Seregnopoli: parlano gli ex consiglieri di maggioranza, tra organici e dissidenti

L’AFFAIRE LEGHISTA. La figura dell’ex (vice) sindaco: collettore di voti dalle cointeressenze più opache? L’ex Lega - dimissionario - Alberto Peruffo: «Aveva interesse a far votare la quotazione in borsa della Gelsia: io contrario. Le inchieste hanno confermato i sospetti». Il capogruppo Lega Edoardo Trezzi: «Nessuna pressione da parte di Mariani su cosa votare: avrei ragionato con la mia testa».

Seregnopoli: parlano gli ex consiglieri di maggioranza, tra organici e dissidenti
Il Tribunale di Monza (ph ilcittadino.it)

«Giacinto Mariani è un politico che si è fatto strada, però abbiamo avuto delle divergenze di carattere politico. Nel senso che… ecco, adesso c’è in corso un’inchiesta, quindi non è che posso dire molto di quello che penso, capisce?». A parlare - almeno fino a un certo punto - è Alberto Peruffo, eletto consigliere comunale in quota Lega a Seregno alle amministrative del maggio-giugno 2015, ed entrato a far parte della maggioranza di centrodestra in Consiglio comunale in seguito alla vittoria del sindaco Edoardo Mazza.

Peruffo si sarebbe poi dimesso ai primi di giugno del 2017, insieme al collega di partito Alberto Cantù, a causa di dissapori sorti all’interno della stessa maggioranza su alcune vicende scottanti della vita politica della città. Quando nell’amministrazione comunale si andavano già disvelando quelle anomalie che sarebbero state poi al centro del “caso Seregno”. E che già avevano indotto a fine maggio 2017 il segretario della Lega a Seregno Davide Vismara (che abbiamo di recente intervistato) e l’assessore all’Urbanistica Barbara Milani a rassegnare le proprie dimissioni, con largo anticipo rispetto a quelle dell’intero Consiglio comunale all’indomani della “retata” del 26 settembre.

Abbiamo dunque pensato di contattare quanti furono consiglieri comunali a Seregno nel periodo 2015-2017, a cominciare da quelli di maggioranza, allo scopo dichiarato di porre loro alcune domande su quello che fosse stato il clima nell’amministrazione comunale dell’epoca. A cominciare dalla loro opinione sulla figura di quello che il processo Seregno-1 e l’inchiesta Seregno-2 descrivono - intercettazioni alla mano - come il vero dominus di quel sistema.

Numerose le reticenze (prevedibili) che sul tema abbiamo incontrato. Oltre a Peruffo, da noi contattato tra il 6 e il 7 gennaio scorso, anche il capogruppo della Lega nell’attuale amministrazione di centrosinistra Edoardo Trezzi - figlio di Ettore, che di Mariani è avvocato - sulle prime ha replicato evasivamente: «Se questa è una chiamata meramente diretta a conoscere i miei rapporti o quant’altro con la persona Giacinto Mariani - così rispondendo al telefono in data 8 gennaio - le dico fin da subito che non rilascio dichiarazioni».

Ma dal punto di vista politico? «Quello che le posso dire è che io sono stato consigliere purtroppo solo per due anni, perché poi, quando è uscita l’inchiesta, abbiamo giustamente rassegnato le dimissioni, noi come Lega, per dare un segnale forte e discostarci da tutto questo, visto che si parlava di infiltrazioni di ‘ndrangheta. Ho detto noi come Lega, perché anche Giacinto Mariani si è dimesso, in veste di vicesindaco. Per quanto riguarda la gestione di politica di Mariani, abitando io a Seregno da quando sono nato, non posso che essere grato al sindaco, nel suo doppio mandato dal 2005 al 2015, per come ha amministrato la città di Seregno».

Analoghe constatazioni quelle fatte in proposito da Flavio Sambruni (ex consigliere Lega, raggiunto telefonicamente in data 8 gennaio): «È stato sindaco di Seregno, eletto per due mandati consecutivi al primo turno, mai successo a Seregno. Un sindaco che ha vinto, che ha fatto man bassa di voti. I due sindaci successivi, invece, sono andati al ballottaggio, come i precedenti».

