Pedemontana, stanziati dalla Regione 300 milioni in trent'anni a copertura dei ricavi

LOMBARDIA. La legge di bilancio 2021-2023 approvata dalla Regione prevede l’iniezione in Autostrada Pedemontana di 300 milioni di euro spalmati su dieci anni per la realizzazione del tratto mancante. Soldi che arrivano dall’operazione di vendita a Fnm della partecipazione di Serravalle, avvenuta lo scorso luglio per un controvalore di 519 milioni. Bussolati (Pd): «Sovrapprezzo incomprensibile a carico di Fnm e della mobilità sostenibile. Pedemontana va finita, ma anche ripensata con tracciati meno costosi». Fumagalli (M5S): «L’opera così non può reggere: non pareggia i costi. L’economia cambierà, è possibile che il Mit intervenga».

Pedemontana, stanziati dalla Regione 300 milioni in trent'anni a copertura dei ricavi
L'autostrada Pedemontana A36 in Lombardia (ph serravalle.it)
Pedemontana, stanziati dalla Regione 300 milioni in trent'anni a copertura dei ricavi
Pedemontana, stanziati dalla Regione 300 milioni in trent'anni a copertura dei ricavi

Lo scorso luglio un fondo di 350 milioni - più 600 milioni prestati dai soci a garanzia del debito - a copertura della ricapitalizzazione di Autostrada Pedemontana Lombarda (Apl). Adesso altri 300 milioni a copertura dei ricavi. A tanto ammontano le poste di bilancio regionale destinate a un nuovo piano di finanziamento dei lavori dell’infrastruttura più dispendiosa e anti-ecologica del Nord Italia.

1 miliardo e mezzo di capitali investiti dal Governo centrale e solo un terzo della tratta complessiva realizzato finora con quei soldi.

Ancora 57 i chilometri di tangenziale da ultimare, su un totale di 157 (di cui 75 in autostrada A36): un percorso studiato per attraversare le province di Como, Varese, Monza e Brianza e Bergamo che negli ultimi dieci anni più volte la Regione si è prefissa di realizzare, salvo poi rinviare puntualmente il traguardo finale a data da destinarsi. Questa volta alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina del 2026 (l’ultima volta era stata l’Expo 2015).

Nella legge di bilancio preventivo pluriennale 2021-2023, approvata dal Consiglio regionale nella giornata di giovedì 17 dicembre, un emendamento firmato dal Presidente della commissione Programmazione e bilancio Marco Alparone ha previsto, sotto responsabilità della Regione, uno stanziamento di 300 milioni in 30 anni, dal 2031 al 2060, a garanzia degli introiti che con l’opera si prevede di realizzare.

Una manovra varata in attuazione degli accordi presi col parere favorevole delle Regioni in sede di Conferenza Unificata lo scorso 3 dicembre per la previsione di un contributo di 12 miliardi in favore della finanza pubblica. Il risultato: nessun aumento della pressione fiscale, mantenimento dell’equilibrio di bilancio e un’iniezione - sulla carta - di 4 miliardi di euro che ha fatto parlare il Presidente della Regione Attilio Fontana addirittura di «anticipazione del Recovery Fund».

Non tutti però sono d’accordo sulla facilità con cui soldi pubblici - e quindi dei contribuenti - vengano stanziati «a pioggia» dalla Giunta azzurro-leghista, in particolare per l’avvio dei cantieri di Apl Spa e Concessioni Autostradali Lombarde Spa, previsto entro il 2021 per le tratte B2 e C della Pedemontana ed entro il 2024 per la tratta D.

Già l’estate scorsa l’ente regionale è divenuto azionista di maggioranza di Apl con una partecipazione di 350 milioni, in seguito alla cessione delle quote della consociata di Apl Serravalle (pari al 82,4%) a Ferrovie Nord Milano (Fnm) per 519 milioni di euro (3 euro e mezzo ad azione). Di questi, pari a circa il doppio del fatturato di Fnm, 300 sono proprio quelli che Regione Lombardia ha previsto di stanziare sulla base dell’ultimo emendamento in favore di Autostrada Pedemontana.

«Le azioni di Serravalle - ricorda il capodelegazione Pd nella commissione Programmazione e bilancio Pietro Bussolati - sono state cedute a un euro in più rispetto a quanto erano state pagate l’anno scorso ai Comuni, che erano azionisti da parte di Regione. Quindi c’è stato un sovrapprezzo applicato a queste azioni a carico di Fnm. Noi contestiamo il fatto che si accolli nei confronti di Fnm, che dovrebbe essere il player principale della mobilità sostenibile, un debito eccessivo legato alla costruzione di nuove strade».

La posta in gioco, un maxiappalto da cinque miliardi di euro che, secondo i consiglieri regionali dei gruppi di opposizione, andrebbe in più punti ripensato.

