Seregnopoli, parla l’avv. Leanza: «Art. 15 per favorire Lugarà? È un’illazione»

LA DIFESA. Parla l’avvocato Marco Leanza (legale di Facchinetti): «Non c’è nessuna variante: la terza corsia su via Valassina rientra nei poteri della Giunta». Riguardo al marciapiede e alla relativa cessione gratuita da parte di G.A.M.M., non ci sarebbe alcun interesse del privato. «Assurdo sostenere che via Dell’Oca, da PGT, dovesse essere pedonalizzata».

Seregnopoli, parla l’avv. Leanza: «Art. 15 per favorire Lugarà? È un’illazione»
Tavola illustrativa del progetto G.A.M.M. tra via Valassina e via Dell'Oca, a Seregno

Un altro profilo rilevante su cui l'accusa del processo Seregnopoli ha puntato il faro - oltre a quello della presunta corruzione urbanistica - riguarda la questione della legittimità o meno della pratica di Lugarà.

Una serie di membri della Giunta e di funzionari comunali avrebbe spinto - secondo i PM -, incontrando non pochi impedimenti burocratici, per accelerare l’iter di adozione e approvazione del Piano attuativo relativo all’area Ex Dell’Orto di proprietà della G.A.M.M. Srl., società riconducibile a Lugarà medesimo, dal 5 luglio 2015 sino all’adozione con delibera di Giunta del 30 luglio 2015, n. 147, alla successiva approvazione, e anche in seguito, durante la fase di esecuzione del progetto.

Su questo punto, anche alla luce della testimonianza resa dall’ex assessore comunale all’Urbanistica Barbara Milani durante la scorsa udienza del 23 novembre, l’avvocato Marco Leanza, difensore dell’imputato Facchinetti, e quindi conoscitore di tutti gli aspetti concernenti la fase di adozione della pratica G.A.M.M. (in cui Facchinetti aveva il ruolo di responsabile unico del procedimento), dissente vigorosamente: «La teste dell’accusa che è stata escussa in aula è, in realtà, servita alla difesa. Di sfavorevole alla difesa non c’è niente. L’unica cosa è la consulenza di Giacinto Rimoldi (c.t. del pm, ndr) che però è stata fortemente contrastata da noi difensori. Questo per quanto riguarda la questione della illegittimità della pratica. Lo stesso Tribunale del riesame, nel provvedimento di revoca delle misure cautelari, ha escluso che ci fossero delle irregolarità sulla pratica di Lugarà».

Avvocato, l’accusa ritiene che sia l’art. 15 del Piano delle Regole a consacrare il favoritismo nei confronti di Lugarà, consentendo a pratiche come la sua di transitare per la Giunta, e non per il Consiglio comunale, dato che altrimenti - stando alle parole del consulente tecnico dell’accusa - la sua pratica sarebbe stata in variante allo strumento urbanistico generale. Non trova?

«L’art. 15 è un articolo fondamentale, perché consente la riconversione funzionale di fabbricati a uso produttivo dismessi. Se non ci fosse stata una norma di questo genere, Sesto San Giovanni sarebbe ancora una cattedrale nel deserto. Perché tutte le industrie - adesso che c’è il terziario e anche il residenziale - sono state convertite. Se io ho un’industria, e quell’attività la delocalizzo in Cina, sicché io lascio il rudere in mezzo alla città, cosa faccio, lascio il rudere? È meglio recuperarla. Magari ci faccio un’attività direzionale, uffici, etc. per evitare che rimanga un rudere, quindi degrado e quant’altro… L’art. 15 è una norma del PGT, che non c’entra nulla con il Piano attuativo di Lugarà, essendo stato approvato nel 2014. Lugarà non c’entra nulla con quella norma. Poi, se questa norma fosse stata introdotta per favorire Lugarà, mah… questa è un’illazione

Nell’ordinanza di custodia cautelare sono evidenziati gli «atti contrari ai doveri d’ufficio» del sindaco Mazza e del consigliere comunale Gatti «estrinsecatisi nell’iter procedurale» (punto 1 del capo 1 del provvedimento). E la frase di Mazza, intercettato al telefono con Lugarà, subito dopo l’adozione della sua pratica (il 30 luglio 2015): “ogni promessa è un debito”? Come inquadrarla?

