Seregnopoli: «Chi è in politica da tanti anni non può non sapere certe cose»

LA MINORANZA. Nava (ex consigliere M5S): «Mi opposi alla cementificazione di aree verdi e a quegli indirizzi che rischiavano di favorire interessi imprenditoriali». Per Sabia (Pd): «L’operazione fra AEB-Gelsia e Ascopiave denotava vicinanza politica tra le due realtà». Secondo Amati (Ripartiamo): «Il nuovo Pgt aveva molte ombre. Non era chiara la destinazione di alcune zone».

Seregnopoli: «Chi è in politica da tanti anni non può non sapere certe cose»
Gli ex consiglieri di opposizione (2015-2017): nell'ordine, da sx a dx, Mario Nava (ex M5S), Leonardo Sabia (Pd) e Pietro Amati (lista civica Ripartiamo) - ph tratta da seregnotv.it

Proseguono, nonostante tutto, le nostre interviste ai politici ed ex politici (o almeno a quelli resisi disponibili) che furono consiglieri comunali a Seregno nella consiliatura “breve” del 2015-2017. In quella temperie, cioè, che precedette il famoso blitz dei carabinieri del Comando provinciale di Milano che portò all’arresto del sindaco e alle dimissioni dell’intero Consiglio comunale.

Stavolta, a rilasciare dichiarazioni sono stati alcuni (ex) consiglieri comunali appartenenti alle forze politiche in quegli anni all’opposizione (da noi raggiunti telefonicamente): Leonardo Sabia, tutt’oggi membro del gruppo consiliare del Pd, l’ex M5S Mario Nava e l’attuale Presidente del Consiglio comunale Pietro Amati, per la lista civica Ripartiamo. L’intento, ancora una volta, è quello di dare spazio alle opinioni di coloro che hanno calcato la scena politica.

Su alcuni punti gli interessati hanno preferito non esprimersi (Amati: «Da sempre sono abituato a non esprimere alcun parere riguardo a persone coinvolte in vicende giudiziarie»; Sabia: «Ci sono delle inchieste in corso che stanno perseguendo persone che sono fuori dalla vita pubblica, con cui io ho anche pesantemente battagliato in Consiglio comunale. Solo che questa cosa è finita, io non ho interesse ad attaccare persone che sono fuori dalla politica»).

In compenso sono emersi importanti dettagli, per quanto già noti all’opinione pubblica, sull’operato di quella Giunta: «Io vidi all’opera Giacinto Mariani già da prima, quand’era ancora sindaco - ha ricordato Mario Nava - perché curai le riprese del Consiglio comunale dal 2013 al 2015, quando poi fui candidato alle elezioni amministrative con il M5S (di cui comunque ho fatto parte da quando è nato, nel 2006-2007, fino alle elezioni europee del 2019). Politicamente, quella era una Giunta che, come tante altre, aveva i suoi obiettivi e perseguiva quelli, e l’opposizione aveva scarsa manovra. Ricordo che, quando ero consigliere io, ero riuscito un po’ con un trucco a far approvare una mozione per il baratto amministrativo, cioè la possibilità per i cittadini di svolgere lavori a pagamento di tasse comunali che non riuscivano a pagare. Il discorso è che, come tutti i politicanti, ti dicono di sì, fanno passare la mozione (lo leggi anche sui giornali), li incontri nei corridoi dopo tempo e quando chiedi “a che punto è?”, loro ti rispondono che quel che ti avevano detto era che si sarebbero interessati per vedere se si poteva fare, non che l’avrebbero fatto. Ma questa è la caratteristica, purtroppo, di chiunque va in maggioranza».

Dichiarazioni che ricalcano quelle dell’ex collega Sabia: «Non c’era trasparenza: si facevano le domande e non arrivavano le risposte. Quello che io combattevo al tempo era la mancanza di informazione, e alcuni sospetti non fugati. Al giorno d’oggi però - e qui il tono si raggela - non vedo proprio il motivo di tornare a parlarne: c’è una nuova Giunta, una nuova maggioranza, si sta cercando di ricostruire la fiducia con i cittadini, con i progetti sul territorio. Non ho voglia io di andare a ravanare cose su cui ho messo la faccia in passato».

Storie di ordinaria dialettica fra maggioranza e opposizione? Oppure sintomo di anomalie più gravi? «Mi pare - ha affermato Nava - che Bellomo (Salvatore, ndr), ossia il magistrato che si sta occupando delle indagini, abbia definito come “opaca” la gestione della politica seregnese».

