Processo Freccia, la difesa: «Quelle che la Procura definiva estorsioni, sono tutte frasi dette al telefono»

‘NDRANGHETA IMPUNITA? Parte terza. Le estorsioni e le minacce perpetrate da Luca Vacca, tra l’acquisizione della security del Modà e un “selvaggio” recupero crediti. Per il legale: «Si trattava di pochissimi soldi per risolvere questioni personali. Non c’è alcuna associazione mafiosa». Il giudice ha assolto gli imputati dall’accusa di 416-bis e dalla contestazione dell’aggravante mafiosa. Restano però i metodi e le violenze verbali di personaggi dalla caratura criminale non indifferente.

Processo Freccia, la difesa: «Quelle che la Procura definiva estorsioni, sono tutte frasi dette al telefono»
Aula bunker a Milano - ph milano.repubblica.it

Nei giorni successivi al blitz, i rapporti tra i proprietari del Modà e il responsabile della security Daniele Scolari si deteriorano. A pesare, viene fatto sapere a Flavio Scarcella, sono gli interventi di altro soggetto non gradito, Luca Vacca, di cui Scolari non è altro che il braccio operativo.

«Arrivati a questo punto facciamo così. Metti il tuo uomo a lavorare con noi, dieci dei tuoi e cinque miei (…) Ci dividiamo quello che ci dobbiamo dividere, e tutti i mesi bisogna mandare il regalo agli amici che purtroppo non ci sono più a lavorare con noi. Ed hanno bisogno di mangiare giustamente, no?», così Vacca in una conversazione intercettata il 25 gennaio 2018 con un amico in Sardegna.

Nel corso della telefonata spiega nel dettaglio le modalità con cui ha acquisito il servizio di sicurezza del Modà, l’estorsione nei confronti di Salvi Sodano, le difficoltà sorte con il proprietario (che si sarebbe sentito minacciato) e gli accordi con Scarcella per garantire una provvigione a chi “non è più con noi”. I sodali in carcere? Nient’affatto, ha sostenuto l’avvocato Simone Gatto (nella foto in basso), legale di Luca Vacca.

Raggiunto telefonicamente ha ricordato quanto affermato dal suo assistito nell’interrogatorio del pm: «Vacca ha ammesso di aver detto quella frase, ma nel senso che loro erano un gruppo di buttafuori, alcuni lavoravano, altri no. Così, davano dei soldi anche a chi non lavorava. Perché comunque, come gruppo, si davano una mano. Il lavoro del buttafuori è un lavoro di squadra, c’è molto cameratismo. Lo stesso Vacca - osserva l’avvocato - diceva di non avere i soldi per campare, e questo lo abbiamo ampiamente dimostrato al giudice. Tra i documenti che abbiamo prodotto, c’è un’ordinanza con cui il Comune di Mariano Comense gli fa avere il pacco alimentare per poter dare il latte a sua figlia. A pensarci è una cosa anche un po’ umiliante, una persona in difficoltà, che dà pure i soldi agli altri. È stato fin da subito un processo fatto di “chiacchiere”, con tutto il rispetto, checché ne dica la Procura». Il dispositivo della sentenza che condanna Vacca a 10 anni e 8 mesi, a fronte dei 20 richiesti, parrebbe deporre in tal senso.

«Chiamo il direttore del locale e gli dico… “Non ti permettere di fare venire un altro da Milano a lavorare dove siamo noi, perché tu il venerdì apri, il sabato sera veniamo noi, ti tiro giù tutta la sicurezza e tutti i buttafuori e chiudi…”»: queste le minacce che Vacca riferisce di aver detto al direttore del Modà, Nicola Cozzoli (parte offesa).

Intimidazioni che non si esauriscono nella definizione di accordi per la spartizione della manodopera, ma che ricorrono anche nel corso di una fitta attività di recupero crediti. Così nei confronti di Davide Oricchio (parte offesa), ex fidanzato di Alessandra Pasceri, con la quale lo stesso Vacca ha avuto una relazione, per la riscossione di una somma dovuta ad Anna Aquilano, madre della Pasceri (entrambe non indagate): «Eh… No, io non ti minaccio se no ti vengo a prendere a casa e ti stacco la testa, ti sto dicendo! Ascoltami bene quello che ti sto dicendo, non fare lo sbruffone… Senza che esageri con le parole! E son stato ben chiaro, eh!... E lo sai chi sono! Non mi far girare i coglioni a me! Se no» (conversazione telefonica del 6 marzo 2018; un mese dopo Vacca si reca all’abitazione di Oricchio); «Ti ho chiamato e dato tempo tre mesi che mi pigli per il culo ora nn ti scrivo piu e nn ti chiamo ricordati solo che il malandrino fallo nn chi in strada…», «ci vive e poi come baschim ti trova ti porta da me e ti spiego io cosa significa mancare di rispetto e pigliare per il culo i cristiani…» (sms inviati il 3 luglio 2018).