«Quella frase era riferita all’adozione Piano attuativo. Cioè, Lugarà ha approfittato dell’art. 15 per attuare la riconversione. Però la riconversione di G.A.M.M. è l’attuazione dell’art. 15, senza alcuna variante. Il consulente tecnico del pm (Giacinto Rimoldi, ndr) individua la variante - e questo è il punto su cui maggiormente ci scontriamo con l’accusa - su via Dell’Oca e su via Valassina. Cioè sulle modifiche alla viabilità che sono state fatte su via Valassina. Ma è ridicolo, perché una modifica alla viabilità viene adottata con un provvedimento di Giunta. Vada a vedere a Milano, corso Buenos Aires: lì il Comune di Milano ha fatto la ciclabile, ma mica è passato dal Consiglio comunale! È un provvedimento della Giunta comunale, che ha poteri in materia di circolazione stradale conferiti dal codice della strada. Quindi è ridicola la tesi del consulente. Ma, tra l’altro, su una mia domanda, riguardo a via Valassina, dove hanno creato una corsia per l’immissione dentro al centro commerciale, il consulente è tornato sui suoi passi. È stata fatta una terza corsia all’interno della carreggiata per favorire l’ingresso dei veicoli. Ora, tutto quello che rimane all’interno della sede stradale, lo può fare la Giunta perché attiene alla viabilità e rientra nella sua competenza: non costituisce variante

E su via Dell’Oca?

«Per quanto riguarda via Dell’Oca, il consulente dice che essendo stato realizzato un marciapiede in via Dell’Oca, questo è variante, perché avrebbe ampliato via Dell’Oca. Anche qui è ridicolo, perché il marciapiede non è una variante, è un’opera di urbanizzazione primaria fatta all’interno di un Piano attuativo - che è un piano di lottizzazione - e ceduta al privato, in questo caso addirittura gratuitamente. Lugarà ha arretrato la recinzione perché glielo ha chiesto il Comune, e lo ha fatto gratuitamente - una cessione gratuita. Via Dell’Oca quella era e quella è rimasta. Le opere di urbanizzazione sono state fatte all’interno del Piano attuativo. Si tratta proprio dell’ABC dell’urbanistica. Che a tratti il consulente dimostra di non conoscere.»

Stava dicendo, a proposito della frase “Ogni promessa è un debito”?

«“Ogni promessa è un debito” riguarda le tempistiche. Siccome il Piano attuativo, già completo prima delle elezioni, subiva tutti questi ritardi, Lugarà andava in Comune a sollecitarli. In quel periodo c’erano due piani attuativi. L’altro era andato velocissimo ed era stato approvato prima delle elezioni. Quello di Lugarà - forse proprio perché si chiamava ‘Lugarà’ - subiva invece dei rallentamenti. Nel caso di Lugarà hanno addirittura sforato il termine di 90 giorni dalla presentazione del piano ai sensi della normativa regionale. I carabinieri dicono che la pratica Lugarà andava più veloce delle altre, ma evidentemente non conoscono la legge, e noi lo abbiamo contestato nel dibattimento. Ripeto, noi di illegittimità non ne vediamo, e credo che il dibattimento stia confermando questa nostra posizione. “Ogni promessa è un debito” secondo noi va imputata a un modo di esprimersi - io comunque non difendo Mazza, tutto quello che riguarda la corruzione urbanistica non è una parte dell’indagine che mi interessa perché non riguarda il mio assistito - che credo faccia parte di un malcostume dei politici per far capire che ti agevolano quando non ti agevolano. Così è secondo noi.»

Bisogna capire a cosa si riferiscano gli inquirenti nella loro valutazione: cioè bisogna stabilire rispetto a che cosa, a quale tipo di pratiche andava più veloce quella di Lugarà. Probabilmente più veloce rispetto alle pratiche che normalmente passano per il Consiglio comunale in quanto in variante al PGT (punto 2 del capo 1 dell’ordinanza).

«Sì, quella è la tesi dell’accusa sul fatto che ci fosse la variante. Ma hanno fatto finta di non vedere che c’è l’art. 15 del PDR e che, rispetto ai termini previsti, c’è di fatto un aggravio di procedura. Questo sì.»

E che dire della frase intercettata della dipendente Antonella Cazorzi: “Il bando è qualcosa che doveva passare per il Consiglio comunale”?

