Soprusi che non trovano giustizia

Continuano le difficoltà e la disperazione di Assunta Valente, la pastora che vive nelle montagne tra la Ciociaria e l’Abruzzo, a Vallerotonda.

Soprusi che non trovano giustizia

Abbiamo raccolto alcuni mesi fa la sua testimonianza: Assunta denuncia da anni di subire minacce e intimidazioni. Animali uccisi, a volte decapitati, recinzioni divelte, impianti di irrigazione manomessi e ruote delle auto squarciate, tutto questo deve sopportare Assunta, lasciata sola dalle istituzioni e dai suoi concittadini.

Questa donna ha fatto una scelta di vita difficile, ma nello stesso tempo bellissima, che la porta a vivere a contatto con una natura selvaggia, con i suoi amati animali, spesso in totale solitudine.

Ma c'è chi vorrebbe allontanare la pastora, chi vorrebbe occupare abusivamente i suoi pascoli, chi costantemente (per ottenere questo) pone in essere azioni di disturbo. Tutto fa pensare al redditizio business legato ai fondi europei, spesso distribuiti a pioggia senza i necessari controlli.

Anziché aiutare imprenditori agricoli, incentivare l’allevamento, scoraggiare l’abbandono dei luoghi, il rischio è di versare cospicue cifre di denaro a soggetti diversi, spesso collegati alla malavita e alla mafia dei pascoli. Stiamo costantemente monitorando la situazione di Assunta Valente, che quasi ogni giorno segnala atti vandalici e gesti di violenza.

Quello che vi documentiamo nei video racconta ancora una volta la difficile quotidianità di Assunta e i soprusi che è costretta a subire una donna che vorrebbe solo vivere del proprio lavoro.

 

Dal 4 di aprile una trentina di cavalli sono stati illegittimamente portati sul terreno destinato al pascolo delle sue mucche e per il quale paga un regolare affitto.

Questo comporta  l’allontanamento dei bovini, infastiditi dalla presenza degli altri animali, e il totale consumo dell’erba mangiata e calpestata dai cavalli.

Una vera e propria occupazione abusiva della quale nessuno risponde. Una violenza inaudita che non può più restare nell’ombra

Ci racconta Assunta: “ho chiamato la Forestale di Vallerotonda, mi hanno risposto che non potevano raggiungermi in quel momento; quindi  ho chiamato i Carabinieri di Cassino che, giunti sul posto, hanno visionato il luogo e controllato i miei documenti”.

 

LEGGI ANCHE:

Un sopruso indegno. Antoci: «Mi occuperò di Assunta»