«Si è messo pure Umberto alla fine per chiudere la cosa… Ha messo in mezzo tante persone»

‘NDRANGHETA IMPUNITA? Parte quinta. Proponiamo la quinta e ultima parte dell’approfondimento di WordNews sulle carte del processo Freccia. Vengono in rilievo le rotte del traffico internazionale di droga di Igor Caldirola, Nicola Ciccia e Luigi Manno, oltre a fenomeni di spaccio più circoscritti. La figura di Umberto Cristello: promotore assai cauto nel gestire i traffici sotto basso profilo e mediatore di conflitti tramite conoscenze di rilievo, come quella di Francesco Pelle, potente boss di San Luca.

«Si è messo pure Umberto alla fine per chiudere la cosa… Ha messo in mezzo tante persone»
Francesco Pelle, detto Ciccio Pakistan, boss di San Luca in contatto con Umberto Cristello e di recente catturato - ph calabrianews.it

Già in fase di indagini (grazie soprattutto alle intercettazioni) erano emersi fatti ed elementi di prova a conferma dell’esistenza e operatività di una rete internazionale di traffico di stupefacenti facente capo ai cugini Umberto e Carmelo Cristello, condannati non a caso alle pene più elevate - rispettivamente 14 anni e 14 anni e 2 mesi.

In particolare, si legge nell’ordinanza a firma della Gip Mascarino, i Cristello erano «costantemente impegnati nella promozione ed organizzazione di nuovi traffici di sostanze stupefacenti attraverso il reperimento di canali di approvvigionamento e avvalendosi per le materiali operazioni di importazione, da un lato, e di smercio, dall’altro, di soggetti terzi, in modo da non apparire mai direttamente coinvolti».

È dalla droga che derivavano, quindi, i principali proventi di quella che il Gup ha riconosciuto a tutti gli effetti essere un’associazione a delinquere finalizzata all’importazione e al traffico di sostanze stupefacenti, di cui facevano parte, oltre ai Cristello, anche il seregnese Igor Caldirola (condannato complessivamente a 14 anni), i vibonesi Nicola Ciccia (9 anni e 8 mesi) e Antonio Apa (5 anni), il comasco di origini napoletane Luigi Manno (9 anni e 4 mesi) e i brianzoli Simone Di Noto (5 anni e 6 mesi) e Virgilio Malacrinò (6 anni e 6 mesi). Assolto dall’accusa Massimiliano Tagliabue, di Cabiate, condannato però per altri reati a 2 anni di reclusione e 14mila euro di multa. Coinvolto nell’attività illecita del gruppo criminale, secondo gli inquirenti, anche il fratello di Igor Caldirola, Samuele Mattia, il quale ha optato, tuttavia, per il rito ordinario presso il Tribunale di Monza. Accanto alla filiera dei Cristello, operavano inoltre i traffici e le attività di spaccio e detenzione di droga gestite dal melitese Domenico Andrea Favasuli, condannato a 12 anni di reclusione e 46mila euro di multa.

Quanto agli associati, la loro «base logistica» era senza dubbio Seregno, dove in via Pacini - luogo dell’arresto di Caldirola e Ciccia il 22 dicembre 2018 - è stato fra l’altro rinvenuto un box di cui il sodalizio si serviva «per il recupero e l’occultamento della sostanza stupefacente». Perlopiù hashish, marijuana o cocaina, importata dalla Spagna grazie a una «solida organizzazione di mezzi e uomini», nonché a «ingenti risorse finanziarie».

Si segnalano, in particolare, autovetture munite di vani doppiofondo per il trasporto di droga e denaro; immobili adibiti a operazioni di carico e scarico della merce, fra cui - si apprendeva da un’informativa dei Carabinieri del febbraio 2020 - un capannone sito a Mariano Comense, un appezzamento di terreno a Desio, un garage a Giussano e perfino un box sotterraneo in un complesso di villette a schiera nel paese spagnolo di Gojar, in provincia di Granada; per non parlare delle officine meccaniche, del denaro e delle numerose armi a disposizione del gruppo - non per nulla il giudice ha riconosciuto l’aggravante dell’associazione armata nei confronti di Caldirola, Ciccia e Manno.