«Su questo il Tribunale del riesame si è pronunciato.»

Appunto, glielo chiedo per questo.

«L’intercettazione ambientale, come tutte le altre, risale a una data posteriore all’approvazione del piano G.A.M.M. (il 28 ottobre, ndr): in quella intercettazione la Cazorzi, in maniera estemporanea, dato che si stava parlando di diverse pratiche, tra cui quella di Lugarà, dice che un non meglio definito bando doveva passare per il Consiglio comunale. Ora, la stessa Cazorzi non ha dato una spiegazione sul punto. È stata sentita dagli inquirenti e ha detto: “Non so a cosa mi sia riferita”. Tra l’altro nessuno può contestare che la pratica G.A.M.M. non sia un bando: il bando, tecnicamente, riguarda le gare pubbliche, non una proposta di Piano attuativo. Quindi, lei stessa non ha saputo spiegare il senso di quella frase. Ma tra l’altro la Cazorzi non era nemmeno dell’urbanistica, era dell’edilizia privata: quindi le sue competenze non le permettevano di stabilire se ci fosse o meno la variante. La variante, ripeto, non c’è. Non esiste. Se lei si va a vedere l’articolato, trova due norme, gli articoli 45 e 48 del Piano delle Regole, che consentono al privato di arretrare una recinzione fino a un massimo di due metri, senza che ciò costituisca variante. Lugarà l’ha arretrata di un metro e cinquanta. Io ho una variante quando vado a cambiare la zonizzazione. Quando ad esempio ho un’area verde e io la modifico mettendo un fabbricato residenziale o polifunzionale o una media struttura di vendita. Ma in questo caso la variante, vale a dire di passare da uso produttivo dismesso a polifunzionale, era lo stesso PGT a consentirla.»

Secondo l’accusa, Lugarà, con la modifica della destinazione d’uso di quest’area che prevedeva anche degli interventi in via Dell’Oca e in via Valassina su quella aiuola…

«Sì, l’aiuola è stata realizzata semplicemente per creare una terza corsia in funzione dell’accesso al centro commerciale e, lo ha detto lo stesso consulente dell’accusa, non costituisce variante. L’aiuola rimane sempre all’interno della carreggiata, serve solo ad evitare lo scontro frontale tra veicoli, come uno spartitraffico.»

…sì, d’accordo, però - stavo dicendo - per quanto riguarda questo intervento nel suo complesso e l’asserita modifica della viabilità di via Dell’Oca, si legge nelle carte (lettera a del punto 5 del capo 1 dell’ordinanza) che sarebbe stato realizzato un «cambiamento della destinazione di via Dell’Oca, adiacente all’area di intervento, che era prevista come uso pedonale e che, in variante al PGT, viene modificata con il Piano attuativo in carrabile per favorire l’accesso ai parcheggi e ai depositi del centro commerciale, nell’esclusivo interesse del privato».

«Qui il giudice e l’accusa sbagliano, perché via Dell’Oca è sempre stata carrabile e lo è tuttora. L’unica variazione che è stata apportata con il Piano attuativo è stata l’aggiunta di un marciapiede…»

D’accordo, ma l’accusa contesta che l’opera sia stata realizzata «nell’interesse esclusivo del privato» e che ci sia stato, quindi, un errore nello «scomputo degli oneri di urbanizzazione». Non è così?

«L’accusa ritiene che via Dell’Oca da PGT fosse destinata ai pedoni, per cui si sarebbe dovuto non fare un marciapiede, ma renderla pedonale. Questa è la tesi del consulente dell’accusa. Questa omissione è stata fatta in funzione dell’interesse di Lugarà affinché mantenesse la destinazione carrabile. È un’accusa illogica, lì il consulente dell’accusa si è arrampicato sugli specchi per provare un’illegittimità che non esiste. Via Dell’Oca non è destinata da PGT ad essere pedonalizzata, ma è destinata a una funzione promiscua fra traffico stradale e traffico pedonale. Nelle tavole allegate al PGT su via Dell’Oca si può vedere una fila di omini. Ciò non significa che è un percorso pedonale, significa che è una strada su cui c’è anche un percorso pedonale. E il Comune, col Piano attuativo G.A.M.M., ne ha approfittato per rendere questa funzione più fruibile alla collettività creando un marciapiede. Non nell’interesse del privato che non voleva cedere l’area su cui è stato fatto il marciapiede, perché Lugarà l’ha ceduta gratuitamente. Cioè, non è stata fatta carrabile, lo è sempre stata: quello che si è fatto è stato solo aggiungere un marciapiede nell’interesse della collettività. Ma la viabilità è rimasta invariata: su Google Maps si vede pure un divieto d’accesso ai mezzi pesanti superiori ai 3,5 tonnellate: lo trova nel 2010 come anche oggi.»

