Seregnopoli, Mr. G.A.M.M. a braccetto con la Procura

SPECIALE SEREGNOPOLI/Parte settima. L’infiltrato di Lugarà nell’ufficio smistamento notizie di reato della Procura: così fu rivelata l’indagine in corso su pezzi dell’amministrazione e dipendenti comunali.

Seregnopoli, Mr. G.A.M.M. a braccetto con la Procura
La Procura della Repubblica di Monza - ph tratta da merateonline.it

LUGARA’ Antonino: «senti, tu sei in Tribunale e… a Monza in Procura?»

CARELLO Giuseppe: «»

LUGARA’: «senti, dobbiamo verificare, perché avevo fatto un esposto…»

CARELLO: «mmh!»

LUGARA’: «…in Procura… per una questione edilizia, qua a Seregno, qualche anno fa»

CARELLO: «sì!»

LUGARA’: «per non venire fino a Monza, volevo capire se han dato esito alla mia richiesta o hanno archiviato? Come si può fare a capire, a vedere?»

CARELLO: «eh, se mi dai gli estremi posso al volo guardare, vediamo»

La conversazione telefonica intercettata risale al 1° febbraio 2016: Lugarà chiede a un suo “amico” della Procura - come lo definirà (ancora una volta intercettato) in un colloquio con l’assessore Ciafrone - informazioni riguardo a un’indagine sorta da un esposto da lui formalizzato tempo prima. Giuseppe Carello, questo il nome del funzionario dell’ufficio SDAS della Procura della Repubblica di Monza, a cui compete lo smistamento delle notizie di reato. Originario di Francica (Vibo Valentia) ma residente a Giussano, dov'è stato per 10 anni consigliere comunale in quota Udc, il funzionario si mostra fin da subito disponibile ad assolvere alle richieste dell’imprenditore melitese: «allora - gli spiega Lugarà - l’ho fatta io, l’avevo mandata a (inc) e allo (inc) avevo fatto la PEC il 30 marzo 2015 (…) 30 marzo 2015, contro chi? (…) contro… l’avevo fatto… contro chi l’avevamo fatto? L’avevo mandata… Immobiliare Umberto Primo». Carello acconsente e si ripromette di dare un’occhiata: «Lugarà Antonino, ok, ora controllo dai, se trovo qualcosa ti chiamo».

Quindi Carello lo richiama. Seguono i tentativi di Lugarà di suggerire a Carello le “parole chiave” da digitare nella banca dati della Procura per risalire alle informazioni che gli servono: «ascolta, ma tu come avevi detto che l’hai fatto ‘sto esposto?». Lugarà: «l’ho fatto per e-mail certificata…».

CARELLO: «…se tu l’hai mandata come posta certificata con allegato documento e carta d’identità allegato e controfirmato, allora magari viene presa in considerazione, sennò lasciano il tempo che trovano questi, ste cose qua, capito?»

LUGARA’: «ma avrebbe dovuto… io l’ho mandata anche al Comune, il Comune avrebbe dovuto mandarglielo al Tribunale, eh… (…) prova a guardare come Comune di Seregno»

CARELLO: «ascolta, come Lugarà non trovo niente io»

LUGARA’: «e come Comune di Seregno?»

Il giorno dopo Carello informa Lugarà che la ricerca sulla Immobiliare Umberto Primo non ha prodotto risultati. Utilizzando invece la parola chiave “Comune di Seregno”, si scoprono i nomi di alcuni soggetti iscritti nel registro degli indagati: nomi di dirigenti e membri della Giunta comunale di Seregno:

CARELLO: «ascolta Grisafi (Calogero, deceduto mesi prima, ndr) ti dice qualcosa?»

LUGARA’: «(…) sì, Grisafi sì»

CARELLO: «Greco, Greco (Franco, ndr)?»

LUGARA’: «Greco pure»

CARELLO: «Santambrogio (Santambrogio Carlo, ndr)?»

LUGARA’: «Santambrogio pure»

CARELLO: «Ciafrone (Ciafrone Gianfranco, ndr)?»

LUGARA’: «chi? (…) Ciaffrone (…) lui è assessore»

I nomi che vengono fatti sono dunque quelli dei dirigenti comunali Franco Greco e Carlo Santambrogio, e dell’assessore Gianfranco Ciafrone. Lugarà e Carello si danno appuntamento il giorno dopo, in mattinata, per discutere della questione («devo venire a fare due carichi pendenti al casellario…»). Il 3 febbraio 2016 i Carabinieri, eseguendo un’operazione di controllo e pedinamento, accertano l’incontro fra i due presso l’ufficio del Casellario del Tribunale di Monza. In seguito, per via telefonica, Lugarà comunica a Carello che l’esposto «l’abbiam trovato ma il giudice l’ha archiviato (…) eh, quando un magistrato non indaga su una cosa che non sa neanche da che cosa si parte».

Inutile sarebbe stato fare opposizione: l’esposto - spiega Carello, intercettato al telefono l’indomani - risale al 2014: «è troppo vecchia, ormai non si può fare più niente»; si dovrebbe «fare tutto ex novo… ai sensi del 408 (inc) di essere avvisato se in caso va… (inc)». Quando Lugarà lo chiama, secondo le ricostruzioni degli inquirenti è seduto con l’imprenditore Emilio Giussani, a proposito del quale vuole sapere da Carello se siano o meno in corso delle indagini: «Giussani Emilio, sì» «non lo so… magari posso controllare, vediamo». Tornano i modi servizievoli del fiancheggiatore di Lugarà nella Procura.