Tutto ciò - ancora una volta - pare non integrare, secondo il Gup, alcun comportamento mafioso. Restano però i metodi e le violenze verbali di personaggi dalla caratura criminale non indifferente.

Luca Vacca si attiva anche per il recupero di un credito vantato da Giuseppe Casuscelli, contitolare di un’autofficina a Mariano Comense, nei confronti di tre giovani neopatentati, i quali, alla guida di un’autovettura concessa loro in uso dal meccanico nel novembre 2017, avevano riportato una serie di multe per eccesso di velocità e causato, pertanto, una decurtazione di punti dalla patente a carico di Casuscelli (a lui vengono infatti notificati i verbali). Richiesto il suo aiuto, Vacca si adopera per rintracciare i ragazzi: «Rimango con 100 euro in tasca, non mi interessa, però ti giuro che dove lo trovo lo scanno, questo proprio lo rovino» (conversazione registrata il 22 dicembre 2017).

Quindi, li minaccia a uno a uno per estorcere loro il denaro: «Hanno preso una multa con la macchina dell’officina, che gliel’ho noleggiata a quel ragazzino lì, e gli ho detto “tu mi dai 900 euro perché i verbali vanno pagati doppi» (6 gennaio 2018), «Oh… digli di stare attento dove cammina d’ora in poi… che ha un problema e sono io … mo’ chiamo Clod e se la smazza anche lui!» (11 gennaio 2018); esercitando una pressione talmente forte da indurre uno di loro a rubare una costosa stufa dalla casa della madre della ex fidanzata: «… anche se la stufa la portiamo via e recuperi cinque e cinquanta… abbiamo già recuperato qualcosa ed hai una stufa bella, e già qualcosa la stiamo portando a casa…» (11 gennaio 2018). Riguardo ai punti-patente, indurrà tale Paolo Annoni, in debito di un favore verso di lui, a farsi carico delle decurtazioni dichiarando falsamente alla Polizia stradale di esser stato alla guida al tempo delle violazioni. La somma estorta ai ragazzi ammonta in totale a oltre 1.800 euro, cui si aggiunge la stufa per un valore di 3.000 euro.

La difesa di Vacca, in merito alle estorsioni, dichiara: «L’accusa ha contestato un numero abbastanza elevato di estorsioni per parlare di ‘ndrangheta. Ma se le analizziamo singolarmente, in modo oggettivo, sono estorsioni di pochissimi soldi, e fatte per questioni personali: ad esempio, un avventore entra nel bar della sorella dell’ex fidanzata (il bar “Caffè 1940” di Meda, gestito da Claudia Pasceri, non indagata, ndr), le tira un bicchiere e poi da lì parte tutta la vicenda, con chiamate minatorie: “Mi devi dare 1.000 euro per quello che hai fatto”, e cose di questo genere».

«Oppure - aggiunge l’avvocato Gatto - suo cognato (Andrea Ternullo, ndr) dà 15mila euro ad alcuni zingari (con la mediazione di tale Walter Bellaviti, non imputato, ndr), che gli promettevano in cambio 50mila euro in banconote false, e invece glieli fregano: a quel punto Vacca comincia con le minacce Io Walter ve lo giuro... se [non] gli ridate tutti i soldi a mio cognato vi sparo dai coglioni fino alla gola e ve li faccio saltare al cervello… questo poco ma sicuro… e tu lo sai benissimo come la penso eh... te l’ho detto anche a casa tua», 1° maggio 2018, ndr), e tutto il resto. Sono vicende più di brigantaggio di basso profilo, che di associazione mafiosa vera e propria». È curioso però che Luca Vacca chiami in causa anche Carmelo Cristello, contattato via sms all’epoca dei fatti (18 aprile 2018) per sapere se il gruppo avesse delle conoscenze tra gli zingari di Rozzano, concordando un incontro per discutere del problema. Meno di un mese dopo, gli inquirenti apprendevano da una conversazione di Jessica Santambrogio con la madre, captata il 12 maggio 2018, che Ternullo ha pestato violentemente Bellaviti con la mazza da baseball del bar, facendolo ricoverare in ospedale. Luca Vacca insiste coi tentativi di recuperare il credito. Costringe Bellaviti a consegnargli un’auto da 15mila euro, che poi andrà a Domenico Favasuli, il quale nel giugno 2018 la intesterà fittiziamente alla cognata.

Altra estorsione, quella perpetrata da Vacca in concorso con un collega buttafuori dalla fama di “picchiatore”, Claudio D’Ambrosio, nei confronti di quattro soggetti che avevano ricattato il titolare di un’azienda di Rally di divulgare la notizia di suoi presunti rapporti sessuali a pagamento con alcuni ragazzi. Un colpo che, secondo l’accusa, ha costretto i giovani restituire al ricattato oltre 28mila euro «a titolo di “risarcimento”». Le intimidazioni scattano già in una conversazione registrata il 25 marzo 2018: «…ti può dire benissimo chi sono io, dove arrivo, cosa faccio e cosa non faccio (…) Eh… tu digli di venire al Polaris (nome di una discoteca sita in Verano Brianza, ndr) anche a lui… poi tuo papà è quello che ha l’azienda di proteine, giusto? Dietro la Polaris».