Il nome di Sambruni compare nell’ordinanza di Seregno-2, dove si riferisce dell’episodio in cui fece da ‘accompagnatore’ all’impresario edile Emilio Giussani. Il fatto risale al 14 gennaio 2016, quando Giussani, titolare di fatto della Nuova Ellenia Srl, si presentava nell’ufficio dell’assessore Milani - come dichiarato da quest’ultima agli inquirenti in due verbali di sommarie informazioni tra febbraio e marzo 2017 - «lamentando, a suo dire, inspiegabili rallentamenti» sui tempi di approvazione del Piano attuativo PAc-1, già adottato in Giunta comunale il 19 maggio 2015 dopo un’istruttoria durata solo 19 giorni.

Sambruni, che non è indagato, ha declinato con tono garbato qualsiasi ulteriore domanda: «Io non so chi è lei, voglio sapere chi le ha dato il mio numero, prima di rispondere su questioni che so già doveva vogliono andare a finire… Scriva ai suoi lettori che Flavio Sambruni non ha interesse a rispondere alle domande poste da un perfetto sconosciuto. Dopodiché andrò a vedere sulla sua testata cosa scrive e, se non scrive quello che le ho detto, le recapiterò una lettera dal mio legale».

Peccato che le nostre domande si sono sempre mosse sul piano politico, né è mai stata nostra intenzione entrare nel merito del processo e delle inchieste in corso, dove i reati contestati vanno dalla corruzione urbanistico-elettorale (e abuso d’ufficio) di Seregno-1 in relazione alla pratica Ex Dell’Orto, alla corruzione (e abuso d’ufficio) di Seregno-2 in relazione al piano PAc-1 nell’ambito di via Milano, via Allo Stadio e via Toselli, al Centro Poliambulatoriale di via Colzani e al piano Par-1 di via Formenti.

La domanda fondamentale che abbiamo posto riguarda proprio le responsabilità politiche dell’ex sindaco ed ex vicesindaco Giacinto Mariani. «In che senso responsabilità politiche? Di responsabilità non ce ne sono - ha risposto Trezzi -. Riguardo a tutto quello che è successo, logicamente lui ha il suo avvocato a cui potrebbe benissimo rivolgere le domande che sta facendo a me. Mi sembra che nel filone 1 di Seregnopoli, nel quale ormai la sentenza è vicina, il Tribunale del Riesame ha già smontato tutte le accuse dei pm».

Dal punto di vista dell’ex leghista Peruffo, invece, «politicamente Mariani si è rivelato un po’ una delusione».

Per quale motivo? «Ad esempio, per il fatto che aveva intenzione di far quotare in borsa la Gelsia (società municipalizzata fornitrice di luce, gas, calore e servizi ambientali, appartenente dal 2008 al gruppo ‘multiutility’ AEB, ndr). Quando ero consigliere comunale mi sono opposto, tant’è vero che non mi sono presentato in Consiglio comunale in segno di protesta contro la quotazione in borsa dell’azienda. Quindi, c’era un atteggiamento fortemente incline a favorire la quotazione in borsa della Gelsia, cosa su cui però io non ero d’accordo - era legittimo. Io, come Lega, non l’ho trovato giusto. È lì che è cominciata la nostra divergenza. È stato dopo la legge Madia, nel 2017, che c’è stata questa volontà dell’amministrazione comunale, e quindi anche del Giacinto, di portare l’azienda senza troppi problemi alla quotazione in borsa».

E come finì la vicenda? «Effettivamente, io ed altri colleghi a fine marzo 2017 siamo riusciti a far saltare, per difetto del numero legale, il Consiglio comunale durante il quale si sarebbe dovuta approvare la quotazione in borsa della Gelsia, e quindi non è stata più approvata. Poi i tempi si sono dilungati e, a settembre, c’è stata la retata - per cui non c’è più stata la possibilità di ritornare sul tema. Tra l’altro, proprio in quello stesso mese, il Consiglio di Stato si era pronunciato nel senso di escludere che la quotazione in borsa di aziende come la Eni e la Gelsia fosse obbligatoria, come invece interpretato dall’amministrazione e sulla cui risoluzione ci volevano far votare: i giudici amministrativi avevano dato ragione a noi».

