Processi di ‘ndrangheta. Milano e Varese nella morsa di Krimisa e Krimisa-bis

Dati preoccupanti emergono dai due processi contro la locale di Legnano-Lonate Pozzolo: in evidenza soprattutto gli ‘anticorpi’ affinati dalla ‘ndrangheta dopo l’operazione ‘Bad Boys’.

Processi di ‘ndrangheta. Milano e Varese nella morsa di Krimisa e Krimisa-bis
Malpensa e l'area parcheggio agognata dalle 'ndrine - foto tratta da https://parkos.it/parcheggio-malpensa/

Due duri colpi sono stati inflitti lo scorso mese alla locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, facente capo alla famiglia Farao-Marincola di Cirò Marina (Crotone). Il 9 settembre, nell’udienza celebrata con rito abbreviato davanti al Gup di Milano - in precedenza fissata per il 30 marzo, ma più volte slittata causa Covid - sono state pronunciate nell’ambito del processo ‘Krimisa’ 22 condanne per un totale di oltre 100 anni di reclusione. Le pene più alte hanno colpito Vincenzo Rispoli, boss cirotano trapiantato da vent’anni nel legnanese (14 anni e 8 mesi), e il suo numero due Mario Filippelli (18 anni).

Rispoli, 57 anni, dal maggio scorso in regime di 41-bis per aver tentato tramite le visite dei familiari di riprendere i contatti con gli appartenenti alla cosca, era già stato arrestato nell’ambito dell’operazione ‘Bad Boys’ nell’aprile 2009, quindi rilasciato, e poi di nuovo arrestato per l’omicidio di Aloisio Cataldo, avvenuto il 27 settembre 2008.

Proprio Rispoli, all’acme del suo potere, aveva tentato l’ardua impresa di rendere ‘La Lombardia’ (il ‘Crimine’ ‘ndranghetista distaccato nella regione lombarda) autonoma dalle ‘ndrine di Cirò Marina.

Ma i Farao-Marincola non la presero bene. E reagirono (come svelato dal processo ‘Infinito’) uccidendo Carmelo Novella, cognato di Rispoli. Quanto a Filippelli, 46 anni, ritenuto tra i più influenti boss della locale come ‘il re dei parcheggi’ tra Lonate e Ferno, con importanti agganci anche a Inveruno (Milano), aveva già riportato una condanna per 416-bis. A Rispoli era legato - stando alle ricostruzioni rese possibili dall’audizione dei pentiti - da un rapporto di co-gestione degli interessi del clan. Oltre al fatto che Rispoli stesso avrebbe funto da ‘paciere’ nelle situazioni di più aspro conflitto tra Filippelli ed Emanuele De Castro, primo pentito di ‘ndrangheta nel varesotto.

La seconda staffilata è arrivata il 25 settembre dalla costola del processo Krimisa, detta appunto ‘Krimisa bis’. Ramo stralciato da quello milanese, e incardinato attorno alla Corte d’Assise di Busto Arsizio presieduta da Rossella Ferrazzi, in seguito all’eccezione d’incompetenza territoriale sollevata in udienza preliminare dal difensore di uno degli imputati, l’avv. Francesca Cramis. Il bilancio qui è stato di 5 condanne sulle 7 richieste dal pm della Dda di Milano Alessandra Cerretti nei confronti degli imputati che avevano scelto il rito ordinario. Alla sbarra c’erano l’imprenditore 68enne Cataldo Casoppero, ritenuto in stretti rapporti con Rispoli, condannato a 14 anni (a fronte dei 16 richiesti dall’accusa) per associazione a delinquere di stampo mafioso; i fratelli Cristoforo e Antonio De Novara condannati rispettivamente a 8 e 7 anni; Sandra Merte e Giandomenico Santoro condannati entrambi a 2 anni e 6 mesi.

Assolto, invece, per non aver commesso il fatto Giampaolo Laudani, commercialista ed ex consulente del lavoro della famiglia De Castro, per il quale l’accusa aveva chiesto 5 anni con le attenuanti generiche. I giudici hanno presumibilmente ritenuto che Laudani fosse solo un ‘portavoce’ neutrale, e non un concorrente con il disegno criminale dei suoi clienti. I quali, secondo l’accusa, si sarebbero serviti del professionista per fare pressioni su un imprenditore romano intento a costruire un’area parcheggio a Malpensa, in zona aeroporto, allo scopo di dissuaderlo dall’investimento.

