Trattativa Stato-mafia, la Procura chiede di riascoltare Pellegrini e Tersigni

Dopo le testimonianze del generale Angiolo Pellegrini e del colonnello Alberto Tersigni, la Procura chiede di ascoltare nuovamente i testimoni per chiarire dubbi e "criticità" emerse nella ricostruzione delle dichiarazioni del collaboratore Pietro Riggio. Il procuratore ha inoltre depositato le dichiarazioni di Salvatore Baiardo e la sentenza di primo grado del processo 'Ndrangheta stragista. Prossima udienza, il 15 febbraio alle 12.30.

Trattativa Stato-mafia, la Procura chiede di riascoltare Pellegrini e Tersigni

Il processo d'Appello sulla Trattativa Stato-mafia si avvia alla conclusione della fase istruttoria. Ieri mattina, davanti al Presidente della Corte d'Assise d'Appello di Palermo, Angelo Pellino, il procuratore generale Giuseppe Fici ha richiesto di acquisire la produzione di ulteriore documentazione, in particolare dopo le audizioni del generale Angiolo Pellegrini e del colonnello Alberto Tersigni, ascoltati al processo nell'udienza del 18 gennaio. Secondo la Procura, le dichiarazioni dei due testimoni “hanno fatto emergere ben poco” e si sono riscontrate alcune criticità che “verranno poi discusse durante in sede di requisitoria”.

Criticità che riguardano innanzitutto l'assenza di relazioni di servizio o appunti riservati sui primi 16-17 mesi di interlocuzione della DIA con Pietro Riggio. Il 21 gennaio, in seguito alla testimonianza di Pellegrini e Tersigni, la Procura ha richiesto alla DIA di Palermo tutta la documentazione sulla gestione della fonte Riggio, ma malgrado la “meticolosità delle ricerche” si è riuscito a reperire ben poco. Perché?, si è chiesto il procuratore. Possibile che sia sparito tutto? 

Inoltre, è stato ritrovato un appunto a firma del colonnello Tersigni (all'epoca maggiore) che, stando alla data della nota, proverebbe il pieno coinvolgimento dello stesso nella gestione di Riggio a partire dal 21 gennaio 2001 (data della nota), periodo delle famose intercettazioni preventive su Peluso. Nella sua testimonianza, Tersigni aveva dichiarato di essersi occupato della vicenda solo a partire dall'aprile 2001, non prima. Secondo il procuratore potrebbe trattarsi di un lapsus, di un errore compiuto a posteriori nell'apposizione della data. Sulla nota ci sarebbe una piccola aggiunta a penna rossa certamente successiva al gennaio del 2001, ma allo stato attuale la nota a firma di Tersigni “documenterebbe quello che è stato assolutamente negato sia da Pellegrini che da Tersigni”, ovvero che il secondo si sarebbe occupato della gestione di Riggio già a partire dai primi mesi del 2001.

Ci sono inoltre da chiarire alcuni punti su Carmelo Barbieri, la “fonte Marco”, e sulla numerazione delle note di servizio redatte da Pellegrini che lo riguardano. Il generale, nella sua testimonianza, aveva inizialmente detto di non ricordare con precisione Barbieri. Poi, sollecitato nel ricordo e nella ricostruzione dal procuratore, ha iniziato a rievocare con più esattezza fatti vecchi di vent'anni e ha riferito di averlo incontrato a Bologna e di essere andato a trovarlo nel carcere di Teramo, particolare peraltro ricordato dallo stesso Barbieri nel dicembre del 2018, interrogato a Caltanissetta.

Un altro argomento sul quale Pellegrini non è riuscito ad essere precisissimo è quello relativo ad Antonio Mazzei, da lui rinominato “il principe” per il suo modo di vestire sempre ricercato, e alla sua presenza alla DIA di Roma in occasione dell'incontro con Riggio, circostanza sulla quale non si è riusciti a fare completa chiarezza.

Secondo il procuratore Fici, i “vuoti dichiarativi e documentali delle dichiarazioni di Pellegrini e Tersigni rafforzano – e non poco – la versione di Riggio”, soggetto che ha una “storia collaborativa tutta particolare”.

Si chiede dunque di ascoltare nuovamente i due testimoni, gli unici che possano chiarire dubbi e perplessità emerse.

Fici ha poi chiesto l'acquisizione dei verbali delle dichiarazioni del maresciallo Pasquale Gugliotti e del maresciallo Sebastiano Serra o in alternativa l'audizione, al fine di fare luce su ciò che avvenne durante l'arresto di Giovanni Napoli, fedelissimo di Provenzano, e sul sequestro in particolare di tre telefoni cellulari (e non dei sette dischetti esaminati dal dottor Gioacchino Genchi) che sarebbero stati restituiti alla moglie dell'arrestato.

La Procura ha infine chiesto l'acquisizione della scheda di Salvatore Baiardo, l'uomo che si occupò della latitanza dei Graviano, e della sentenza di primo grado della corte d'Assise di Reggio Calabria sul processo 'Ndrangheta stragista, oltre che dei “Diari segreti di Bruno Trentin” nelle parti in cui si fa riferimento alla vicenda Amato-Servizi segreti.

Le difese si pronunceranno nella prossima udienza, rinviata al 15 febbraio alle 12.30.

 

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