"Judy" e "Joker"

Renée Zellweger e Joaquin Phoenix da Oscar

E' stata una notte degli Oscar con certezze e molte sosprese quella tra il 9 e 10 febbraio. Le certezze sono state sicuramente loro: Renée Zellweger e Joaquin Phoenix hanno vinto, rispettivamente, come Migliore Attrice e Miglior Attore Protagonista. Due performance che, dopo il prestigioso Golden Globe e molti altri premi, sono state consacrate e riconosciute anche dall’Academy in maniera universale. Due personaggi diversi – il primo, Judy, realmente esistito, il secondo, Joker, uno dei protagonisti del fumetto di "Batman" – che hanno dato il titolo ai rispettivi film e che hanno in comune una profonda sofferenza dell’anima.

"Judy" di Rupert Goold accende i riflettori su Judy Garland, una donna spesso fraintesa e dotata di un talento fuori dal comune. Il film racconta l’ultimo periodo della vita dell'attrice e cantante, sul finire di una carriera sfolgorante iniziata giovanissima con la Dorothy del "Mago di Oz". Un miscela esplosiva di fama e successo, battaglie con il suo management, i rapporti con i musicisti, i fan, i suoi amori tormentati e il dramma familiare che la spinse a fare i bagagli e a trasferirsi a Londra. In quegli anni è la sua una delle performance passate alla storia con "Over The Rainbow". Fino al 1969 Judy Garland si è esibita in teatro e al cinema, conquistando tutto il mondo con la sua intensità e le sue incredibili doti vocali. «Sono solo una delle milioni di persone che si sono innamorate di lei – ha dichiarato Renée Zellweger del suo personaggio - è la più grande performer che sia mai esistita». Eppure quell'anno emerse una Garland molto diversa dalla la celebrità hollywoodiana degli anni ’40 e ’50. La vita l’aveva resa inaffidabile, il lavoro diminuiva, i debiti aumentavano a tal punto da perdere la casa.Londra è stata l’ultima risorsa per Judy in molti modi, un’ancora di salvezza, un’opportunità per dimostrare a se stessa e agli altri che poteva ancora farcela.

Vincitore alla 76esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, il "Joker" di Todd Phillips è un racconto originale mai visto sul grande schermo. L’analisi sviluppata dal regista del personaggio di Arthur Fleck, interpretato in maniera unica al mondo da Joaquin Phoenix, ci restituisce un uomo che cerca di trovare il suo posto nella società in frantumi di Gotham City. Clown di giorno, la notte aspira a essere comico di cabaret, ma si accorge di essere uno zimbello, preso in giro da tutti. Prigioniero di un’esistenza che in fondo non gli è mai appartenuta, tra apatia e crudeltà, Arthur prende una decisione che innesca una reazione a catena di eventi. Rifiutato della società, Arthur Fleck impazzisce e sviluppa un disturbo costituito da una risata agghiacciante e il suo ghigno che entrano sotto pelle. «In Arthur vedo il disagio, risultato di prolungati traumi, familiari, sociali. Un malessere che si trasforma in qualcosa di temibile.Vorrei che il film faccia ponderare, che sfidi il pubblico a ragionare di politica e di società. Non ci sono risposte facili alle domande che vi porrete, e non c’è un solo modo di guardare questo film. Ognuno di noi nel Joker vedrà qualcosa di diverso». Il regista Todd Phillips ha dichiarato: «mi ha sempre attratto la complessità di Joker e ho pensato che sarebbe stato interessante esplorarne le origini visto che nessuno lo aveva ancora fatto. Parte del suo mistero stava proprio nel non avere un’origine definita, quindi Silver Scott e io ci siamo seduti a scrivere una versione di come poteva essere prima che tutti lo conoscessimo. L’abbiamo scritta pensando a Joaquin Phoenix perché quando recita è capace di trasformarsi e va sempre fino in fondo».