polsi, come il peggiore dei delinquenti, Patrick Zaki sta resistendo, nella speranza di tornare presto in libertà e rientrare a Bologna per terminare il percorso universitario e laurearsi.

 

Abbiamo intervistato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, che si dice molto preoccupato.

Ancora una volta l’immobilismo della politica sembra prevalere, nonostante sia iniziato, ma non ancora portato a termine, l’iter per il riconoscimento della cittadinanza italiana.

Molte le mobilitazioni e le testimonianze di solidarietà da parte degli studenti dell'ateneo bolognese che non hanno fatto mai mancare il proprio sostegno a Patrick nel corso di questi lunghi mesi in carcere. Numerose sono le manifestazioni in programma per arrivare all'udienza di dicembre.

Diverse amministrazioni comunali stanno concedendo la cittadinanza a Zaki; in questi giorni il comune di Perugia ha posto la sagoma raffigurante Patrick all'interno del Palazzo comunale, proprio accanto al simbolo del comune.