Una gestione in cui, per caso, si ravvisano responsabilità politiche di sorta in capo a qualcuno? «Se dobbiamo parlare di quello che la gente dice per strada - sostiene l’ex pentastellato -, ovviamente ci sarebbero delle responsabilità politiche. Ma questo, comunque, vale per tanti altri. Tutte le persone che sono in politica da tanti anni non possono non sapere. A parte me, che mi sono trovato ad apprendere ex novo molti temi ascoltando i vari consiglieri comunali o leggendo. Ma chi è dentro, ha fatto l’assessore, ha fatto il sindaco, ecc. non può non conoscere certi meccanismi. Poi, se questi meccanismi erano leciti o illeciti, questo lo stabilisce qualcun altro. Erano sicuramente discutibili, ma qui entriamo nel campo della moralità e dell’opportunità di fare certe scelte».

Si parla di “scelte”. Di “meccanismi”. È in questo quadro che si inscrive, fra l’altro, l’approvazione del nuovo Pgt nel giugno del 2014. Un momento che Pietro Amati, dal 2012 «assolutamente libero e civico» - e da poco anche «super partes» -, ricorda nitidamente: «Noi votammo contro. Era un Pgt che aveva molte ombre. Non tanto perché lo avesse presentato la maggioranza di allora. Ma perché molte aree, in esso previste, non avevano una destinazione chiara. In questo senso, ci sembrava un’opera incompiuta. Fra l’altro, mancavano anche pezzi importanti, cito per esempio il Piano urbano del traffico, che doveva andare insieme al Pgt e che invece non è stato fatto. Sembrava un Pgt elaborato in modo un po’ affrettato, ecco».

E sull’art. 15 - la ormai famosa norma “business-made”? «Doveva essere rivisto. In commissione urbanistica se ne discusse molto», ha ricordato Amati, sottolineando l’attuale pendenza della questione: «È un problema ancora da risolvere. Però non è nemmeno la priorità assoluta. Ci sono altre cose in cantiere, altre cose che sono state fatte. Presumo che arriverà anche questo. Penso che se Rossi resterà in carica per cinque anni, tutti questi nodi verranno sciolti. Comunque, va tenuto presente che, quando si propongono articoli all’interno del Piano del Governo del Territorio, si deve normare con molta attenzione. Per questo sono convinto che sia necessaria una maggiore chiarezza sull’art. 15. Ma il mio, diciamo, è un pensiero politico “esterno”».

«Riguardo all’art. 15 - ha rincarato dal canto suo l’ex consigliere Mario Nava - qualcuno mi aveva segnalato che era stata fatta questa modifica, poi in fretta e furia la si voleva togliere perché avrebbe dato modo ad altri di chiedere chissà che cosa. Ho poi scoperto che era alla base di altre diavolerie».

Ma con quale linea politica l’amministrazione comunale, e con essa la maggioranza che la sosteneva, avrebbe gestito in maniera tanto controversa la cosa pubblica? «Ci sono due cose che ho osteggiato in maniera abbastanza sentita - ha ricordato Nava -, tant’è che una stata citata nell’inchiesta Seregno-2. Si tratta del cosiddetto PAc-1, la concessione edilizia che hanno realizzato in una zona (che è il quartiere in cui sono nato, vicino allo stadio) dove hanno fatto sparire uno dei pochi pezzi di verde rimasti. Ma francamente lì non avevo il sospetto di quello che adesso viene contestato nel procedimento, e cioè che ci fosse stato uno scambio di denaro e favori, che poi dovrà essere verificato e provato. Quello che non trovavo accettabile - ha sottolineato l’ex consigliere 5S - era che andasse perso altro verde, e soprattutto che venisse sconvolta la viabilità, che era evidentemente e manifestamente modificata a favore delle ditte che avrebbero insediato i negozi. Tant’è che poi comunque la Giunta seguente ha cambiato tutto: ha fatto il percorso stradale realizzando praticamente quello che sostenevamo noi».

Un’idea tutto sommato condivisa dal consigliere Pd Sabia (attualmente in maggioranza): «Sulla questione del PAc-1, quando nel novembre 2016 la pratica arrivò in Consiglio comunale (dopo che la Giunta Mariani lo aveva adottato già una volta, escludendo la variante al Pgt, il 19 maggio 2015, con delibera n. 104, ndr) noi contestammo il tema del consumo di suolo, che consideravamo inaccettabile già di suo. È una questione che ci vedeva fortemente contrari, per il semplice fatto che si trasformava un’area di verde, per quanto incolto, in due capannoni buttati lì. Noi contestammo di base il principio amministrativo e politico. Poi, per quanto riguarda la genesi e i rapporti personali e cose del genere, noi non avevamo nemmeno informazioni specifiche che ci consentissero di fare accuse mirate al riguardo».

