Seregno: «Non possiamo fingere che la ‘ndrangheta non ci sia»

L'INTERVISTA. Parla l'ex senatrice Lucrezia Ricchiuti: «Le mie interrogazioni su Seregno: fatti gravi sono accaduti nel Comune dal 2005 in poi». ‘Ndrangheta: «L’inchiesta Infinito ha dimostrato l’esistenza della locale dei Cristello: i seregnesi devono aprire gli occhi». Sull’urbanistica? «Fatti gravissimi sul Pgt, dal caso Talice a fenomeni di presunta corruzione: bisogna monitorare la situazione e lavorare su prevenzione e legalità».

Seregno: «Non possiamo fingere che la ‘ndrangheta non ci sia»
Lucrezia Ricchiuti, già componente della Commissione parlamentare Antimafia. (ph radiolombarda.it)

Quello della criminalità organizzata a Seregno è un problema persistente. È quanto da anni ripete, e ha ribadito anche a WordNews, Lucrezia Ricchiuti, già consigliera comunale e vicesindaca di Desio, nonché ex senatrice ed ex componente della Commissione parlamentare Antimafia.

Nella XVII legislatura lei presentò due interrogazioni (in fondo il testo integrale): dall’oggetto di questi due atti potrebbe derivare, in un certo senso, uno spaccato di quello che era il clima a Seregno in quegli anni, durante l’amministrazione comunale del 2015-2017?

«Diciamo anzitutto una cosa, e cioè che di episodi gravi a Seregno ne sono successi anche prima delle mie interrogazioni. Parlo degli anni che vanno dal 2005 sino ai giorni nostri. Per quanto concerne i miei atti ispettivi, il primo riguardava una querela che il giornalista Michele Costa, del sito online Infonodo, aveva presentato nei confronti del sindaco Giacinto Mariani, data la gravità delle parole di quest’ultimo e la reazione del neoeletto sindaco (Edoardo Mazza, ndr) che gli stava accanto e rideva. Però, bisogna ricordare che Costa negli anni era stato colui che, scrivendo su Infonodo, aveva sempre raccontato in modo certosino e documentatissimo tutto quello che stava succedendo a Seregno, e per questo era stato oggetto di numerosissime querele da parte di Mariani, che cercava evidentemente di zittire il giornalista. Querele che - per quanto mi risulta - sono andate a finire nel nulla, essendo state tutte archiviate, perché quello che scriveva Costa rispondeva al vero. Quindi ho voluto fare un atto ispettivo non solo per denunciare la gravità di quanto successo, ma anche per cercare in qualche modo di tutelare il giornalista, che doveva comunque affrontare tutta una serie di problematiche e di costi legati alla sua difesa. Serviva quindi per fargli comprendere che non era isolato, ma c’era chi lo sosteneva.

Poi, l’altra interpellanza riguarda il famoso lenzuolo steso sulla saracinesca del bar Tripodi, dopo l’interdittiva che aveva portato alla sua chiusura. Anche questo un fatto senza precedenti, emblematico di quello che era successo e succede a Seregno. Si trattava di un bar che era stato, tra l’altro, molto frequentato da elementi del centrodestra, che lì hanno fatto non solo una campagna per le elezioni comunali, ma, nel caso di Giacinto Mariani, anche per le europee. Ma il problema era che quel bar fosse gestito da Antonino Tripodi, che era stato condannato perché avevano trovato nel suo garage un arsenale della ‘ndrangheta. E la cosa stupefacente è che diversi esponenti politici avevano dichiarato che, nonostante fosse noto che Tripodi avesse avuto dei problemi con la giustizia, tutto sommato quella fosse comunque “brava gente”. Credo che neanche in Calabria o in Sicilia possa succedere una cosa del genere. Da lì avevo fatto un’interrogazione e poi c’è stata un’iniziativa di Libera e del sindacato, una fiaccolata a cui avevo anche partecipato, proprio per sensibilizzare la cittadinanza e far capire che per combattere la ‘ndrangheta bisogna indignarsi e fare di tutto per evitare quei luoghi che si sa essere condotti da elementi legati alla criminalità organizzata

Quali sono gli eventi più significativi e rivelatori della penetrazione della ‘ndrangheta a Seregno?