E proprio da Carello il costruttore vicino alle ‘ndrine, che nel frattempo ha provato senza successo ad avvisare Ciafrone dell’indagine in corso su di lui (l’assessore alla Protezione Civile si trova in vacanza in Messico, dove in quel momento è notte fonda), viene a sapere - in un’intercettazione del 5 febbraio - che su Giussani «sì… qualcosa c’è»: l’indagine a suo carico - scrive il gip Pierangela Renda - riguarda «l’attività di gestione di rifiuti non autorizzata» ed altre attività illecite che avrebbero luogo presso la cava di cui è titolare in violazione dei confini territoriali e delle norme ambientali ed ecologiche.

Una volta rientrato Ciafrone, Lugarà fa capolino nel suo ufficio. È il 9 febbraio 2016, l’imprenditore ha appena incontrato negli uffici tecnici il segretario comunale Francesco Motolese e l’assessore all’Urbanistica Barbara Milani per discutere - ancora - della “sua” pratica, la Ex Dell’Orto. È venuto per informare Ciafrone di quanto appreso da Carello e avvertirlo di stare attento da quel momento in poi a quello che dice al telefono. Così i due, intercettati ambientalmente:

LUGARA’: «(parla a bassa voce, ndr) (inc) …in Tribunale c’ho un amico… che mi ha detto che c’è un’indagine in corso! Tu e Greco (inc)… un’indagine in corso in cui tu sei dentro… (inc) lui»

CIAFRONE: «no, no, per carità!»

LUGARA’: «Santambrogio, Greco, Grisafi, anche se non c’è più ormai, che se non fosse in cielo lo avrebbero arrestato!!»

CIAFRONE: «Ma del Comune parli? Un’indagine (inc)… del Comune?»

(…)

LUGARA’: «Sì, per notizia! Dovete stare attenti!!»

Ciafrone tuttavia si dice «tranquillissimo». Anzi, aggiunge, è «strano che non c’è dentro …(inc) e non c’è dentro Giacinto (Mariani, vicesindaco di Seregno, ndr)». Seguono altre considerazioni di Lugarà («No, io non gli ho chiesto! Entrato, parlato veloce con quello lì, però c’erano i Carabinieri di Seregno e me ne sono andato, perché se mi vedono con questo a parlare!»), anche sul conto di Giussani («Invece a Emilio c’era un’indagine che la sta seguendo Milano per le scorie!! Intercettazioni telefoniche lì! Infatti, io gliel’ho detto di stare attento» «l’altro giorno sono usciti anche a fare delle verifiche, cose!! Io gli ho detto: “Emilio, tu devi stare un po’ fuori gioco, un po’!”»).

Ciafrone, dal canto suo, commenta la notizia del coinvolgimento nell’indagine (anche) di Giussani: «Emilio con noi… ce l’hanno a morte con noi da quando comunque abbiamo detto basta ai fornitori e ce l’ha a morte con noi, per cui… Più che… quando io facevo l’assessore ai lavori pubblici, l’ha escluso. Non è che gli ho detto “no!”, però abbiam voluto fare un turn-over e l’abbiamo escluso e lui: “aaaahhh!! Ohhhhh!!!”; ha fatto un casino!». Gare d’appalto che, evidentemente, girava voce fossero pilotate, in quanto i lavori venivano affidati sempre agli stessi soggetti. Fino a quando non si decise di “alternare”.

«Sai cos’è la rabbia che ho? - prosegue Ciafrone nel dialogo intercettato il 9 febbraio - La rabbia è che indagano su di noi… ma alla fine ragazzi, ma qua, qua sopra, perché lavorava Emilio Giussani? … Perché le determine …inc… mi fa “te fe murì! faccio io”. Ma tu lo sai che lo dicevo a Giacinto (Mariani, ndr) l’anno scorso… io non so neanche chi ha vinto! Io lo so dopo due-tre giorni chi ha vinto. (…) L’altra volta mi hanno detto: “Toro ass…”; Toro, Toro quello della neve che ha vinto anche le strade, io l’ho saputo dopo due giorni che la gara era conclusa…». Ciafrone, nel prendere platealmente le distanze da quel sistema, sembra quindi rivelare di riflesso dettagli sconvolgenti sulle modalità con cui nel Comune di Seregno si usava aggiudicare certi appalti. Le risposte, molto probabilmente, le avremo dall’inchiesta Seregno-2.

Per questi fatti, “l’infiltrato” Giuseppe Carello è accusato di rivelazione di segreto d’ufficio in concorso con Lugarà, che - stando alle carte - lo avrebbe istigato, e di favoreggiamento nei confronti dei vari soggetti indagati per averli aiutati a «eludere le investigazioni delle autorità». Ciafrone, lo scorso 22 gennaio, è stato invece assolto in appello - con rito abbreviato - dall’accusa di abuso d’ufficio perché i fatti a lui contestati non costituiscono reato.

A tanto, quindi, si sarebbe spinta l’ingerenza di Lugarà nell’alveo della pubblica amministrazione.

 

7.continua

 

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