«Pedemontana è una storia infinita che dimostra, secondo noi, le incapacità di guida della Regione Lombardia da parte del centrodestra - afferma Bussolati -. Sono dieci anni che continuano a iniettare denaro e a chiedere proroghe, come stanno facendo al Mit in questa fase, senza risultati.»

E quale sarebbe allora la soluzione? «Rivedere le concessioni, provare a fare tracciati meno impattanti e meno costosi. Il che renderebbe l’opera più credibile e meno assimilabile a un “buco nero” dove finiscono continuamente risorse pubbliche stanziate in ogni bilancio».

«Noi pensiamo che l’opera, visto che è realizzata in parte, debba essere finita - conclude Bussolati - ma non secondo il progetto originario. Soprattutto, la tratta D dovrebbe essere ripensata completamente. Però, considerato tutto il denaro speso finora, siamo dell’idea che si debba chiudere l’anello, altrimenti sarebbe uno spreco incredibile, anche da un punto di vista ambientale

Di analogo avviso il componente della commissione Bilancio del M5S Marco Fumagalli: «La Pedemontana è praticamente ferma. Nel senso che ad oggi è arrivata fino a Lentate sul Seveso, e lì è un’opera finita. Mancano solo i lotti B2, C e D, ed è in cantiere uno “pseudo-progetto” che deve ancora trovare un finanziatore ed un esecutore privato».

Che cosa si profila quindi di fronte al privato che si assume il rischio? «Gli si dice che dal 2031 al 2060 Apl, e quindi la Regione, è disponibile a erogare 10 milioni all’anno a integrazione dei ricavi. Tutti gli imprenditori sono capaci di fare così, se c’è qualcuno che garantisce loro dei ricavi certi! È evidente che si sta costruendo un’opera che non serve, perché non pareggia i costi: non sono abbastanza gli utenti che ne fruiscono. Altrimenti che bisogno si avrebbe di garantire 10 milioni all’anno al privato esecutore? Piuttosto, sarebbe meglio non fare l’opera, o comunque farla in modo diverso e meno costoso - questa almeno è la mia soluzione. Perché è evidente che l’opera, da sola, non sta in piedi. Sta in piedi solo se per trent’anni Regione Lombardia ci mette 10 milioni di euro - se non di più, perché è capitato in passato che si sbagliasse il calcolo per difetto».

Un destino, quello di Pedemontana, che secondo alcuni parrebbe schiudersi (bilancio alla mano) a un’effettiva prosecuzione dei lavori sulle tratte mancanti, sebbene altri non escludano l’eventualità di una modifica progettuale, se non addirittura di un blocco definitivo dell’opera.

«È evidente - afferma Fumagalli - che, dopo il Covid, l’economia mondiale cambierà. La Pedemontana è un’opera di 30 anni fa. Guarda caso, nessuno dice di destinare i soldi del Recovery Fund alla Pedemontana. Oltretutto, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, così come sta rivedendo le concessioni di tutte le autostrade (tra cui quelle dei Benetton) attraverso la valutazione dell’impatto economico di ognuna, potrebbe anche concludere che si stanno sprecando soldi su Pedemontana, e chiedere di avere riscontri alla luce del piano economico-finanziario».

Ma anche il recente passato di quest’opera minaccia di bussare prepotentemente alla porta. Già una volta è stata in odore di tangenti: la Procura di Milano aveva aperto un fascicolo per corruzione a carico di ignoti nel maggio 2015.

Al centro dell’attenzione dei pm, alcune presunte anomalie nell’aggiudicazione dell’opera alla società austriaca Strabag, segnalata nel marzo 2015 dall’Anac per aver concorso con un ribasso di 600 milioni di euro. Problemi sono sorti anche dal contenzioso da 3,2 miliardi con la stessa Strabag (chiuso solo nell’aprile 2019), dai costi di bonifica dei terreni inquinati dalla diossina lungo il futuro tratto della B2 a Seveso (per complessivi 15 mln coperti da una fideiussione da 1 mln non ancora versata), dallo sventato fallimento di Apl nel dicembre 2017, per arrivare infine ai tanti progetti arenatisi nel tempo e alle garanzie miliardarie richieste dalle banche per il rischio di scarsa affluenza di traffico. In tutto questo, l’Italia si conferma il paese dove le opere pubbliche costano di più: due volte tanto - ha da sempre ricordato l’ex magistrato Piercamillo Davigo - rispetto alla media degli altri paesi europei.

Segno forse che, ogniqualvolta la fetta di affari da spartire è grande - e, nel caso di Pedemontana, i continui finanziamenti di Regione Lombardia non vanno certo a diminuirla - le anomalie di sistema sono sempre in agguato.

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