«Seregno non è esente da fenomeni di infiltrazione e di colonizzazione di diverse tipologie di criminalità organizzata, come non ne sono esenti i Comuni circostanti. Non dimentichiamo che in Brianza decine di anni fa si è verificata una serie infinita di sequestri di persona, originariamente organizzati dalla mafia. Poi la mafia ha abbandonato questa attività per il traffico di droga, che riteneva meno pericoloso e più conveniente, mentre la ‘ndrangheta l’ha perfezionata. E a Seregno, nello specifico, sono state sequestrate ben due persone, così come altre sono state sequestrate in Comuni viciniori. Diciamo che per molto tempo Seregno ha goduto dello “schermo” di Desio, che da innumerevoli anni è stata protagonista di vari episodi che confermavano la presenza mafiosa sul territorio. Io spesso ho sentito dire da cittadini (ma anche da alcuni politici) seregnesi che Seregno non è come Desio. Come a dire “a Desio c’è la ‘ndrangheta, mentre a Seregno non è così”. Purtroppo, la realtà è completamente diversa.

Innanzitutto, Seregno ha avuto uno sviluppo urbanistico notevole, al pari di tanti altri Comuni vicini, parlo di Desio, Lissone, Cesano Maderno, ecc. La criminalità organizzata di stampo mafioso si è diffusa in tutta la città di Seregno, e non - come pensa ancora qualcuno - relegata ad un quartiere specifico. L’indagine Infinito ha certificato questo, che esiste la locale di ‘ndrangheta di Seregno. Capi indiscussi ne sono senz’altro i Cristello e gli Stagno. La famiglia Cristello è stata oggetto di numerosissime indagini e arresti. Il capo della locale di Seregno era Rocco Cristello, che è stato ucciso a Verano. Poi, la locale è passata nelle mani di Umberto e Carmelo Cristello.

Quindi, diciamo che quello della ‘ndrangheta a Seregno non è un fenomeno di pochi anni fa. È un fenomeno che, come a Desio, persiste da decine e decine di anni. Questo per sgomberare il campo da chi sostiene che Seregno sia un’”isola felice”. Di questo naturalmente non va fiero nessuno: è chiaro - come ho sempre detto - che la maggioranza dei cittadini desiani, seregnesi, ecc. è gente per bene, ma non possiamo far finta di non sapere che la ‘ndrangheta c’era, c’è e continua ad esserci e a fare affari. Come dicevo prima, il business su cui tutto si è focalizzato, gli investimenti più grossi della ‘ndrangheta a Seregno come a Desio sono nel cemento, cioè nell’edificazione di capannoni e case: questa era fondamentalmente l’attività più redditizia e portante. Dopodiché tutti noi sappiamo - com’è successo a Desio, a Seregno, in altri Comuni - che si può edificare se i terreni sono resi da agricoli a edificabili

E qui ci colleghiamo alla corruzione?

«Qui ci colleghiamo alla politica, perché chi rende edificabili i terreni non sono gli imprenditori, non è la ‘ndrangheta, ma sono i Consigli comunali attraverso i piani regolatori. Ora, da questo punto di vista è chiaro che, con l’avvento della Giunta di centrodestra a Seregno, sono successi molti episodi a mio avviso gravissimi che riguardano proprio il Piano di Governo del Territorio. Ci ricordiamo che è stato indagato e poi anche in parte condannato in primo grado per corruzione l’ex vicesindaco di Seregno Attilio Gavazzi insieme a suo genero. Gavazzi aveva detto che avrebbe comunque ricorso comunque in appello, nonostante sapesse che il reato si sarebbe prescritto di lì a poco. Vedremo come finirà questa vicenda. Quello che ha scatenato una vera e propria guerra all’interno dell’amministrazione comunale è stato il nuovo piano regolatore, che prevedeva una cementificazione così elevata che anche una parte della Lega, allora in maggioranza, si era ribellata a questo piano. Che fu pure secretato per moltissimo tempo. E qui si innesta una vicenda…»

Il caso Talice (Luca Talice, già capogruppo della Lega nel Consiglio comunale di Seregno e assessore alla Sicurezza alla provincia di Monza e Brianza, fin dall’inizio si era opposto alle cementificazioni e alle speculazioni edilizie che avrebbe previsto il nuovo Pgt. Divenuto col tempo un “personaggio scomodo” per la stessa maggioranza, che aveva sponsorizzato sperticatamente quel Pgt, fu denunciato da due giovani consiglieri leghisti per abuso sessuale, processato per sette anni e quindi assolto con formula piena, ndr)?

