Sibilla Aleramo. Una donna ed ancor più

«Io ho dinanzi a me il futuro, anche se voi non lo credete». Era nata nel 1876 ad Alessandria, in Piemonte, prima di quattro figli. Dopo le elementari frequentate a Milano non aveva fatto altre scuole, ma era una lettrice straordinaria e non smise mai di costruire il capolavoro della sua cultura, da autodidatta, pezzo su pezzo” (prefazione di Anna Folli).

Sibilla Aleramo. Una donna ed ancor più

La postfazione di Emilio Cecchi consacra, se già non l’avesse fatto l’autrice, questo libro ad essere un vademecum delle rivendicazioni sociali e culturali di un’epoca, quella a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, che soffriva della sperequazione tra Nord e  Sud  Italia, ma nello stesso tempo, coltivava in sé lo sdegno per la mutilazione del velluto femminista, della mancata rassegnazione e della solitudine espressa dal grido di offesa e di indignazione di quel fulcro di società che tendeva alla sprovincializzazione.

Nella sua opera prima, scritta tra il 1901 e il 1904, Sibilla Aleramo, spende tutta la sua capacità introspettiva e da romanzo visibilmente autobiografico, traccia gli assi portanti della sua formazione di donna, calata nella realtà imprenditoriale del Nord, perché figlia di imprenditori,  vittima di stupro dell’uomo che poi fu costretta a  sposare, vicina all’indole volitiva del padre, suo primo maestro e refrattaria alla sdolcineria e debolezza della madre. Donna che si nutrirà della sua solitudine, marchiata dalla mancanza di approdo ad un amore, mai riconosciuto, ad una condizione di “donna” macerata dalle sue scelte, lontane dal focolaio domestico che ella avvertiva come odioso perché manchevole di libertà e di amore.

Dalla postfazione di Emilio Cecchi “Con altre tradizioni, in altri tempi e civiltà, ella forse sarebbe riuscita qualcosa come una mistica, una santa, che nel trascendente trovava il compenso d’ogni vissuta insoddisfazione. Nella condizione in cui invece le è toccato vivere, non può che raccontare la via crucis della sua solitudine.”

In Una donna ella denuncia le eredità familiari, le difficoltà economiche, le incompatibilità regionali, l’pocrisia, l’ignoranza, le superstizioni ecc… dirà ancora Emilio Cecchi.

Ma tanto viva è la denuncia dell’autrice, tanto drammatica la sua condizione psicologica e ancora tanto nuova per quell’epoca.

Sempre dalla postfazione si legge “Un critico come il Gargiulo, che veramente andava con i piedi di piombo, affermò addirittura che l’Aleramo“ poteva vantarsi di aver fatto a vantaggio del sesso più di quanto avevan  fatto e andavano facendo tutte le femministe del mondo prese insieme”

Insieme alla Serao, la Deledda, la Aganoor, la Aleramo rappresentava non solo la figura della donna scrittrice, ma anche di una rivendicatrice della parità femminile, d’una ribelle.

 

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