«In occasione di quella seduta - ricorda Edoardo Trezzi - io non ero presente in Consiglio comunale in quanto il giorno seguente c’era il matrimonio di mia sorella. Io non ho disertato assolutamente, ci sono stati dei consiglieri che non si sono presentati, per carità, è una loro scelta. Se non ci fosse stato questo impegno di natura personale, mi sarei presentato, e avrei votato con la mia testa, mi sarei astenuto, oppure avrei votato contro, non so. Sicuramente, non c’è stata nessuna pressione da parte dell’allora vicesindaco Giacinto Mariani. Quindi, i consiglieri comunali sapevano perfettamente ciò che si svolgeva in Consiglio comunale e ciò che si andava a votare. Se poi alcuni consiglieri fossero influenzati da esterni, è una cosa che non ci riguarda».

Abbiamo chiesto ad Alberto Peruffo cosa fosse successo dopo le sue dimissioni a giugno 2017: «Sono rimasto ancora un po’ in Lega, poi però non potevo più andare in sezione per via di questi contrasti, anche forti, e quindi non mi sono più nemmeno presentato alle successive elezioni. Intanto, si sono lette sui giornali queste vicinanze di Giacinto e altri, che di certo non mi hanno fatto piacere. Anzi, hanno confermato i sospetti che si potevano avere all’epoca».

Ha mai subito o visto altri subire pressioni? «No, no, mai visti comportamenti illeciti, ho solo visto una posizione politica che non era conforme a quello che pensavo io né, secondo me, a quello che avrebbe dovuto pensare la Lega. Sennò l’avrei subito denunciato». Sarebbe stato interessante conoscere anche la versione dell’ex collega Alberto Cantù, il quale (contattato il 6 gennaio) ha tuttavia preferito non rilasciare dichiarazioni.

Quanto alla posizione presa sull’art. 15 del Pgt, ossia la norma sulla riconversione funzionale dei fabbricati produttivi dismessi che - secondo i pm di Seregno1 - consentirebbe un ampliamento del potere edificatorio in favore dei costruttori rendendo fra l’altro legittimo il passaggio in Giunta (anziché in Consiglio comunale) di pratiche aventi di fatto caratteristiche di variante, le risposte sono state variegate.

«In effetti, era nato anche questo dissidio sulla questione urbanistica - ha ricordato Peruffo -, che contrapponeva la Milani all’amministrazione comunale. Noi eravamo tutti allineati con l’assessore, con la Barbara Milani. Noi stavamo portando avanti il suo punto di vista, soprattutto Alberto Cantù, che era nella commissione della Milani. Quindi, eravamo con lei. Certo, all’epoca c’era un po’ di ostruzionismo. Poi non so se fosse dovuto al fatto che i tempi per risolvere il problema dell’art. 15 si stavano allungando, o per altro. Ma penso che anche tutta la sezione, quindi in teoria anche il Giacinto, dovesse essere favorevole a questo discorso dell’articolo 15, e a parole lo era. Poi noi ci siamo dimessi e non so più come sia andata avanti quella storia. So solo che noi consiglieri avevamo un compito d’indirizzo, di controllo, per cui non ho potuto rilevare altro che un ritardo nei tempi per modificare l’art. 15».

Ben diversa la visione di Trezzi, all’epoca decisamente organico alla maggioranza: «Se io stavo con Giacinto Mariani o con la Milani? - ha ribattuto piccato - Io in queste cose non mi ci voglio mettere dentro, ha capito? Perché è solo una strumentalizzazione politica di basso livello. Io ragiono con la mia testa, ho un ottimo rapporto con tutti, non ho nemici (o spero di non averne)… Non c’era una parte da cui stare. Ognuno ha preso le proprie decisioni, un assessore si è dimesso, alcuni consiglieri comunali si sono dimessi, e altri che hanno mantenuto giustamente il proprio posto. Ognuno è libero di fare le proprie scelte».

Avremmo voluto chiedere delucidazioni su questo punto a Barbara Milani, con la quale abbiamo avuto uno scambio di mail in data 9 gennaio 2021. All’esito del quale, peraltro, l’ex assessore comunale all’Urbanistica ha preferito non rilasciare dichiarazioni, per motivi di riservatezza legati alle indagini in corso.