«…Esatto, lì basta leggere la sentenza di assoluzione del Tribunale di Monza dall’accusa di violenza carnale dove chiaramente si fa riferimento, nelle motivazioni, proprio al Piano regolatore e alle aree edificabili, e cioè il fatto che lui non volesse cementificare il territorio come invece avrebbero voluto il Sindaco e altri membri della sua Giunta. Questo fatto non può essere accantonato, io stessa rimango sempre sconvolta da questa vicenda, perché per accusare una persona innocente di violenza carnale ci vuole davvero una mente diabolica. Vuol dire anche che gli interessi in gioco erano talmente grossi da sacrificare anche una persona perbene. Secondo me, cittadini e governanti di Seregno non devono dimenticare questi fatti. Perché danno la rappresentazione in concreto degli interessi che stanno dietro a determinate scelte. Per questo dico che bisogna tenerli sempre ben presenti. Un’altra cosa mi premeva evidenziare…»

Prego.

«Il fatto che a Seregno ci sono state diverse indagini in cui sono stati trovati diversi covi di arsenali di armi. C’è stato il deposito dei Mancuso, ma anche quello di De Luca. In quest’ultimo caso si è trattato del sequestro delle armi che una signora di 70 anni e il figlio custodivano in casa loro. Originariamente i due dicevano che erano loro, poi addirittura accusarono una persona completamente estranea ai fatti. Alla fine, si scoprì che quelle armi erano di De Luca, affiliato alla ‘ndrangheta dal 2005. De Luca è stato il padrino del figlio di Antonio Stagno e aveva contatti strettissimi con i Mancuso di Limbadi. Controllava la security dei locali notturni della nostra zona, il traffico di droga, ecc. Ed era quello che denunciava alla casa madre in Calabria le varie violazioni del codice mafioso. Poi c’è la storia dei Tripodi, nel cui garage era stato trovato con l’indagine e il processo Infinito un deposito di armi della ‘ndrangheta. E infine vorrei ricordare anche la vicenda di Francesco Gioffrè, che era un consigliere comunale di Forza Italia, e aveva strettissimi contatti con Cristello. Se si leggono le carte dell’inchiesta Ulisse e si va a vedere tutta la vicenda che riguarda lui e il fratello, si resta abbastanza sconvolti.

Insomma, sono successi davvero tanti episodi che hanno visto coinvolti diversi personaggi. Per poi arrivare al 2017, quando è arrivata l’indagine Seregnopoli e la caduta della Giunta. Le indagini sono in corso, e bisognerà aspettare l’esito dei processi. La situazione resta sempre da monitorare, ma credo che le forze dell’ordine lo stiano già facendo bene. Il problema, però, è che le indagini arrivano sempre dopo, quando i fatti sono ormai successi. Ciò su cui si deve puntare è la prevenzione, che significa formare i dipendenti comunali sul tema della legalità, per far capire che la ‘ndrangheta è una presenza forte e da contrastare. Una formazione di questo tipo, per quello che mi risulta, non la fa nessuna amministrazione comunale. Ed è un problema enorme, perché se non sei formato su certi temi, puoi anche in buona fede commettere delle superficialità.»

Si può parlare di una sorta di “sistema Seregno”?

«Finché c’è un’inchiesta in corso su questi fatti, non possiamo dirlo. Però, sul terremoto dell’urbanistica che si è verificato tempo prima, nessuno ci può smentire. Il caso Talice è lì a dimostrare che, all’interno di un’amministrazione, addirittura all’interno della stessa forza politica - la Lega - ci fosse uno scontro fortissimo fra chi voleva bloccare la “cementificazione selvaggia” della città, e quindi cercava di fare gli interessi dei cittadini, e chi invece voleva edificare in modo selvaggio e fare gli interessi degli speculatori. Saranno i giudici a stabilire se ci sia stato o meno un sistema Seregno.»

