Tina San e Federico Gismondi, lo stupore della maturità

Il ricordo di un incontro, anni fa, con Tina e Federico. Ad ascoltare le loro voci. E di rimbalzo, quelle del mare.

Tina San  e Federico Gismondi, lo stupore della maturità

Tina indossa un abito prepotentemente rosso, come l’uva di campo nei giorni della raccolta. Tra le mani un ventaglio che intenerisce l’afa appiccicosa di queste notti di agosto. Ai capelli corvini ha legato ghirigori di giallo, di verde, di blu. Stelle filanti sulle sue spalle. Federico è ancora quell’orsuto Picasso di tante foto fa. Oggi più leggero, curioso, sornione. Tina San e Federico Gismondi. La conta degli anni non sembra destarli, come se una generosa alchimia li rigenerasse ad ogni stagione. E così le loro opere.

Gli artisti bisogna attraversarli, rincorrerli, guardarli senza mai spegnere la luce. E allora non è mai l’ultimo scritto quello definitivo ovvero quello che ha il sapore dell’epilogo. Perché loro – gli artisti – sono eroi lunari che al tempo affidano tracce continue, avanzi remoti e sguardi da costruire. E allora”fare il punto della situazione” è in verità un cortile immenso: fili della memoria, attraversamenti, intervalli, inedite proiezioni. Ritrovare Tina e Federico è tutto questo. Ed altro ancora. Perché ad ogni incontro il grande totem ligneo di Gismondi pare aver compiuto qualche anno in più. L’ombra “giovanile” si è schiarita, violata quasi da un nuovo divenire, come la poesia dell’adolescenza sillabata con altri decenni sulle spalle. O nel cuore. Il tempo ne ha allungato la criniera e la lancia, ne ha indurito il legno e il suo spirito guardiano. Perché il tempo, in fondo, è anche tempo delle cose. E del nostro vedere. Così per le minute “processioni” di Tina San, per il loro interminabile cammino, per le chimere poste ai margini dello stesso. Come se le figurine bambinesche incrociate molti anni addietro dettassero oggi nuovi giri di giostra. E sorrisi accecanti o nuove energie.

E tutto questo si impasta con i racconti del giorno, quelli rimasti in gola per un anno, per due, forse per tre, in attesa di questo incontro o di quelli che verranno. Ma c’è dell’altro in questo cortile di falde sovrapposte. Ci sono quelle che talvolta definiamo, con prosaica imprudenza, “le opere recenti”, o più maliziosamente, “le nuove creature”. E ci sorprende la prossimità del nuovo in un reticolo di consolidate prospettive. Cromatiche, narrative, di puro linguaggio. Senza profanazioni e ribaltamenti, senza rimozioni forzate ma per rigoroso e rilevante riattraversamento della propria Storia. Come a dire “sottrarre, squagliare, coordinare” gli elementi di un percorso il cui epilogo è comunque affidato alle parole dell’immaginario e per questo “magnificamente vulnerabile e inattendibile”. Magico nei suoi possibilismi, nell’opportuna assenza di certezza.

Passeremo dall’occhio al batter d’occhioappuntava Marco Bagnoli e che “la prossimità sia la nostra circostanza, che ci tolga l’ingombro della distanza e ci consenta all’interno uno spazio di visione”. Ecco, a me pare sia questa l’indolente scommessa di Tina San e Federico Gismondi in questi “anni maturi”. Affidare al nuovo tempo il nuovo sguardo e con esso incidere sul trascorso: riformando lo spazio, abitando la prospettiva, depositando un rinnovato sentire sulle campiture conquistate. Federico riafferra l’occhio gravido per deporlo al centro di un cielo visionario, Tina risana le coordinate dei suoi girotondi. Entrambi stupiti.

Terracina

Federico Gismondi - nasce a Balsorano (AQ) nel 1936. Si dedica, sin dagli anni Cinquanta, alla letteratura, pubblicando, dal 1961 in poi, raccolte di poesie, racconti e saggi; collaborando a giornali e riviste.

E’ scultore, pittore e incisore, a cui affianca una intensa attività di operatore culturale con organizzazioni di rassegne d’arte, convegni, avvenimenti di vita civile. Da vita a movimenti estetici come la “Panwisual Art” e il “Movimento Mondiale Artisti per la Pace del Manifesto Azzurro”, ponendosi come personaggio egocentrico e trasversale alla cultura contemporanea.

Tiene mostre personali e partecipa a collettive rassegne in moltissime città italiane straniere, tra cui: Roma, Milano, Bologna, Venezia, Firenze, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Catania, Basilea, Norimberga, Dublino, Copenaghen, Barcellona,Città del Messico. “Io sono uno sperimentatore” ha sostenuto Federico Gismondi “,dotato, credo, di una particolare curiosità, specie per i materiali, quindi un autentico “faber”. Ma, a ben leggere, un filo conduttore lega tutta la mia opera, sia pittorica che scultoria e perché no anche letteraria: la trama neocubista  ossia la scomposizione e la ricostruzione personale dell’ universo. Io amo procedere per assemblaggio, per recupero. Per me l’unità dell’ opera d’arte è la ricongiunzione di un vasto ciclo di frammenti, la riunificazione di un corpo smembrato, di un universo in via di dissolvimento”

 

Tina San  - Nasce nel 1936 a Ridotti di Balsorano (AQ), un gruppetto di casali sulle pendici del Parco Nazionale d’Abruzzo, da una famiglia di contadini e pastori, alle quali attività viene ben presto avviata insieme agli altri nove fratelli e sorelle. A venti anni si sposa con Federico Gismondi, anch’egli dello stesso paese. A ventun’anni è già madre. A 24 dipinge i primi quadretti, ad olio. Agli inizi degli anni Ottanta modella, in creta, le prime, piccole, sculture, ma contemporaneamente realizza una serie di sculture polimateriche con residuati di giocattoli e oggetti, assemblati e mantenuti con legni, ferri, corde e rimodellati con stracci e carte impastate con colle, e infine dipinti ad olio, proprio come se si trattasse di un quadro, ma in questo caso tridimensionale. Intanto continua a dipingere tele, grondanti di colore grumoso e abbagliante di neri e gialli, blu notturni e viola, rossi raggrumati e verdi di ghiaccio, uscendo dalla stagione più propriamente “naive” e aprendo le porte di quella che più propriamente le appartiene, del primitivo selvaggio o comunque “brut”. Nel 1978 approda a Milano con una Mostra Personale all’Art Gallery di via Brera; nel 1980 tiene una Personale alla Galleria Bertrand di Maastricht, e un’altra alla Galerie Florimont di Losanna dove, nell’occasione la Collection de l’Art Brut acquisisce i primi due suoi dipinti e la inserisce nel circuito europeo. Negli anni a venire, tra l’altro, mostre a Roma, Norimberga, Città del Messico.

 

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