E proprio dalla denuncia dell’imprenditore - caso unico nella storia della ‘ndrangheta in Lombardia - era scattata l’operazione del maxi-arresto di 34 persone tra il milanese e il varesotto il 4 luglio 2019.

Tra queste anche l’ex sindaco di Lonate Pozzolo Danilo Rivolta (FI) in carcere dall’estate 2017 per corruzione e abuso d’ufficio, ma soprattutto Enzo Misiano, 41 anni, ex consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Ferno (Varese), che verrà condannato nel processo Krimisa a 8 anni e 8 mesi per il presunto ruolo di ‘cerniera’ da lui svolto tra rappresentanti politici ed esponenti della cosca dei Farao-Marincola.

L’ordinanza di custodia cautelare aveva colpito pure il coordinatore regionale dei Cristiani Popolari Peppino Falvo, il 're del Caf' di Busto Arsizio, noto anche - secondo le risultanze dell’inchiesta ‘Mensa dei Poveri’ sul giro di tangenti e appalti pilotati in Lombardia - per aver portato voti della ‘ndrangheta alle liste del ras delle nomine di Forza Italia Gioacchino Caianiello. Laudani resta comunque indagato insieme al suo legale (la stessa Cramis) per distrazione di capitali.

Quanto all’ultimo imputato, Giuseppe Rispoli, 27 anni, nipote di Vincenzo con precedenti per rapina, nonché titolare del Vincent Cafè (uno dei punti di riferimento per gli esponenti della cosca), la sentenza ha deciso di non doversi procedere per il reato di violenza privata ascrittogli, mancando la querela di parte.

Nonostante i risultati non del tutto soddisfacenti (almeno, limitatamente allo stralcio bustocco), le sentenze Krimisa e Krimisa-bis ribadiscono comunque in buona parte le ipotesi formulate dall’accusa nel corso delle indagini. L’operazione Krimisa (dal nome greco di Cirò Marina), iniziata nel 2017 all’indomani della scarcerazione di Vincenzo Rispoli, ha consentito di dimostrare, in primis, i presunti rapporti di scambio elettorale politico-mafioso intercorrenti fra l’ex sindaco forzista di Lonate Pozzolo Danilo Rivolta e alcuni esponenti della locale di ‘ndrangheta a cavallo tra il milanese e il varesotto. Era quello un periodo di tensioni interne e rimescolamenti in seno alla cosca, dovuti - secondo gli inquirenti - a una “ridefinizione degli assetti organizzativi” della locale. Rispoli, con l’aiuto di Giuseppe Spagnolo, boss della ‘ndrina Farao-Marincola nel crotonese, si sarebbe allora adoperato per ricomporle tramite l’assegnazione di territori e settori di influenza.

Intanto però, mentre Rispoli si trovava in carcere, a tenere le redini della locale come “referente esterno” sarebbe stato Giovanni Cilidonio (tra i condannati del processo Krimisa). Così si sarebbe deciso l’appoggio della candidatura di Rivolta alle elezioni del 2014 con un pacchetto di 300 voti in cambio della nomina ad assessore alla Cultura di Francesca De Novara, nipote del boss Alfonso Murano, già braccio destro di Vincenzo Rispoli, fino alla sua uccisione avvenuta con 6 colpi di pistola a Ferno, il 27 febbraio 2006. Il che ha fatto ipotizzare agli inquirenti - anche alla luce delle dichiarazioni rese in interrogatorio dallo stesso Rivolta - l’esistenza di un sistema clientelare in cui un gran numero di incarichi politici e amministrativi fosse assegnato a familiari e parenti di esponenti della locale di Legnano-Lonate Pozzolo.

Lo spaccato derivante da questi due processi - si intuisce - non è dei più rassicuranti. Quella cui siamo di fronte sembrerebbe una ‘ndrangheta ormai tentacolare, ramificata nei gangli del potere politico, istituzionale e amministrativo a livello territoriale e locale.