Capo, promotore e organizzatore del sodalizio sarebbe stato Igor Caldirola, classe ’95, inferiore per autorità soltanto ai Cristello. Proprio a lui, fidanzato con Katia Cristello, figlia del defunto Rocco e nipote di Umberto, competeva mantenere i contatti con i fornitori spagnoli e con il socio Zihnija Alimanovic (che dalla Spagna gestiva i trasporti, a volte prendendovi parte personalmente). Sceglieva inoltre veicoli e autisti e teneva sempre aggiornati i Cristello sulle disposizioni di volta in volta impartite. Dal canto loro, i promotori di lungo corso, consapevoli del rischio di finire implicati in nuove indagini, stavano ben attenti a non compiere direttamente «materiali operazioni di acquisto e di importazione di droga». Piuttosto le demandavano ad altri, riservando a sé - pur al vertice della catena di comando - una posizione di basso profilo e dispensandosi, così, da espliciti coinvolgimenti.

Ne dà atto proprio Umberto Cristello nel corso di due conversazioni ambientali successive alla data del suo ultimo arresto, avvenuto l’11 luglio 2017. Suo interlocutore è Antonio De Masi, già arrestato nell’aprile 2007 perché trovato in possesso di 2 kg di cocaina e due pistole: «Dopo quell’arresto di luglio non ci voleva proprio che mi ha bloccato del tutto!! Mi ero fatto un giretto pulito, mi uscivano quelle quattro cinquemila euro al mese»; dalle parole di Cristello si apprende la sua propensione a «individuare nuovi canali di approvvigionamento di importanti partite di droga»: «Io se con questo prendo confidenza vedi che un container..., vede di chi si fida, no... vediamo sti cazzo di giovanotti se si muovono, eh se no...» (16 ottobre 2017).

E ancora: «Vediamo ora ci facciamo un giro per Brescia vediamo se troviamo qualche soluzione per là ... No andiamo a parlare con quelli di là... Domani mi vedo, o vado o andiamo da lui insieme... Se troviamo qualcosa (inc) con il compare Pino là ... pure se ce ne usciamo con un punto sulla mediazione, su dieci pacchi al mese, al mese non dico alla settimana!! son soldi!!!»; un dialogo che conferma ancora una volta la risoluzione di Cristello di condurre affari di droga fuori Seregno, per evitare di rimanere coinvolto in nuove indagini: «Qua non voglio fare proprio niente!... No qua proprio, non voglio avere a che fare con nessuno e non voglio vedere a nessuno!» (20 novembre 2017).

L’unica volta che i Cristello si scomodano è in occasione del conflitto sorto a ottobre-novembre del 2018 fra Caldirola e Alimanovic per una partita di droga non pagata. Alimanovic, che è il «referente dei fornitori spagnoli», arriva a minacciare di morte il sodale in debito con lui per oltre di 100mila euro. A placare gli animi è un incontro “chiarificatore” - monitorato dagli investigatori - avvenuto il 16 novembre presso il locale “Happy Chicken – Burger Cafè” in via Pellegrino Rossi a Milano, a cui partecipano Umberto Cristello, lo stesso Alimanovic, Igor Caldirola (che insieme a Luigi Manno si presenta armato), Giorgio Orlando (fratello per parte di padre di Caldirola, dipendente del locale con svariati precedenti di polizia) e il figlio Luca, tutti quanti alla presenza del temibile boss Francesco Pelle (di cui diremo fra poco): «No!! Si è messo pure Umberto alla fine per chiudere la cosa no! Ciccio Pelle quello che abita al Niguarda! Ha messo in mezzo tante persone!! Capito». Questo è Umberto, il mediatore. Il prestigio che gli deriva dal «ruolo verticistico» rivestito all’interno dell’organizzazione e dalle conoscenze di rilievo vantate in certi ambienti, gli consente con tutta evidenza di dirimere anche i conflitti più accesi.

Illuminanti, in proposito, le intercettazioni ambientali captate il 3 settembre 2018 fra Umberto Cristello e il nipote ‘acquisito’ Igor Caldirola. Dal dialogo si evincono i contatti di Cristello e del suo gruppo per il traffico di droga con gli esponenti di altre famiglie ‘ndranghetiste: «…ehhh… devono arrivare, un misto… arriva un po’ di tutto mi ha detto..(abbassa notevolmente In voce) (inc) non ne ha, bianca, quand’è che ho parlato con lui Va beh che me l’hanno offerta qua (…) No no buona l’ho vista giù (in Calabria, ndr), l’ho vista adesso giù, deve arrivare (inc) giù (…) Come l’ho vista io, dopo se la macellano non lo so, quando l’ho vista io...».

