Il 5 agosto il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministero dell’Interno, ha deciso lo scioglimento del Comune di Foggia per infiltrazioni mafiose. Durissima e articolata la relazione finale della commissione che si era insediata a marzo.
Ad inizio marzo è stato pubblicato «Quarta mafia, la criminalità organizzata nel racconto di un magistrato sul fronte», il libro scritto dal procuratore aggiunto di Foggia Antonio Laronga. Il mese scorso il dottor. Laronga lo ha presentato a Vasto nell’ambito della rassegna «Scrittori in piazza» organizzato dalla «Nuova Libreria». Sulle evoluzioni delle mafie foggiane, sulla loro penetrazione ed espansione in altri territori (vastese ed Abruzzo intero compresi) ci ha rilasciato l’intervista video che pubblichiamo a partire da oggi.
«La ragione principale per la quale ho scritto questo libro è quella di accendere un faro su organizzazioni criminali molto feroci in espansione sottovalutate per molti anni, una storia quarantennale» di cui si è iniziato a parlare solo dopo la strage di San Marco in Lapis del 9 agosto 2017 sottolinea il dottor Laronga. Quel giorno, nei dintorni di una stazione dismessa, furono uccisi Mario Luciano Romito, boss della mafia garganica, il cognato Matteo De Palma e i due agricoltori Aurelio e Luigi Luciani che stavano svolgendo le quotidiane attività mattutine nei propri terreni. Due lavoratori, due persone furono assassinate nel corso di una loro normale giornata, perché in quel momento avvenne un agguato ad un boss della mafia garganica, una delle organizzazioni della «Quarta mafia». Il 30 novembre dell’anno scorso la Corte d’Assise di Foggia ha condannato all’ergastolo, dopo tre ore di camera di consiglio, Giuann popo’. Ritenuto il basista dell’agguato, colui che pedinò l’auto del boss Romito prima della mattanza.
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