Quando un Orange Car Crash entrò nelle nostre vite

Quando un Orange Car Crash entrò nelle nostre vite

 

di Raluca Bardini

Correva l’anno 1963 quando Andy Warhol realizzò questa opera, questa serigrafia su tela (tecnica in via d’affermazione) riproducendo un’immagine fotografica pubblicata da United Press International che documentava un incidente del 1959. In questo periodo il divo della Pop Art tratta il tema della morte e mostrerà la morte in alcune sue sfumature, che non hanno niente a che fare con il sensuale, creando: 129 Die in Jet!, Silver Car (Double Disaster), Green Car Crash (Green Burning Car I), Suicide (Purple Jumping Man), Big Electric Chair, Little Electric Chair. Andy Warhol proprio su questa ultima disse: «É incredibile quanta gente si appenda in camera un quadro della sedia elettrica, soprattutto se i colori vanno d'accordo con quelli delle tende». La società compra spesso l’arte, l’appende dimenticandosi di comprenderla. Orange Car Crash colpisce non soltanto per il tema trattato, in questo caso un incidente, ma per la scelta dell’arancione, un colore che ricorda i manifesti pubblicitari. In Andy Warhol niente è lasciato al caso. Orange Car Crash ha anticipato qualcosa: il dolore a portata di tutti. Andy Warhol osservava la società del suo tempo ed intuì che l’intimo stava diventando sempre di più di tutti come se fosse un grande cartello pubblicitario da commentare. Una società sempre più consumistica, sempre più di corsa. Una società che ha trasformato il dolore in oggetto di consumo, anche la parte più intima è diventata oggetto di consumo, di conversazioni da bar, qualcosa su cui guadagnare. Il dolore inizia a diventare qualcosa di esposto e comincia a diventare qualcosa di vedibile, comincia a diventare qualcosa che attrae l’attenzione del pubblico. Andy Warhol, colui che ha fatto del Campbells Tomato Soup un’icona, decise di mostrare un lato della società che ancora oggi esiste e che si è evoluto forse consciamente o inconsciamente in qualcosa che un giorno diverrà incontrollabile e nemico della società stessa. Warhol colse quanto il volto della società fosse in trasformazione, capendo che ognuno di noi un giorno sarebbe potuto essere la persona che scattava, la persona che provava a salvarsi uscendo dall’auto ignara di esser stata fotografata, la persona che avrebbe letto la notizia sui quotidiani. Infine, Orange Car Crash  è entrato nella vita di ogni individuo, anche se non è parte del decoro casalingo, ma si trova in qualche post di un qualsiasi social network che a sua volta si trova in un oggetto che un account reale tiene stretto nelle sue mani. Adesso è arrivato il momento di non appendere l’arte e basta. Ma di ascoltarla e comprenderla. 

Se Duchamp is innocent, Warhol's right.