«Poi c’era anche un’altra questione - ha proseguito Nava - su cui ho molto combattuto: quella della chiusura di un pozzo, che era stata fatta tempo prima (nel 2015, ndr). Questo pozzo (dato in concessione a Reti Più, società del Gruppo AEB-Gelsia, e quindi partecipata dal Comune di Seregno, ndr) sarebbe stato chiuso perché l’acqua non era più buona. Io chiesi con varie interpellanze l’accesso agli atti e ai documenti che dimostrassero in base a quali valori l’acqua del pozzo fosse inquinata (chiesi anche di vedere documenti relativi ad altri pozzi): tutti parevano d’accordo con me sul fatto che la questione andava approfondita. Quindi, mi era arrivata l’indicazione di fare domande sulla questione, e allora cominciai a farle, presentando anche un esposto. Solo per fare domande, per capire come funzionasse. E siccome le risposte, dopo mesi, non me le hanno mai date, i dati sull’inquinamento non c’erano, era lecito e normale per me insistere con le domande. Poi la Giunta è caduta, e mi sono dimesso».

Ed ora che piega ha preso la questione? «Sono stati prodotti dei documenti - ha riferito Nava -, che a me non avevano mai dato, dove si dimostrava la buona condotta di chi ha gestito la questione. Cioè, il pozzo era inquinato, e quindi è stato chiuso, punto. Ma la cosa non mi riguardava più, non avendo io più alcun titolo, quindi non ho potuto approfondire. Prima di andarmene, avevo consegnato la documentazione al Commissario prefettizio, e quindi sicuramente qualcuno le ha dato un’occhiata. Non sono certo venuti ad avvisarmi per dirmi come stesse andando, ho dovuto interessarmi io. Di sicuro qualche informazione definitiva arriverà. Adesso è tutto sotto indagine».

La vicenda è nota al popolo seregnese. E cosa avrebbe comportato questa operazione di chiusura del pozzo? «La cancellazione della fascia di rispetto nei confronti società di un tizio che voleva fare un distributore di benzina. Che poi lo aveva fatto e, una volta realizzato, l’aveva fatto sparire... Il punto è che ci sono fotografie - io le avevo anche allegate - dove c’era un distributore e il giorno dopo era stato tutto chiuso. Distributore che non si poteva ancora fare, almeno a quanto mi risultava, perché la fascia di rispetto non era stata ancora ufficialmente dichiarata chiusa. Queste sono le notizie che avevo, ma erano tutte domande, osservazioni, perché di risposte definitive non ne ho mai avute».

Contrasti si ebbero anche, tra la fine del 2016 e la prima metà del 2017, sull’affare dell’aggregazione tra il Gruppo AEB-Gelsia e Ascopiave, quest’ultimo costituito da un insieme di società attive nella realizzazione di impianti per la distribuzione di energia elettrica e gas metano. Sede centrale a Pieve di Soligo (TV), quotato in Borsa dal 2006 (nel segmento FTSE Star), il modello Ascopiave offriva un’occasione sfiziosa per privatizzare e, secondo la linea promossa dall’asse Mariani-Mazza (che verrà smentita solo nel settembre 2017 da un parere del Consiglio di Stato sulla Legge Madia), finanche quotare in Borsa la società partecipata al 77,1% tramite AEB Spa dal Comune di Seregno.

«Su questo tema i dissapori della Lega si fecero ancora più evidenti - ha ricordato l’ex 5S Mario Nava - quando alcuni consiglieri della Lega si dettero per malati per far mancare il numero legale sufficiente a far approvare la mozione. Io lo chiamo il “botto di coscienza”, perché nella Lega come in tutte le parti ci sono persone hanno un minimo di etica e di coscienza. Poi però ci sono quelli che si ostinano a voler fare una determinata cosa come vogliono, e sotto ci può essere qualsiasi cosa. Uno può essere un folle, che è convinto in buona fede che vada bene così, oppure ha qualche interesse per qualcuno».

Allo stesso modo, rievoca Sabia: «Noi eravamo contrari all’operazione di fusione tra Gelsia e Ascopiave, perché non vedevamo le corrette sinergie industriali, ritenevamo che Gelsia finisse assorbita e controllata dalla società facente capo al Veneto, e avevamo dubbi sul tipo di relazioni che avevano permesso quest’ipotesi di operazione: la vicinanza politica, in sostanza, dei mondi dei seregnesi e quelli di Ascopiave. Poi a fermare l’operazione non fummo noi dell’opposizione, ma le diverse anime della maggioranza, a causa delle defezioni di massa dalle sedute del Consiglio comunale».