Ciò non toglie, in ogni caso, che la stessa abbia dichiarato agli inquirenti di aver ricevuto, il 31 marzo 2016, "numerose pressioni da parte in primis del Presidente del Consiglio comunale Cattaneo, molto vicino a Mazza (…) [nonché] più volte pressioni da parte dell’attuale Vice Sindaco Giacinto Mariani, il quale mi ha accusato più volte davanti alla Giunta di bloccare le pratiche edilizie e urbanistiche, con particolare riferimento al ‘PAC-1’ ed a tutte le richieste avanzate da Giussani…" 

Ciò ricordato, tuttavia, a giudizio di Trezzi, «uno, fra virgolette, può dire ciò che vuole. Perché, detto sinceramente, essendo capogruppo della Lega e partecipando anche allora attivamente a tutte le riunioni della sezione della Lega di Seregno, dove partecipavano sia l’ex assessore Milani sia l’ex vicesindaco, non c’è stata alcuna frizione: si parlava liberamente dell’attività politica della Lega sul territorio. Frizioni, che io ne abbia viste, mai. Poi, se uno ha problemi nei confronti di un altro, sono affari loro».

Per quanto riguarda la questione dell’art. 15 in senso stretto, «limitandoci al piano politico - ha affermato il consigliere comunale Trezzi - in Consiglio comunale non si è mai discusso dell’art. 15: è stata una contestazione dell’Assessore (Barbara Milani, ndr). E se fosse stata una contestazione giusta da parte dell’Assessore, il Commissario prefettizio che si è instaurato dopo le dimissioni del Consiglio avrebbe modificato l’art. 15. Stessa cosa avrebbe dovuto fare in fretta e furia l’attuale amministrazione guidata dal sindaco Alberto Rossi. Questo non è stato fatto. Ognuno giustamente ha le proprie vedute, e quando amministra la cosa pubblica cerca di fare il meglio possibile. Magari una persona farebbe in una maniera, un’altra persona in un’altra. Nulla di più».

Dunque, quello dell’art. 15 - essendo la norma ancora in vigore - resta un problema attuale. Perché le pratiche G.A.M.M. e PAc-1 furono adottate dalla Giunta e non dal Consiglio comunale? Nel Consiglio si aveva il sentore che potessero essere in variante al Pgt o nessuno sospettava di nulla? «Lì noi all’inizio non ci siamo accorti - ha dichiarato Alberto Peruffo -. Noi siamo arrivati all’inizio del 2015 che i giochi erano già fatti. La pratica è andata avanti, si è conclusa com’era cominciata. Non avevamo neppure il sentore che ci fosse qualcosa di sbagliato. Gli uffici dicevano questo, non potevamo noi andare contro».

Gli imprenditori Lugarà, Giussani, Schiatti, Vendraminetto venivano spesso in Comune (anche dopo l’approvazione della loro pratica)? «Io, essendo consigliere comunale, non lo sapevo neanche - ha ammesso schiettamente Peruffo -, a parte quello che mi riferiva la Milani, e cioè che Lugarà veniva spesso. Magari veniva solo per una sua necessità, per cercare - in un certo senso - di portare acqua al suo mulino. Però, ecco, sospetti veri e propri di un’irregolarità noi non ce l’avevamo. Quindi alla fine è andata com’è andata. Non le posso essere più utile, perché noi consiglieri comunali avevamo solo un ruolo di controllo, non è che potessimo andare sugli aspetti pratici della questione. Però abbiamo cercato di supportare il più possibile la Milani nel suo lavoro».

E, alla domanda se girassero voci riguardo all’asservimento dell’amministrazione comunale a interessi di costruttori o di privati: «Era una voce che circolava, ma niente di più. Tra consiglieri non se ne parlava, c’erano solo delle voci, dato che, insomma… giravano sempre gli stessi nomi. Dopo lo abbiamo scoperto effettivamente nelle inchieste che ne sono scaturite».

Quanto all’ex consigliere forzista Stefano Gatti, imputato in Seregnopoli-1 di corruzione per l’esercizio della funzione in concorso con l’imprenditore calabrese Antonino Lugarà, il legale Gianluca Crusco ha in due occasioni (il 6 novembre e il 4 gennaio) respinto le nostre richieste d’intervista al suo assistito - nonché di accesso ai documenti processuali. Idem per tutti gli altri avvocati, sentiti nel corso di novembre e in qualche caso anche tra fine dicembre e primi di gennaio, ad eccezione dell’Avv. Marco Leanza, difensore di Mauro Facchinetti, imputato per abuso d’ufficio.

Le ex consigliere comunali Chiara Novara e Chiara Arienti, entrambe elette nel 2015 in quota Forza Italia (il partito del sindaco Mazza), raggiunte telefonicamente in data 8 gennaio, hanno ritenuto opportuno non rilasciare dichiarazioni in merito alla vicenda Seregnopoli e filoni correlati.

 

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