Emergono segnatamente i suoi contatti con Francesco “Ciccio” Palamara di Africo: «Quando sono andato a luglio da Ciccio a mangiare al ristorante (a Bollate, ndr), mi fa: “ad agosto se sei di sotto vienimi a trovare” No lascia stare non vengo ad Africo io»; riferendo anche dell’imminente arrivo presso il ristorante di un’ingente partita di droga: «Mmm, dice che adesso a settembre gli arriva il carico so (…) No! non ne voglio che sapere, lasciatemi stare a me!!». Ma emergono anche i rapporti di Cristello con Francesco Pelle, alias “Ciccio Pakistan”, il boss costretto alla sedia a rotelle dall’estate del 2006, quando un proiettile gli trafisse la spina dorsale il giorno in cui teneva in braccio il figlio appena nato. Solo l’ultimo capitolo dell’ultradecennale Faida di San Luca, iniziata nel 1991 tra la famiglia Pelle, alleata coi Vottari, e i rivali Nirta-Strangio. I quali, a seguito dell’agguato di Natale 2006 in cui rimase uccisa Maria Strangio, moglie di Giovanni Luca Nirta, si vendicarono trucidando sei persone ritenute vicine ai Pelle, in una sparatoria avvenuta fuori dal ristorante “Da Bruno” a Duisburg il 15 agosto 2007, passata alla storia come la strage di Ferragosto.

«Già qua è un rischio con Ciccio - commenta Cristello nel tragitto in macchina il 3 settembre -. Se fermano a me con lui, sai come mi combinano!». Pelle, infatti, ha riportato nel maggio 2014 una condanna in appello all’ergastolo come mandante della strage di Natale del 2006 ed è sottoposto ad obbligo di dimora a Milano dopo la scarcerazione intervenuta un anno prima. Una volta confermato l’ergastolo, si renderà irreperibile, fino alla sua cattura intervenuta lo scorso 29 marzo (era classificato fra i latitanti di massima pericolosità dalla Direzione centrale della Polizia Criminale).

Caldirola, per contro, manifesta un notevole interesse a fare affari con le cosche africote, proponendo a Cristello l’acquisto di una partita di almeno 100 kg di stupefacente: «Oh Umbi, se questo mi fa... (inc) mettere dentro, poi me la vedo io eh? Adesso che arrivi, te ne vieni su con me, se ne prende (inc) ci vanno dietro, importante così sto racimolando (inc) dieci chili lui li ha presi (inc) undici (inc) voglio arrivare a cento, tutti in un colpo (inc), investendo una cazzata».

I viaggi in Spagna - lo attestano le numerose intercettazioni ambientali - seguivano sempre le medesime rotte, quelle verso le città di Malaga e Granada, e avvenivano con le stesse tempistiche e modalità, per il trasporto della sostanza stupefacente «occultata all’interno di vani appositamente creati».

Al di là di un (eccezionale) episodio di spaccio di 100 g di cocaina da parte di Umberto Cristello il 18 marzo 2018, il vero core business dell’associazione era il traffico internazionale. In estrema sintesi, questi i principali viaggi della cricca per l’importazione di droga dalla Spagna (come ricostruiti dagli inquirenti): 2 agosto 2018, trasporto di un quantitativo analiticamente non potuto accertare di sostanza stupefacente tramite una Mercedes classe A; 12 agosto 2018, altro viaggio a cui partecipa Lorenzo De Micco (soggetto dal quale era partita l’indagine, in seguito deceduto); 26-29 agosto 2018, importazione, trasporto e occultamento di altra partita di droga, divisa fra la Mercedes e una BMW serie 1; 13 settembre 2018, altro viaggio con la Mercedes; 12-13 ottobre 2018, importazione di 20 kg di hashish e marijuana divisi fra la Mercedes e una Citroen C5 (poi occultata nel box in via Pacini a Seregno); 22 dicembre 2018, altri 20 kg delle stesse sostanze a bordo stavolta di una Smart Forfour.

Da evidenziare poi l’attività di spaccio posta in essere da Igor Caldirola e Virgilio Malacrinò. Tra il 16 e il 22 ottobre 2019 cedono una quantità non modica di stupefacente a persone non identificate nei territori di Rho e Sesto San Giovanni. Nei giorni successivi, fanno la stessa cosa a Mariano Comense, Giussano e Rho, dove rivendono da uno a sette chili di marijuana acquistati in precedenza a Brugherio, occultando un ulteriore quantitativo di marijuana presso un appezzamento di terreno a Desio, lungo la Strada Comunale dei Boschi per Cesano.

Dal canto suo, Carmelo Cristello spaccia un po’ di hashish a Cesano Maderno il 16 maggio 2019 e ne importa 150 kg dalla Spagna nel mese di giugno. Nel gennaio 2020, cede invece con l’aiuto di Domenico Favasuli 720 g di marijuana a un cliente, che poi la restituirà lamentandone la scarsa qualità.

 

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