Seregnopoli, parla l'avvocato Ricci (legale di Lugarà): «Una ricostruzione mediatica»

LA DIFESA. Nessuna 'relazione pericolosa': "le intercettazioni non hanno portato a nulla". Niente irregolarità o favoritismi nella pratica amministrativa: approvata oltre i termini di legge. "Dimostreremo con testimoni che c'erano soluzioni alternative al preliminare".

Seregnopoli, parla l'avvocato Ricci (legale di Lugarà): «Una ricostruzione mediatica»
L'avvocato Luca Ricci, difensore dell'imprenditore Lugarà (foto affaritaliani.it)
Seregnopoli, parla l'avvocato Ricci (legale di Lugarà): «Una ricostruzione mediatica»

«Siamo in una fase delicata del processo, non so se il mio cliente abbia intenzione… anzi, tenderei a dirle di no. Potrei provare a interpellarlo, ma… Direi che per noi, in questo momento non è… non è d’interesse, ecco».

Così l’avvocato Luca Ricci, in collegamento telefonico dal suo studio legale, alla richiesta di WordNews di poter intervistare il suo assistito, l’imprenditore calabrese Antonino Lugarà, imputato nel processo Seregnopoli per corruzione urbanistica insieme all’ex sindaco Edoardo Mazza (FI) e ad altri undici imputati. Tra le accuse a suo carico spicca, infatti, quella di aver procurato voti nelle elezioni giugno 2015 in cambio dell’approvazione di un Piano attuativo per la riconversione di un’area industriale dismessa in via Valassina. L’avv. Ricci ha preferito, per ragioni di opportunità, ‘surrogarsi’ nell’intervista al posto di Lugarà rispondendo a suo nome alle nostre domande.

Che cosa pensa in generale del fatto che la ‘ndrangheta [a cui Lugarà sarebbe stato vicino, ndr] abbia avuto e abbia tuttora nella nostra regione un peso considerevole nel condizionamento dell’attività di molti imprenditori?

«Vede, proprio questo presupposto è del tutto insussistente, per quel che ci riguarda. Qui c’è stata una costruzione, diciamo… più mediatica che d’indagine vera e propria, su un eventuale possibile collegamento che non c’è e non c’è mai stato con qualche soggetto che veniva ritenuto appartenere alla ‘ndrangheta, neanche con associazione o con altre persone che orbitano nell’ambito di qualche locale, o con ruoli ufficiali o apicali. Diciamo che il collegamento Lugarà–‘ndrangheta è un collegamento che non esiste, nemmeno processualmente, non è mai stato contestato. È l’ipotesi di un carabiniere che ha fatto delle indagini che hanno portato a un nulla sostanzialmente, nonostante numerosissime intercettazioni ed altro. E quindi già rispondere su questo vuol dire che il taglio è quello di pensare che c’è questa situazione, che invece non riguarda Lugarà. Lugarà è un imprenditore, ha proposto una…»

Un Piano attuativo.

«…una pratica amministrativa-urbanistica al Comune di Seregno, lo ha fatto nei limiti di legittimità e… ed è finito in mezzo a questo tritacarne, nel quale peraltro noi ci difendiamo. Anche la stessa ipotesi accusatoria non ha nulla a che vedere con la ‘ndrangheta.»

Questo certo, so benissimo che il capo d’imputazione è quello di corruzione urbanistica, …

«Sì.»

…di usura - perché c’è, appunto, un’altra ipotesi di reato che riguarda la presunta richiesta di restituzione di una somma di 130mila euro in soli tre mesi (a fronte di un prestito di 100mila) a Luciano Mega, altro imprenditore, che ha testimoniato nel processo - come anche di corruzione…

«Sì.»

…nei confronti del dirigente [Calogero Grisafi, ndr] che è morto suicida nel settembre 2015, quindi… so bene che, al di là di quella deposizione di un maresciallo dei carabinieri non è stata presa in considerazione la questione ‘ndrangheta. Però…

«La questione è che i due soggetti con cui si dice che Lugarà avrebbe avuto contatti: uno è…»

Mallimaci.

«Sì, il marito della cugina, che è stato, sì, condannato, ma per tentata estorsione, e non per associazione di tipo mafioso, e comunque a una pena molto ridotta, perché - come abbiamo dimostrato in sede di controesame - il Mallimaci è stato condannato a due anni e qualcosa. Con l’altro soggetto [Fortunato Calabrò, ndr], che Lugarà ha visto due volte, e queste due volte sono state addirittura intercettate ambientalmente dall’inizio alla fine, non c’è stato niente, ma zero di zero… Ed era un’occasione conviviale… Questo secondo soggetto è stato, sì, condannato per associazione di tipo mafioso, ma era un soggetto - quando lo ha visto Lugarà - totalmente incensurato. E comunque lo ha visto perché era invitato dal cugino a una cena di compleanno del figlio. E - ripeto - cena che è stata monitorata dal primo all’ultimo minuto e che non ha portato a nulla di significativo. Poi è difficile spiegarlo alla gente che legge il titolo o la sintesi giornalistica. Però questa è la realtà…»

Sì, ma la corruzione?