Possiamo avere qualche idea sulla natura degli interessi che stiano dietro a certe manovre sull’urbanistica?

«Basta leggere l’ordinanza di Seregno-2, dove viene fatta in particolare la cronistoria di alcune zone di Seregno, per capire come sulle compravendite di determinate aree girino tantissimi soldi. Non ci possiamo permettere assolutamente di parlare di “mazzette”, perché ci sono ancora le indagini in corso. Però, quello dell’urbanistica - possiamo dirlo con certezza - è un business enorme. E la carne è debole. Quindi, ci vogliono amministratori e funzionari pubblici “con la schiena dritta”, che non si lascino influenzare da niente e da nessuno, che facciano solo il loro dovere nell’interesse dei cittadini. Questo è ciò che la collettività deve pretendere da chi si candida. Dal canto suo, la politica non deve far dimenticare ai cittadini le cose che sono successe.»

E in tempo di pandemia, ci dicono da più parti, l’allerta dev’essere massima.

«Assolutamente. Adesso c’è il problema dell’usura e della riscossione dei crediti, ce lo stanno dicendo tutti gli organismi che vigilano sulla criminalità organizzata. Con la crisi economica, bisogna stare vicino alle imprese, e far capire loro che farsi prestare soldi dalla ‘ndrangheta non porta a nulla di buono. Abbiamo visto poi la distribuzione di risorse alle famiglie e alle imprese in difficoltà. Anche qui bisogna stare attenti a chi vengono date, ci sono famiglie e imprese che hanno effettivamente bisogno, e quelle che non ne hanno e che se ne approfittano. C’è la questione dei crediti non riscossi, un tema spesso sollevato dalla dott.ssa Dolci, capo della Direzione distrettuale Antimafia di Milano. Spesso le aziende utilizzano la ‘ndrangheta per riscuotere i propri crediti. È un servizio molto ricercato, ma purtroppo gli imprenditori non hanno capito che, una volta che si entra nel giro della criminalità organizzata, non si può più uscirne

 

Di seguito, come anticipato, il testo integrale delle interrogazioni presentate dalla senatrice Lucrezia Ricchiuti (il grassetto delle parole successivamente evidenziate è nostro):

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-04150

Pubblicato il 18 giugno 2015, nella seduta n. 468

RICCHIUTI - Al Ministro dell'interno. -

Premesso che:

da notizie giornalistiche si apprende che durante i festeggiamenti per la vittoria del centro-destra alle elezioni comunali a Seregno (Monza e Brianza) il sindaco uscente Giacinto Mariani, fedelissimo di Matteo Salvini, ha pronunciato le seguenti parole di minaccia nei confronti del giornalista Michele Costa e della redazione di "Infonodo" di Seregno: "La città di Seregno non ha bisogno di falsità e di cattiverie, di atti anonimi. Che le opposizioni la smettano di rifarsi a siti anonimi gestiti da animali, da ladri e da schifosi. Perché queste persone devono morire";

le gravissime parole di minaccia pronunciate da Mariani sono state condivise anche dal suo successore, Edoardo Mazza, di Forza Italia, vincitore al ballottaggio di domenica 14 giugno 2015, che non ha esitato a manifestare il suo apprezzamento applaudendo;

considerato che a quanto risulta all'interrogante:

la minaccia rivolta da Mariani al giornalista Michele Costa e alla redazione di "Infonodo" preoccupa profondamente e non può essere sottovalutata ancor più se si considera che proviene da un soggetto come Giacinto Mariani che con Mario Barzaghi e un ufficiale dei Carabinieri sarebbero in affari con organizzazioni criminali;

