Una vita in scena, parla l'attore Matteo De Buono

L'INTERVISTA. «È un mestiere bellissimo ma non si ottengono risultati senza studio e preparazione, ogni ruolo è una nuova sfida».

Una vita in scena, parla l'attore Matteo De Buono
Matteo De Buono

Matteo De Buono è un giovanissimo attore ma che ha saputo assorbire al meglio tutto quello che i grandi registi - Muccino, Bruno, Elia, per citarne alcuni - gli hanno insegnato dirigendolo, esattamente come tutti i grandi interpreti del nostro cinema. Con lui abbiamo parlato dei suoi esordi, del suo successo e del complesso mondo dello spettacolo.

Matteo, sei giovane ma già molto conosciuto. Qual è il tuo rapporto con il successo?

«Non posso negare di provare piacere nell’essere riconosciuto, i flash delle première sono elettrizzanti, le interviste emozionanti, il palco del festival di SanRemo un sogno che si avvera, ma il mio percorso é solo all’inizio e preferisco mantenere i piedi per terra».

Perché hai scelto di intraprendere la carriera di attore?

«Fui scelto per il ruolo da protagonista in una recita scolastica e mio padre notò che ero a mio agio sul palco così inviò le mie foto ad alcune agenzie e la mia attuale agente, Paola Dragone, mi convocò per un provino: avevo 10 anni».

Quale significato dai a questa professione?

«È un mestiere bellissimo ma non si ottengono risultati senza studio e preparazione, ogni ruolo è una nuova sfida».

Hai lavorato con alcuni dei più grandi registi, come Muccino, Bruno, Campiotti ed Elia. Cosa ha voluto dire per te essere diretto da maestri di questo calibro?

«La direzione di grandi maestri ti consente una crescita professionale incredibile: seguo scrupolosamente le loro indicazioni plasmando il personaggio secondo le loro richieste ma comunque mi permettono di caratterizzarlo con mie intuizioni e il risultato, alla fine, é unico».

Prima che scattasse il lockdown, ti abbiamo visto ne "Gli anni più belli" di Gabriele Muccino. Cosa ti ha lasciato un'esperienza lavorativa così forte, dato che condividi il set con attori tra i più significativi del nostro cinema?

«Esperienza unica, fianco a fianco con attori di grosso calibro. Abbiamo provato per settimane, sempre con grande entusiasmo e affiatamento, guidati magistralmente da un grande maestro».

Il cinema italiano per te cosa rappresenta?

«Il cinema italiano, con i suoi generi, registi, attori è per me fonte di grande ispirazione: le sue pellicole contengono spaccati di vita presente e passata. Pura magia».

Siamo da poco usciti dal lockdown per la pandemia, tu questo periodo come l'hai vissuto?

«Ne ho approfittato per passare più tempo con i miei genitori, preparare alcuni selftape da inviare ai casting director coinvolgendo anche la mia famiglia e guardare tanti film».

Ritieni che sia stato fatto tutto per i lavoratori dello spettacolo?

«Cinema e teatri sono stati i primi a chiudere e tra gli ultimi a riaprire; molti film  non son usciti nelle sale ma solo su piattaforme streaming. I lavoratori dello spettacolo hanno avuto difficoltà ad ottenere i bonus previsti perché non sempre avevano maturato i requisiti richiesti : é stato un periodo difficile per molti».

I tuoi prossimi progetti?

«Attendo alcune risposte e mi preparo per i nuovi provini. Mi mantengo in allenamento».

Sul set del mediometraggio «IO HO DENUNCIATO», scritto da Paolo De Chiara (ph Gabriel Cash, regista)