Riapertura AST: non mancano le polemiche

TERNI. Parla un lavoratore: «L'azienda si è posta con un atteggiamento a tratti autoritario e di poco confronto con i sindacati e, soprattutto, con noi operai. Noi che rappresentiamo quella forza lavoro che garantisce la ripresa della attività produttiva».

Riapertura AST: non mancano le polemiche

Dall'inizio della pandemia la città di Terni, come gran parte delle città italiane, ha registrato giornate di strade deserte e silenzi assordanti: c'è stata una risposta importante dei cittadini e ciò ha comportato sicuramente per Terni (e provincia) e  per tutta la regione Umbria, una limitazione sensibile nel numero dei contagi e dei decessi rispetto ad altre realtà territoriali.

In questi ultimi giorni si registra, invece, un aumento degli spostamenti in città e una maggior presenza di automobili durante alcune ore della giornata. Non si può non far coincidere questo aumento con il riavvio della produzione alle acciaierie Ast che vede impegnati operai, anche di fuori regione, più una serie di soggetti che, se pur non integrati nell'organico, sicuramente ruotano attorno alla realtà lavorativa di viale Brin.
Abbiamo provato a parlare con un lavoratore Ast per capire come sta andando la ripresa e soprattutto  che clima si respira all'interno dell'azienda.

Ci dice B.L. che nel suo reparto, si registra sicuramente nervosismo e la paura non manca soprattutto per chi, a fine turno, torna a casa in famiglia dove ci sono anche figli minori.  L'idea del contagio è sempre presente  all'interno di una realtà lavorativa dove, vuoi per gli spazi angusti nei quali operare vuoi per il tipo di mansioni da ricoprire non sempre è facile rispettare la famosa distanza al fine di evitare contaminazioni.

Come funziona la applicazione delle norme a tutela della salute in questa fase di covid19 e la dotazione delle mascherine è garantita?
«Si cerca di rispettare la distanza minima all'ingresso e all'uscita, stessa cosa al momento della timbratura. All'entrata credo venga  rilevata la temperatura, attraverso uno scanner. Le mascherine di tipo Fp2, date in dotazione dall'Azienda, di norma vengono cambiate ogni 4 giorni (in caso di necessità per chi svolge mansioni particolari, avviene  con maggior frequenza)».

Sono stati effettuati tamponi alla ripresa della attività?
«No, nessun tampone. Questo crea il maggior allarme dato che da settimane sentiamo parlare di soggetti "asintomatici" che, come abbiamo imparato, potrebbero essere portatori del virus senza prestare sintomi». 

Quali altre misure sono state adottate dall'Azienda?
«I pasti sono somministrati ma non in spazi comuni (la mensa è ferma). Purtroppo anche gli spazi adibiti alle docce non sono utilizzabili. Una ulteriore preoccupazione, rincasare senza poter effettuare una approfondita igiene personale, regola numero uno per tutelare noi stessi e i nostri familiari».

Si potrebbe fare di più per tutelarvi in fabbrica?
«Il grosso deriva sicuramente dal nostro atteggiamento responsabile e dal buon senso. Probabilmente una mascherina nuova ad ogni turno potrebbe garantire una migliore efficacia della stessa. I rappresentanti dei sindacati sono presenti e vigilano per quanto possibile sul rispetto delle normative. Secondo me l'Azienda si è posta con un atteggiamento a tratti autoritario e di poco confronto con i sindacati e soprattutto con noi operai, noi che rappresentiamo quella forza lavoro che garantisce la ripresa della attività produttiva ed è spina dorsale di ogni azienda: invece si è creato un clima avvelenato, con comunicati stampa che hanno sostituito un sano ed onesto confronto. Credo che un atteggiamento più dialogante e di ascolto avrebbe portato ad una  riapertura dei cancelli più accettata ed indolore». 

Certo i dubbi restano perché la presenza di un elevato numero di persone alza inevitabilmente il rischio contagio.
E' di oggi la notizia che la visita del sindaco di Terni, Leonardo Latini, alle Acciaierie, invitato dalla proprietà Ast (e che lo stesso aveva esteso ai capigruppo del consiglio comunale) sarebbe saltata. Per ora non se ne comprende il motivo, ma c'è chi parla di "rischio eccessivo" per il numero elevato di visitatori, dodici in tutto: surreale motivo crediamo, se circa 2000 sono gli operai tornati a lavorare.