E, nello stesso contesto, ammonisce le future vittime: «Eh infatti… sei mesi fa… avete preso i soldi…: in un modo sbagliatoche qua lo facciamo noi… I calabresi fanno queste cose qua, non voi». Si badi bene, però, questa non è ‘ndrangheta! Non sia mai.

Le pretese continuano anche il 6 aprile e il 3 maggio, facendosi sempre più insistenti: «Vi obbligo a voi due… mi portate a casa sua… Dov’è che abiti? (…) A me non me ne frega niente dei favori… Per favore? Ti sei fottuto i soldi ma glieli devi ridare… uno sopra l’altro»; «Comunque domenica sera ne parliamo tutti insieme che qualcuno di voi a sberle vi prendo vedrai… Organizzatevi domenica e venite tutti… così la chiariamo una volta per tutte… perché vi sono venuto incontro e a me ‘ste prese per il culo non mi piacciono». La minaccia decisiva è quella dell’8 maggio 2018, in una conversazione telefonica tra Vacca e uno dei “ricattatori”: «E io gli sparo quattro colpi in testa, gli faccio saltare il cranio… Hai capito o no? Quindi prendilo e me lo porti… me lo porti davanti a me perché se no vado a casa sua io stanotte… perché adesso mi avete rotto il cazzo tutti». In più tranches, i ragazzi corrispondevano a Vacca le somme di denaro pretese.

Ci sono poi le somme estorte da Vacca, con il coinvolgimento di Carmelo Cristello, al padre di una barista per i lavori eseguiti dal suocero di Daniele Scolari nel locale “Corner 23” di Novedrate nel gennaio 2019; le intimidazioni rivolte da Vacca, oltre che a Paolo Annoni, ad Augustin Gjoka (non imputato), al quale faceva presente “come funziona qua in zona”: «funziona così… (inc) ha le sue zone… e quando si dà una mano ad un amicodiamo una mano ad un amicose poi l’amico non ci rispetta… eh!...» (gennaio 2018); la questione, dai contorni poco nitidi, della tentata acquisizione del servizio di sicurezza della discoteca “Nausicaa” di Paderno Dugnano, in cui sono emersi i rapporti di Vacca con Carmelo Pio, pluripregiudicato per reati di stupefacenti, figlio di Domenico Pio e cugino di Candeloro Pio, condannati in via definitiva per 416-bis in quanto rispettivamente partecipe e capo-società della locale di ‘ndrangheta di Desio.

Questi, dunque, i fatti alla base della decisione del Gup del Tribunale di Milano, Sofia Luigia Fioretta. «Perché in un processo di questo genere si ravvisi l’aggravante del metodo mafioso - ha rincarato il legale di Vacca - mi aspetto che ci sia una persona che fa delle estorsioni nei bar da migliaia di euro per dare soldi all’associazione. Non che qualcuno, da buttafuori, pretenda di farsi rispettare e faccia qualche minaccia al telefono.

Alla fine non è stato chiesto il pizzo a nessuno, non ci sono le classiche tipologie di reato della ‘ndrangheta. Quelle che la Procura definiva estorsioni, sono tutte frasi dette al telefono.

Sono pur sempre minacce - sottolinea l’avvocato - però Vacca non ha picchiato nessuno: su nove, almeno otto sono state fatte solo con chiamate; una, quella a D’Auria Diego, è stata fatta con un messaggio su Messenger. Le modalità con le quali sono espletate, sono modalità a distanza. È facile parlare al telefono o fare il leone da tastiera quando non hai la persona davanti. È stato tutto sopravvalutato. Poi, per carità, anche lui è stato molto superficiale, ha anche ammesso una serie di reati».

A prendere a calci e pugni D’Auria ci pensano, per futili motivi, Scolari e i suoi buttafuori all’esterno della discoteca “Spazio” di Cantù, la notte del 30 dicembre 2017. Lo si apprende da un’intercettazione con Vacca il giorno dopo. Nel corso della quale Scolari, preoccupato che la vittima sporga denuncia, si propone far intervenire Francesco “Ciccio” Favasuli, gestore del vicino bar “Rodano”. Alla fine, D’Auria sporgerà denuncia-querela alla Procura della Repubblica, allegando fra l’altro le lesioni personali subite: frattura scomposta delle ossa nasali con prognosi di 30 giorni e rottura di un incisivo superiore.

Riguardo alla pena elevata richiesta per Vacca e altri dalla Dda in sede di requisitoria, la difesa ha un’altra spiegazione: «Il vero problema è stata l’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. Ma anche lì è emerso che Vacca spacciava per i fatti propri, lo dicono tutte le intercettazioni. Quindi l’associazione a nostro avviso non c’era - tant’è che il giudice ha assolto lui e gli altri imputati su cui gravava questa imputazione».

 

3.continua

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