«Da un punto di vista urbanistico, abbiamo massacrato il perito del p.m. che non sapeva più cosa dire e cosa fare (sorride, ndr)...»

Però il perito aveva ritenuto che vi fosse una irregolarità amministrativa nell’approvazione del piano attuativo, che doveva essere approvato dal Consiglio comunale, e non dalla Giunta come accaduto, perché in variante al Piano regolatore. E questa versione coincide con la quella che diede un carabiniere della compagnia di Desio nella testimonianza resa in udienza l’anno scorso.

«E peccato che l’art. 15 del Piano delle Regole non prevedeva questa situazione (la variazione del Piano regolatore, ndr). E anzi prevedeva esattamente quello che è stato l’iter amministrativo. E che ha comportato per Lugarà un esborso di quasi 900mila euro di oneri di urbanizzazione, che in variante sarebbero stati 300mila.»

Certo, però, scusi, è proprio questo che contesta l’accusa: e cioè che sia stato modificato quell’articolo proprio in ragione di un ‘accordo’, potremmo dire, tra l’ex sindaco Mazza e il suo assistito.

«No, in realtà l’accusa non contesta questo. Perché contesta a Mazza il ruolo di pubblico amministratore in qualità di sindaco, mentre il Piano delle Regole è stato approvato dal Consiglio comunale mesi prima delle elezioni…»

Mazza era assessore all’Urbanistica, comunque…

«E non riguardava [l’ipotesi accusatoria, ndr] solo la posizione di Lugarà, ma quella di ben altri 25 soggetti che avevano svolto le osservazioni, e che all’esito delle osservazioni hanno portato alla modifica dell’articolo 15 del Piano delle Regole. Quindi approvato dal Consiglio comunale, non dal sindaco o dall’allora assessore Mazza. Detto questo, peraltro, la corruzione è un reato sinallagmatico dove il prezzo dovrebbe essere individuato dall’accusa e oggetto di… diciamo, di prova, in quanto elemento costitutivo. Qui si parla di un favoritismo elettorale che, di fatto, è poca cosa, visto che i voti che Lugarà avrebbe potuto portare sarebbero 4 o 5.»

Comunque, nel caso dell’elezione del sindaco Mazza, quello che l’accusa ha cercato di ricostruire è anche un… diciamo, un meccanismo tale per cui tutti i dirigenti comunali a vario titolo implicati nell’approvazione del piano, e che ora sono imputati, avrebbero velocizzato la pratica di approvazione.

«Ed anche questo… io non so se lei ha seguito l’istruttoria…»

Beh, da luglio a ottobre del 2015 si è passati all’adozione e poi approvazione del Piano attuativo in un modo abbastanza rapido, diciamo…

«Guardi, questa rapidità non c’è perché è stabilita dalla legge, anzi, per uno scrupolo ulteriore il Comune di Seregno ha pubblicato la delibera di adozione di luglio ai primi di settembre…»

Intanto tutti i pareri erano già stati raccolti entro la fine di luglio…

«L’ha pubblicata ai primi di settembre, pur potendola pubblicare nel mese di agosto. Non lo ha fatto proprio perché non si potesse dire, evidentemente, che ci sarebbe stato un qualche motivo per farlo approvare quando la gente è in ferie. Quindi, la delibera è stata pubblicata, sono decorsi i giorni, che sono 15 per legge, nessuno ha fatto opposizione…»

Per le osservazioni, sì…

«… e ad ottobre è stata approvata coi tempi normali di una delibera di questo tipo. Per quanto riguarda il termine fra il momento di presentazione della domanda e quello della delibera di luglio in realtà siamo andati oltre i termini di legge che sono di 90 giorni. Perché mi pare che fosse stata presentata a febbraio.»

A marzo.

«Anche marzo. Comunque, doveva essere approvata entro la fine di giugno e non entro luglio.»

E ma perché, dopo l’elezione di Mazza - io ho letto il provvedimento di adozione - sono state presentate delle modifiche dalla GAMM, la società facente capo a Lugarà, rispetto al Piano attuativo, che sono andate avanti per tutto maggio e anche una dopo l’elezione a sindaco?

«Allora, semmai le modifiche riguardano le tavole richieste dai funzionari del Comune che chiedevano al progettista di precisare meglio o di modificare qualcosa… Ma il termine di legge parla di 90 giorni dalla presentazione. La legge urbanistica è precisa, quindi la presentazione è quella avvenuta, ora non ricordo se a febbraio o a marzo, ma insomma in quel periodo lì.»

Ok.

«Però sa, ognuno la può vedere come vuole. Per noi è una pratica totalmente regolare. Suffragata anche dall’esito delle intercettazioni. Perché non c’è stata un’intercettazione - pur essendosi monitorati tutti gli uffici comunali - da cui si evince che vi sia stato un qualche favoritismo nei confronti di questa pratica, o una qualche pressione da parte dei pubblici ufficiali sui funzionari del Comune. Anzi, semmai si evince dalle intercettazioni che ci sono state delle… delle prese di posizione contrarie o al di fuori della normale prassi, come quella della agibilità parziale, che è sempre stata concessa a tutti, e che a Lugarà non si voleva concedere.»

