Ritratti / MARIO PALMA, ALLE SOGLIE DELL’IMMAGINARIO

Alle soglie dell’ immaginario – sul labbro dell’abisso – Mario Palma riprende il cammino affidando (ora), al “taccuino della pittura”, una rinnovata decifrazione del ricordo.

Ritratti / MARIO PALMA,  ALLE SOGLIE DELL’IMMAGINARIO
Opera di Mario Palma

Una mostra programmata da tempo; quarantacinque opere realizzate per questo evento; un testo, il mio, che raccoglie, o tenta di farlo, il senso – o la sostanza – del nuovo tempo pittorico di Mario Palma. Poi l’immersione nell’intervallo muto, l’impossibilità di toccare, sfiorare, carezzare. E l’opzione “virtuale” che pare farsi l’unica avverabile e transitabile. Un modo altro, inedito, di essere comunque presenza testimoniale, ragionevole, viva.

Potremmo in verità sostenere che il tempo pittorico di Mario Palma è un tempo graniticamente “storicizzato”. Nel senso della raccolta e dell’accumulo di intenti, di tensioni, di distretti narrativi con cui, puntualmente, riabilitare il presente. Un tempo, il suo, di sopraffatte memorie dove ogni giudizio è prologo e limite del divenire. Come un lievito madre capace di dissotterrare la vita e farne esistenze nuove, palpiti, resoconti, bilanci mai definitivamente ratificati.

Un lessico fluviale fatto di apparizioni che sono un insieme di appunti consolanti. O di avanzate faticose. Pare quasi, la sua pittura, il passaggio del testimone – il lascito narrativo – al luogo e al tempo che succederà. Donando ad essi (a quel luogo e al quel tempo a venire) il senso, mai distaccato, dell’origine, dell’umore della partenza, dei granelli di polvere che sono bagaglio e fardello. Non è un caso che Mario Palma abbia scelto per questa sua ultima raccolta (che si fa sommessamente riassunto espositivo) una titolazione eloquente e al contempo annunciatrice di intendimenti, Le soglie dell’immaginario. Quasi a proporsi con un occhio di confine ma per questo – probabilmente – più idoneo a palesare quanto esplorante, ovvero a smascherare ogni eventuale stratagemma. Sta sulla sponda del tempo Mario Palma, su quella battigia dove l’ascolto è amplificato  e lo sguardo meno precario. Da questo avamposto di memorie le scie dipinte sono una inedita pianta geografica. Di tarsie d’ombra e di sabbiose solarità. O di lunatiche trasparenze. Come dune affastellate, svestite e poi di nuovo sommerse dal vento. O dallo sguardo visionario.

Questa “stazione” è il bivacco successivo delle “cortecce millenarie” (xilemi) e figliolanza irriducibile di un viaggio mai generosamente uniforme. Piuttosto  crocevia di riflessioni, di bagliori stivati, di voci origliate, di occhi che sono stati apriscatole , di memorie appunto.  L’ultima spiaggia è il pendio della precedente, ma non il definitivo approdo. Xilemi nel passato vicino. A metà strada tra fotografia e scultura; a penetrare, con una sonda visionaria, il disagio del tempo sul tegumento; ad avvertirne le pause secolari, a scuoterne il ventaglio di pieghe e i grumi striati di rosso, di rame, della gamma impenitente dell’indaco.                              

Ma alle soglie dell’ immaginario – sul labbro dell’abisso – Mario Palma riprende il cammino affidando (ora), al “taccuino della pittura”,  una rinnovata decifrazione del ricordo. E incarica questo di farsi testimonianza insostituibile della realtà. E a questo offre un sillabario inedito di cromie, di impronte, di confini. Di linfa.

 

Mario Palma – Nato nel 1940 a Grumo Nevano (NA) si forma all’Accademia di Belle Arti di Napoli ed ha come maestro Giovanni Brancaccio. La scuola napoletana e le frequenti prove di pittura en plain air concorrono a determinare alcuni tratti del suo stile pittorico, prestandogli una cura puntuale e minuta dei dettagli. Si trasferisce nei primi anni Sessanta a Frosinone, dove insegnerà discipline artistiche, e frequenterà assiduamente il mondo artistico romano , specialmente gli autori della Nuova Figurazione. Sono tappe decisive del suo percorso formativo: forme e linguaggi della sua pittura aprono la rappresentazione ad uno spazio e ad una tensione fantastici e surreali. Negli anni Settanta instaura profondi rapporti affettivi e di collaborazione (illustrazione di numerose copertine) con alcuni dei maggiori scrittori novecenteschi italiani, tra gli altri Michele Prisco, Mario Pomilio, Libero de Libero. Numerose sono le mostre personali realizzate nei decenni successivi (a Roma, L’Aquila, Verona, Montecatini Terme per citarne alcune) e le collettive alle quali partecipa. Nel 2004 Giorgio Di Genova lo inserisce nella “Storia dell’Arte Italiana. Generazione anni 40” e nello stesso anno il Museo Bargellini acquisisce due sue opere. La produzione artistica di Palma si svolge monograficamente per cicli tematici, legati in modo speciale all’osservazione e allo studio delle forme della materia e della natura, vista come questione ineludibile della nostra contemporaneità.