Anche Pietro Amati in quei Consigli - ci ha dichiarato - avrebbe votato contro. Così come il resto della minoranza, fra cui William Viganò (e la sua, connessa lista civica “W Seregno”) e Tiziano Mariani (oggi come allora esponente di opposizione della lista “Noi Per Seregno”). Il primo, da noi contattato, ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione; quanto al secondo, è mancata la possibilità di contattarlo per via della linea occupata. «Eravamo contrari - rammenta Amati - a questa operazione in Borsa. Quindi, che venisse a mancare il numero legale (e accadde più di una volta), a noi andava benissimo. Credo che ci fosse una sorta di “tacito accordo”, nel senso che sia la minoranza sia una parte della maggioranza accettarono questo dato di fatto».

Da un punto di vista politico, dunque, a detta degli intervistati, molte opacità. E forse, nell’opinione dei più, anche qualche favoritismo verso i soliti imprenditori? «Questo - ha dichiarato infatti Mario Nava - è quel che diceva la gente: e cioè che i soggetti che ne hanno tratto vantaggio avrebbero fatto parte della cerchia di quelli che si presumeva fossero da sempre in affari con la Giunta. Le uniche informazioni che ho avuto le ho apprese da Infonodo, che (essendo online) era l’unica testata che allegava documenti verificati e verificabili, perché su altre fonti scritte non trovavi niente. Molte questioni che stavo seguendo non hanno mai avuto risposta. Ad esempio, la scelta scellerata di proseguire e insistere per fare arrivare la Metrotranvia a Seregno, causando tutto un incremento di costi, di spesa di gestione per decine e decine di milioni di euro. E anche lì le risposte c’erano sì, c’erano no. Dovevamo andare a cercarci i documenti perché non avevano digitalizzato nulla».

Subito dopo le elezioni amministrative del 2015, nell’adozione e/o approvazione di determinate pratiche, come il piano G.A.M.M., è stato mai rilevato qualcosa di strano? «No, appena arrivato in Consiglio comunale è stato difficile prendere le misure - racconta Nava -. C’è stato un momento iniziale di assestamento, in cui leggevo, ascoltavo, prendevo nota, cercavo documenti, ecc. Poi purtroppo, per la maggior parte delle questioni comunali, i documenti da leggere riguardavano questioni economiche e di bilancio, che lasciano poco tempo per andare a vedere cose che interessano di più... Non potevo interessarmi a pratiche come la G.A.M.M.: appena entrato in Consiglio comunale io non sapevo nulla, non sapevo neanche delle chiacchiere che c’erano sotto. Non ho preso questa cosa come possibilità per qualcuno di influire, pagare o contrattare un favore. Ho solo potuto far osservare che, dal punto di vista della circolazione stradale, era un’assurdità: che ciò sia avvenuto perché si voleva fare un favore, non posso né sostenerlo né dimostrarlo».

Perché sarebbe stata un’assurdità? «Quello che io contestavo era la cessione e l’urbanizzazione di quel terreno lì, che era un obbrobrio, perché veniva tutto cementificato. Però poi la Giunta gli ha dato la concessione, un’altra Giunta avrebbe potuto dare la concessione ad un altro. Quello su cui pesantemente intervenivo era il fatto dello stravolgimento della circolazione, che a mio avviso non aveva alcuna giustificazione, se non un evidente vantaggio per chi aveva insediato l’attività commerciale. Se fanno un senso unico in modo da avere l’ingresso agevolato alla struttura, perché, dicevano, la gente uscendo magari fa un incidente, veniva da chiedersi come mai in altre strutture sia normale incrociare altri veicoli: se stai a destra e l’ingresso ce l’hai a destra, puoi svoltare, ma se quello che hai di fronte deve girare dentro lì, deve dare la precedenza a chi arriva, come nella grande maggioranza dei casi di accesso a una media struttura di vendita».

C’era il sentore che ci fosse una variante al Pgt o no? «Era stata richiesta come variante, da quello che risultava a me, però precedentemente all’insediamento della Giunta Mazza. Una delle cose che era stata contestata anche durante le elezioni era che la Giunta precedente avesse fatto delle cose (aggiunte, modifiche, variazioni o diavolerie) durante la campagna elettorale, all’ultimo».

In ultima analisi, il capogruppo Pd Leonardo Sabia, a nostra domanda, concorda su un dato: «Sì, giravano voci sull’asservimento dell’amministrazione agli interessi privati, ma non si sono mai viste pistole fumanti o prove indubbie di cose del genere. Giravano voci, quello sì».

 

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