Pubblicità al tempo del Covid

L'OPINIONE. «Se fosse capitato a me non avrei divulgato la notizia, limitandomi a seguire il protocollo sanitario previsto. Ma io non sono Berlusconi, e di ciò mi compiaccio per infinite ragioni. Ma è legittimo chiedersi il motivo di tanta pubblicità? È legittimo chiedersi se tutto ciò non venga utilizzato ad arte per rilanciare l'immagine di Silvio in chiave elettorale?»

Pubblicità al tempo del Covid
Foto di Alexey Hulsov da Pixabay

Quando il COVID19 colpisce una persona nota i giornali e le televisioni imperversano. Alla notizia, ripetuta più volte, si intrecciano i commenti e le solidarietà.
Invero, così si alimenta il "mito" in quello che viene definito come "immaginario collettivo".
Sono i meccanismi, talora perversi, della comunicazione di massa.

Abbiamo appreso che Berlusconi ha contratto il virus ed è asintomatico. E qui una valanga di ipotesi: dove lo ha contratto, da chi, lo ha trasmesso ad altri?
Se fosse capitato a me non avrei divulgato la notizia, limitandomi a seguire il protocollo sanitario previsto.
Ma io non sono Berlusconi, e di ciò mi compiaccio per infinite ragioni.

Ma è legittimo chiedersi il motivo di tanta pubblicità?
È legittimo chiedersi se tutto ciò non venga utilizzato ad arte per rilanciare l'immagine di Silvio in chiave elettorale?

Detto questo, formulo sinceri auguri di sollecita guarigione a tutti coloro che hanno contratto il COVID19, in modo particolare a quanti sono ricoverati in ospedale, e magari in terapia intensiva.
Così come a quanti sono asintomatici.
Compreso Berlusconi.