E mi dica degli oneri.

«Allora, se in Piano attuativo viene realizzata dal privato un’opera che serve alla collettività, tale opera viene ceduta al Comune. La legge della Regione Lombardia in materia di PGT dice che se il privato, soggetto attuatore, realizza opere di urbanizzazione primaria - quindi fruibili non solo dai residenti ma anche da tutta la collettività - il costo di queste opere (asfaltatura della strada, illuminazione, ecc.) viene scomputato dagli oneri di urbanizzazione: le opere vengono eseguite “a scomputo”, è la legge che lo dice. Nel caso di Lugarà l’esborso è stato di quasi un milione di euro

Per quanto riguarda l’aumento di superficie, previsto nel Piano attuativo di Lugarà, viene rilevato un errore nello scomputo?

«Sì, questa è l’accusa che viene fatta ad alcuni tecnici comunali, che però hanno chiarito. Ma lo stesso gip che li ha interrogati ha affermato che i conteggi erano corretti e ha revocato la misura, senza che abbiano dovuto ricorrere al Tribunale del riesame.»

Lei ha detto che la parte dell’iter che la riguarda è essenzialmente quella dell’adozione della pratica G.A.M.M. Ma Facchinetti è stato intercettato anche nella fase post-approvazione. Risulta da alcune intercettazioni che Facchinetti convenisse sul fatto che via Dell’Oca fosse stata allargata. Lei cosa ne pensa?

«Gliel’ho detto, noi in questo non ci vediamo nessuna variante: un marciapiede, realizzato nell’interesse della collettività e ceduto gratuitamente al comune, non costituisce variante. Per quanto riguarda le intercettazioni, è ovvio che Facchinetti sia stato intercettato anche dopo, sa, essendo un Comune piccolo… lì poi c’era un problema di bonifica: “prima demolisco, anzi no, prima faccio la bonifica”, e lì Lugarà voleva bonificare senza demolire… insomma erano tutti problemi di questo tipo. Altra discussione, poi, riguardava il problema di una palazzina, vicina all’edificio dove è stata realizzata la media struttura di vendita. “E lì - questa era la discussione - cosa ci posso mettere, ci metto una palestra, ci faccio due piani? …”. Cioè, erano tutte problematiche di cui parlavano negli uffici, e ogni tanto anche Facchinetti diceva la sua, ma era una cosa del tutto spassionata, insomma.»

E la modifica della viabilità per quanto riguarda carico e scarico?

«Anche qui l’accusa si sbaglia: noi sosteniamo che non ci sia stata una modifica della viabilità, perché carico e scarico si fa dal retro. E tutto quello che avviene nel retro del supermercato avviene in via La Malfa. Via La Malfa era strada privata e strada privata è rimasta, quindi nessuna variazione. Se nell’iter successivo all’approvazione ci può essere una qualche stretta per portare avanti il Piano attuativo, è solo per ragioni di bilancio, perché il Comune doveva incamerare i soldi di Lugarà. Lei capisce, in un Comune piccolo come Seregno, se si deve incassare un milione di euro di oneri di urbanizzazione, insomma, fa la differenza… Quello che noi sosteniamo ha avuto anche l’avallo dei tre giudici del Tribunale del riesame di Milano. E le dirò di più…»

Dica.

«Se la giustizia penale funzionasse meglio, cioè se i giudici penali culturalmente fossero più preparati, non si arriverebbe in un dibattimento a coinvolgere funzionari del Comune per bene in una vicenda come questa. Se al posto del gup, che probabilmente di urbanistica o di pubblica amministrazione non capisce nulla, ci fosse stato un magistrato del TAR, questa parte del processo probabilmente nemmeno sarebbe nata. Questo purtroppo è il problema della giustizia penale

 

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LA REPLICA. Parla l'Avv. Leanza: «Mi sono limitato a fare alcune precisazioni»

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