«Segni e Tensioni», arte contemporanea nel castello Baronale di Macchiagodena

MACCHIAGODENA. La mostra «Segni e Tensioni» ordinata nei suggestivi spazi del castello baronale, figliolanza rassicurante dell’antica terra di Molise, appare invero come un tentativo di “avvistamento” che fa seguito a quel “tempo perduto” che è stato, recentemente, compagno riflessivo e comunicante.

«Segni e Tensioni», arte contemporanea nel castello Baronale di Macchiagodena

L’arte contemporanea, con i suoi indizi e indirizzi, sceglie un luogo storico per ribadire il senso di presenza, di riflessione e di attesa. Lo fa “popolando” di segnali e di sguardi uno spazio che è scrigno di memoria, di attraversamenti, di segreti. Quattordici artisti saranno protagonisti della mostra Segni e Tensioni che si inaugurerà l’8 agosto prossimo negli splendidi spazi del castello Baronale di Macchiagodena, in provincia di Isernia.

Promossa dal comune del piccolo borgo molisano, dalla Pro Loco del luogo e da "AD Arte in Dimora - Discovery of Urban Sites", l’evento accoglie le opere di Nino Barone, Dalida Borri, Mariangela Calabrese, Alberto D’Alessandro, Cosmo di Florio, Elmerindo Fiore, Roberto Franchitti, Enzo Iovino, Massimo Mancini, Michele Peri, Valentino Robbio, Letizia Sani, Nazzareno Serricchio, Antonio Tramontano. 

Senza un preordinato retaggio ideologico, lontano da una pur percettibile comunanza linguistica, la mostra Segni e Tensioni ordinata nei suggestivi spazi del castello baronale di Macchiagodena, figliolanza rassicurante dell’antica terra di Molise, appare invero come un tentativo di “avvistamento” che fa seguito a quel “tempo perduto” che è stato, recentemente, compagno riflessivo e comunicante. Ovvero la necessità di rimettersi in viaggio per indizi sopravvissuti, per ipotesi che hanno l’incanto e il dubbio del divenire.

Non per nulla il luogo prescelto è una sorta di avamposto affollato di minuscoli osservatori, di feritoie, di robuste difese. Quasi a preservare – nel riparo della storia e delle lacrime – la memoria che ognuno riabilita (per tempo e per notte) come corredo indispensabile e al contempo come luogo lunare di tracce appena percepibili.  Senza un intreccio comune; nella dissomiglianza identitaria se non quella di uno sguardo condiviso che si fa, d’incanto, proposta, intervento, rinnovato respiro; fuori da un cortile partecipato (per forme e tendenze), la mostra è un prezioso crocevia di intenti, di dissonanti reticoli, di echi.

E’ il senso intimo della presenza – quale impegno, riflessione, indagine – a proporsi come naturale modalità narrativa; a far si che ognuno degli autori risponda autonomamente alla seduzione del luogo, ai suoi bagliori, alla Storia. Ecco allora che in una magica intesa tra il remoto e il divenire il racconto – quello di ognuno – pare offrirsi come stazione di sosta, cronaca intima, ipotesi suggerita all’occhio degli altri. Al ripensamento e al sogno.

Direzione artistica: Antonio Tramontano, Michele Peri – Organizzazione: Elisa Ruscitto, Luciana Ruscitto, Giuseppe Notte, Benedetto d’Itri – 8/23 agosto 2020.