È pur vero - si dirà - che stiamo parlando di sentenze di primo grado, non ancora definitive. Ma ci sono alcuni aspetti che mettono in luce la gravità (e quindi il fumus di verosimiglianza) dei fatti ricostruiti dall’accusa. Anzitutto, parlano in questo senso alcune intercettazioni ambientali e telefoniche. In particolare, quelle del colloquio tra Cataldo Casoppero ed Emanuele De Castro, dopo che Rivolta aveva deciso di collaborare: “Lo scemo che avevamo messo sindaco qua a Lonate, poi se l’è cantata. (…) Tu lo sai per Rivolta cosa ho fatto, per Danilo no? Sono stato io che ho fatto la campagna elettorale per lui”.

Ci sono poi gli interrogatori resi in aula dai pentiti Emanuele e Salvatore De Castro, condannati rispettivamente a 5 anni e 2 anni 2 mesi. Il primo era stato preposto inizialmente dai boss alla “bacinella”, la cassa della locale. Ha raccontato della presenza ventennale della ‘ndrangheta a Lonate Pozzolo, del rituale di affiliazione, degli omicidi compiuti in Sicilia negli anni ’90 e pianificati in Lombardia negli ultimi anni, del riciclaggio di denaro in edilizia, parcheggi, ristoranti. Quanto a Salvatore, figlio di Emanuele, una carriera di spacciatore alle spalle, ha dichiarato: “Mio padre disse che Vincenzo Rispoli apparteneva alla ‘ndrangheta ed era molto potente a Legnano, Lonate, Busto, Gallarate. Lui comandava e subito dopo, nella scala gerarchica, c’era mio padre. Spesso veniva a Lonate Pozzolo Giuseppe Spagnolo che faceva parte della ‘ndrangheta di Cirò ed era temuto e rispettato”.

Per di più, a fargli da autista per le strade di Lonate sarebbe stato proprio il consigliere comunale Enzo Misiano. “Mio padre - proseguiva De Castro - mi raccontava di aver sostenuto la candidatura di Danilo Rivolta e anche quella di Gesualdi. Lo aveva aiutato grazie al fatto che era di un alto livello nella ‘ndrangheta”. Un’operazione tentata anche alle elezioni del 2018 a favore del candidato Giuseppe Bonarrigo, nella lista di centrodestra, ma stavolta senza successo.

L’importanza delle dichiarazioni dei De Castro si può comprendere ancora meglio da un ultimo dato: l’aver contribuito ad innescare una nuova operazione, ‘Krimisa 2’.

Il 3 settembre scorso, è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 persone accusate a vario titolo di estorsione, corruzione, rapina, traffico di stupefacenti, porto illegale di armi, minaccia e favoreggiamento.

Oltre al sequestro preventivo di beni e aziende per un ammontare di 500mila euro. A ciò si aggiungono la vicenda di corruzione tra un affiliato della cosca e un funzionario dell’ANAS (documentata con tanto di microspie, GPS e telecamere) e la violenta estorsione perpetrata da soggetti riconducibili alla locale di Rispoli (tra cui la figlia dello stesso boss) in alcuni cantieri edili di Malta.

Si attendono i prossimi risvolti processuali. Quel ch’è certo, ancora una volta l’impressione è quella di una ‘ndrangheta sempre più in grado di estendere la sua influenza anche in ambito transnazionale.

 

FONTI:

https://www.varesenews.it/2020/09/ndrangheta-condannato-14-anni-limprenditore-casoppero/964789/

https://www.antimafiaduemila.com/home/rassegna-stampa-sp-2087084558/36-mafia-eventi-calabria/80105-ndrangheta-processo-krimisa-da-gup-condanne-per-oltre-100-anni-di-reclusione.html

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/10/16/ndrangheta-i-voti-dei-boss-allex-sindaco-del-paese-di-malpensa-5-indagati-eletto-nel-2014-in-cambio-di-un-assessore-gradito-ai-clan/5969171/

https://www.ilgiorno.it/varese/cronaca/ndrangheta-condanne-1.5544321

https://www.varesenews.it/2020/07/ndrangheta-politica-parcheggi-parla-pentito-salvatore-de-castro-nostri-voti-gesualdi/948591/

https://www.malpensa24.it/lonate-ndrangheta-de-castro-pentito/

https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/07/04/news/milano_la_morsa_della_ndrangheta_sull_aeroporto_di_malpensa_34_custodie_cautelari-230294531/