Visto che prima ne ha parlato, a proposito degli oneri di urbanizzazione versati dal suo cliente, lei non pensa che, su questo punto, nonostante il tentativo della vostra linea difensiva di dimostrare che il Piano approvato non fosse più favorevole rispetto a quello adottato, Lugarà avrebbe potuto in qualche modo ammortizzare questo costo in virtù di quel preliminare stipulato con la iN’s Supermercati nel dicembre 2012, per la vendita di una parte dell’area interessata dalla costruzione del centro commerciale?

«Certo, questo è il punto di partenza. Nel senso che ci sono anche delle intercettazioni molto chiare fra Lugarà e il rappresentante della iN’s Supermercati il quale chiede di poter conoscere l’esito della pratica. Perché qualsiasi struttura imprenditoriale ha necessità di programmazione… Quindi, se il supermercato doveva aprire entro una certa data, dovevano sapere se il progetto poteva andare avanti, oppure no. Mi sembra una normale dialettica tra le parti. Non è vero, però, che quel preliminare avesse una clausola penale di 800mila euro perché condizionato al raggiungimento dell’autorizzazione amministrativa, dato che Lugarà non aveva neanche percepito una caparra confirmatoria, ma era tutelato da una fideiussione bancaria in caso di mancata definizione del preliminare nei termini che erano stati concordati con l’avente causa. Qui c’è proprio un errore di lettura del preliminare da parte del consulente della procura, come abbiamo dimostrato, perché la clausola penale di 800mila euro era prevista solo in caso di inadempimento, e non di mancata realizzazione della condizione che avrebbe comportato la risoluzione di diritto del contratto.»

Però è anche vero che, se non fosse stata cambiata la destinazione d’uso, o quantomeno ampliata l’area sulla quale poter realizzare un intervento, appunto, di tipo commerciale, il loro contratto non avrebbe avuto quella validità, quella importanza e, al tempo stesso, convenienza per le parti.

«E no, perché a un certo punto Lugarà - come poi proveremo con i testimoni che abbiamo sentito in fase d’indagine - aveva già anche pronto il progetto alternativo rispetto a quella situazione, che aveva dato mandato ai suoi progettisti di predisporre. Quindi, se non andava a buon fine in un modo, andava a buon fine in un altro. Era il proprietario, avrebbe realizzato un altro immobile con un altro progetto. Oppure avrebbe chiesto ulteriori e diverse autorizzazioni in Comune. Il preliminare era un’opzione, un’opportunità che un qualsiasi imprenditore del settore fa e, se poi va a buon fine - come poteva essere prevedibile, perché gli elementi legislativi perché andasse a buon fine c’erano tutti - il contratto preliminare arriva ad essere (e così è stato) un contratto definitivo. Altrimenti, come le ho detto, si sarebbe risolto, e l’imprenditore avrebbe seguito un’altra strada, come avviene normalmente in tutte le transazioni commerciali di questo tipo.»

Certo, ho capito. Invece per quanto riguarda il profilo dei “suggerimenti” per la nomina a segretario comunale di Francesco Motolese, un tema che forse nelle ultime udienze non…

«No, ma questo non è un tema in contestazione. Fra l’altro Motolese è già stato assolto perché il fatto non sussiste.»

Lo so, come anche Ciafrone. Sì, non è in contestazione, però Mazza per questo è accusato di abuso d’ufficio.

«E allora chiederà a Mazza come si difende, non ci stiamo difendendo noi da queste contestazioni.»

Sta di fatto, però, che l’accusa parla di nomina avvenuta ‘su richiesta’ di Lugarà. È vero che Motolese è stato assolto perché, secondo il giudice, non appartenente alla cerchia di soggetti che avrebbero favorito la pratica del costruttore calabrese. Ma, quand’anche a una simile condotta non sia riconosciuta rilevanza penale, altri due rilevanti capi d’accusa restano in piedi: quello del prestito a usura cui si accennava, attuato in concorso con l’ex assessore regionale Massimo Ponzoni (nel frattempo condannato in altro processo a 5 anni e mezzo per reati come corruzione e bancarotta) e il fatto di corruzione - anche questo citato - mediante due appartamenti dati in uso al dirigente morto suicida in cambio di favori all’interno del Comune. Per non parlare delle indagini (ovviamente sul conto dei suoi ‘amici’ dirigenti) rivelategli da un funzionario della procura, o dell’inesplorato tema dei favoritismi che avrebbe ricevuto dall’ex vicesindaco Giacinto Mariani (Lega Nord) e dall’ex consigliere comunale Stefano Gatti (FI), quest’ultimo considerato dai pm una vera e propria proiezione ‘lugariana’ all’interno del Consiglio. Ma, per lo stesso principio, se l’Avv. Ricci non li difende, allora nulla gli si può chiedere.

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