è opportuno ricordare, infatti, che per Mario Barzaghi, già vicepresidente di Confindustria di Monza e Brianza, è stato richiesto il rinvio a giudizio dalla Procura di Monza per avere sequestrato e minacciato di morte nel 2013 il giornalista de "L'Espresso" Fabrizio Gatti durante un'intervista in cui lo stesso Gatti chiedeva informazioni proprio sulla società nella cui compagine erano presenti i predetti soggetti;

considerato, inoltre, che:

dai fatti esposti risulta dunque evidente che anche la nuova compagine comunale ha adottato come sistema l'intimidazione mafiosa contro quei giornalisti impegnati nella lotta alle organizzazioni criminali;

preoccupa profondamente e non lascia ben sperare l'atteggiamento adottato dal nuovo sindaco di Seregno, Edoardo Mazza, che applaude il suo predecessore che minaccia di morte giornalisti che svolgono il loro dovere; ciò è gravissimo e dimostra quanto si sia abbassato il livello di guardia nella città di Seregno;

non vi è dubbio che la giustizia farà il suo corso ma c'è bisogno di una mobilitazione generale di tutti coloro, che di sicuro sono la maggioranza dei cittadini seregnesi, che ritengono la libertà di stampa e il diritto di essere informati una colonna portante della nostra democrazia;

tra i compiti fondamentali dello Stato vi è quello di assicurare un alto livello di vigilanza al fine di mantenere la legalità, ovvero ripristinarla quando risulti violata, garantendo così il corretto svolgimento della vita democratica locale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei gravi fatti riportati e quale sia la sua valutazione in merito;

se non ritenga necessario attivare i meccanismi di cui all'art. 143 del testo unico sugli enti locali di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 per il Comune di Seregno.

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05420

Pubblicato il 8 marzo 2016, nella seduta n. 587

RICCHIUTI - Al Ministro dell'interno. -

Premesso che:

a Seregno (Monza e Brianza) il prefetto ha disposto la chiusura del bar "Tripodi", ritenuto luogo di ritrovo di soggetti legati alla locale 'ndrangheta, ai sensi del testo unico antimafia di cui al decreto legislativo n. 159 del 2011;

il bar Tripodi era già assurto agli onori della cronaca perché vi erano stati fotografati l'assessore regionale Mantovani e il candidato sindaco Mazza, nonostante fosse noto che il bar e la sua proprietà fossero stati oggetto di analisi e di accertamenti nell'ambito dell'inchiesta "Infinito";

questo tipo di accertamenti si era reso necessario anche perché il titolare del bar, Antonio Tripodi, detto Nino, è sposato con Francesca Pio, figlia a sua volta di Candeloro Pio, esponente della 'ndrangheta di Desio, condannato per associazione mafiosa nell'ambito della citata inchiesta. Peraltro, come riporta Piero Colaprico su "la Repubblica", cronaca di Milano, del 4 marzo 2016, anche la madre della Pio, Teresa Crea, è legata alla stessa associazione mafiosa di Desio, come è stato accertato dalla diversa e più risalente inchiesta "I fiori della notte di San Vito";

inopinatamente, la notte successiva alla chiusura del bar, è apparso sulla saracinesca un lenzuolo bianco con scritte rosse con la seguente dicitura: "Noi vi vogliamo bene" accompagnata da un cuore;

si tratta di un'inquietante manifestazione di solidarietà a soggetti la cui credibilità è pesantemente compromessa sul piano dell'idoneità a tenere lontani i poteri criminali dall'economia e dall'amministrazione della città;

solo in un secondo momento il lenzuolo è stato rimosso dai vigili urbani;

il Comune di Seregno è amministrato dall'esponente di Forza Italia Edoardo Mazza in perfetta continuità con il precedente sindaco Giacinto Mariani della Lega nord, che ha intimidito i giornalisti del sito "Infonodo" (come l'interrogante aveva già evidenziato nell'atto 4-04150 del 18 giugno 2015, tuttora senza risposta) e che peraltro risiede nello stesso stabile del bar Tripodi,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda assumere informazioni dal prefetto di Monza, in ordine ai presupposti per l'invio di una commissione d'accesso, ai sensi dell'articolo 143 del testo unico degli enti locali di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, ai fini dell'accertamento dei collegamenti diretti e indiretti con la mafia ed eventualmente allo scopo di proporre al Consiglio dei ministri lo scioglimento del Consiglio comunale.

 

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