Rsa, il racconto di un operatore: «Serve umanità»

La passione che mette nella sua professione la rimarca quando afferma di aver curato tutti gli ospiti chiamandoli per nome: la terribile seconda ondata che ha visto ammalarsi 53 anziani su 55, non lo ha fatto fuggire né preoccupare.

Rsa, il racconto di un operatore: «Serve umanità»
Andrea Faccini

E’ sorridente ed afferma con orgoglio di essersi appena sottoposto alla prima somministrazione del vaccino anti Covid, Andrea Faccini, residente a Bollate da circa 16 anni e da altrettanti operatore all’interno della Rsa città di Bollate.

Ha visto susseguirsi diverse gestioni da quando la struttura è stata inaugurata ma sottolinea subito che quella attuale sta svolgendo egregiamente e con il cuore quella che lui definisce una “missione”.

“La coordinatrice, Simona Morlacchi, è una persona con valori umani, un’amica, affronta quotidianamente non solo le incombenze giornaliere ma la gestione amministrativa con il sorriso: anche durante il Covid non si è sottratta e si è resa disponibile ventiquattro ore su ventiquattro. Non mancava il confronto ad ogni fine turno nel quale mi chiedeva, anche se sono all’ultimo gradino, il mio punto di vista data la mia anzianità di servizio”.

Andrea non nasconde la preoccupazione nello spiegare come, ad ogni cambio di gestione, un lavoro ben iniziato ed avviato debba ricominciare: “Sarebbe un peccato - aggiunge - perdere quei rapporti che si sono creati. Forse ogni tanto mancherà un bullone ma di sicuro non manca l’anima, che è il fulcro di tutto, la serenità di chi lavora e che deve essere trasmessa agli altri”.

Insomma, il discorso di Andrea, è molto chiaro: umanità prima che rigidità e precisione. La passione che mette nella sua professione la rimarca quando afferma di aver curato tutti gli ospiti chiamandoli per nome: la terribile seconda ondata che ha visto ammalarsi 53 anziani su 55, non lo ha fatto fuggire né preoccupare. Lui non ha contratto il virus ed ha addirittura formato ed affiancato i nuovi colleghi che si succedevano rapidamente per sostituire quelli ammalati: “Nessuna carenza di organico, ma spesso ho lavorato con tanti ragazzi nuovi, volenterosi ma che dovevo seguire con la dovuta attenzione perché non conoscevano la struttura e i pazienti”.

Contrariamente a quanto successo in altre Rsa al centro delle polemiche mediatiche, il rapporto con i parenti è sempre stato di estremo rispetto e correttezza: essendo cittadino bollatese Andrea racconta di aver incontrato alcuni familiari in giro per la città che si sono mostrati riconoscenti e pieni di gratitudine per le attenzioni rivolte ai loro cari.

“Paura? - dice - l’ho avuta solo quando ho avuto due giorni di ferie pensando che non sarei potuto essere lì ad aiutare. Su alcuni colleghi era invece  evidente ma ho sempre cercato di rassicurarli, soprattutto i ragazzi nuovi”. Pazienti isolati nelle camere, questa la difficoltà più grande, dispiacere per i decessi e per la solitudine che queste persone hanno provato: gli anziani, sottolinea Andrea, “nella loro fragilità difficilmente hanno capito cosa stesse succedendo”.

Un messaggio di speranza però dopo tanta sofferenza: tutti guariti, la quotidianità è ripresa, si canta, si gioca e si è ritornati quasi ad essere l’isola felice in cui si era prima del contagio. Una casa di riposo viva quindi, uscita da un dramma, che ora ha ripreso il pulsare delle sue attività. Il consiglio per chi desidera operare lavorativamente all’interno della Rsa è l’aver vissuto intensamente la vita, anche nelle sofferenze. Crescere, non perdere mai tempo a guardare la pagliuzza nell’occhio dell’altro, sentirsi fortunati. “Metteteci l’anima e donate il vostro tempo con calma”, questo il suggerimento di Andrea.

 

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