Testimone chiave, tra solitudine e provvedimenti disciplinari

Riccardo Casamassima è il super testimone nel processo di Stefano Cucchi. Dopo le sue dichiarazioni altri colleghi hanno testimoniato (in ritardo), facendo luce su una delle pagine più buie del nostro Paese.

Testimone chiave, tra solitudine e provvedimenti disciplinari
Ph: profilo Fb Casamassima e locandina film

Riccardo Casamassima è un appuntato scelto dell’Arma dei Carabinieri. È grazie alla sua testimonianza (non immediata) se il caso di Stefano Cucchi è stato riaperto sino alla sentenza di condanna di soggetti appartenenti all’Arma con l'accusa di omicidio preterintenzionale.

Una lunga storia processuale quella di Stefano Cucchi portata avanti con tenacia dalla sorella Ilaria che ha sempre sostenuto la tesi dell’omicidio. Come dicevamo, Riccardo Casamassima è il super testimone nel processo di Stefano Cucchi perché dopo le sue dichiarazioni altri colleghi hanno testimoniato, facendo luce su una delle pagine più buie del nostro paese. Ma da quel momento per Riccardo Casamassima, che nello specifico riferisce sulla confidenza di un superiore riguardo al pestaggio, inizia un vero e proprio calvario perché l’Arma dei Carabinieri in qualche modo gli presenta il conto: atteggiamenti ostili da parte dei superiori, trasferimento di sede, decurtazione dello stipendio, una serie di procedimenti disciplinari. Se pubblicamente l’Arma dei Carabinieri mostrava la volontà di far chiarezza al proprio interno rispetto alla responsabilità di alcuni suoi appartenenti, nella pratica poi ha posto in essere (attraverso alcuni suoi componenti), una serie di ritorsioni ai danni della vita lavorativa e personale di Casamassima.

Dopo anni di servizio sul campo, prestando servizio all’interno della squadra mobile e per questo destinatario di numerosi encomi per il lavoro svolto, adesso Casamassima è stato trasferito presso la Scuola Allievi con la mansione di apertura e chiusura del cancello. Il militare ha fatto il suo dovere, come appartenente alle forze dell'ordine e come cittadino. Ma forse richiamare colleghi e superiori a responsabilità gravissime come queste non è facile, soprattutto all'interno di un sistema gerarchico. Forse qualche riflessione è stata fatta da Casamassima che non ha mai chiesto nulla, ma che sicuramente non si aspettava tutto questo. Un buon carabiniere ha l'obbligo di denunciare le malefatte dei suoi colleghi anche, e soprattutto, se commesse da un superiore: questo ci aspettiamo come cittadini che rispettano le Istituzioni. Ma ci aspettiamo anche correttezza e lealtà per chi si espone.

Seguendo invece questa vicenda sembra assistere al contrario. Un Paese come il nostro ha bisogno di giustizia e verità, ma anche di buoni esempi. Il caso Cucchi ha fortemente scosso la società civile per l’ingiustizia e l'assurdità della morte di Stefano; le condanne a carico di chi ha ucciso di botte Stefano fanno sperare in una giustizia equa. La frase di Ilaria Cucchi, e noi capiamo il suo dolore e la sua rabbia, ha causato dolore e tanta amarezza al carabiniere: «Se parlava prima mio fratello sarebbe ancora vivo». Lui ha cercato di spiegare la tempistica delle sue dichiarazioni, la famiglia Cucchi ha sempre riconosciuto l'importanza delle dichiarazioni del carabiniere testimone. E questa frase resta una ferita dolorosa. Csamassima ha fatto solo il suo dovere, il suo ruolo è stato fondamentale nel rendere giustizia a Stefano. Ha evitato di far archiviare un fatto gravissimo: un ragazzo portato in un luogo di legge, dove lo Stato dovrebbe garantire il rispetto del diritto e della incolumità dei suoi cittadini e da dove è invece uscito tanto martoriato da morire dopo alcuni giorni di agonia.