Vaccini antinfluenzali in Lombardia: “Ritenta il bando. Sarai più fortunato”

CARO PM TI SCRIVO. L’ultimo pretesto per giustificare ritardi e inefficienze nell’approvvigionamento di vaccini antinfluenzali: l’inchiesta dei pm sui camici “intimorirebbe” i funzionari di Aria. Fontana mette le mani avanti: probabile che si procederà (di nuovo) a un “affidamento senza gara”. Ma perché non ammettere il proprio fallimento e finirla con questa sceneggiata?

Vaccini antinfluenzali in Lombardia: “Ritenta il bando. Sarai più fortunato”
Il presidente Attilio Fontana (ph mbnews.it)

C’eri quasi, Attilio: la prossima volta andrà meglio. È da più di tre mesi che la Regione (S)governata da Attilio Fontana indìce bandi sbagliati per la fornitura di vaccini antinfluenzali: dai roboanti annunci di campagne da 2 milioni e mezzo di dosi dalla seconda metà di ottobre (a fronte di una platea di 3,8 milioni), alle gare da 15 milioni di euro a pagamento anticipato e a un prezzo per vaccino che variava dai 5 ai 27 euro, alla risibile - e ritardata - dotazione dei medici di base con 50 dosi ciascuno (in Emilia e in Veneto ne hanno rispettivamente 200 e 400).

A fine novembre è saltata la fornitura di 150 mila dosi per 2,7 milioni di euro che uno studio dentistico di Bolzano - poi sanzionato con 6mila euro di multa in quanto risultato non iscritto nel registro degli intermediari di farmaci del Ministero della Salute - avrebbe dovuto garantire alla Ats di Bergamo. Questo perché, a detta del legale dello studio, Aria S.p.A. (la centrale acquisti della Regione) avrebbe alterato le «condizioni contrattuali» (vaccini da importare dall’India tramite un intermediario turco con l’appoggio di un conoscente cinese) rendendole «molto più onerose».

È solo l’ultima di dodici gare - ricorda Luigi Franco sul Fatto quotidiano - tutte andate a vuoto per le anomalie più varie: dai prezzi a base d’asta troppo elevati nei periodi di forte richiesta, alle quantità anch’esse troppo elevate per i fornitori, dato lo scarseggiare delle disponibilità.

Ormai, né Fontana Gallera sanno più come giustificare errori e ritardi. Inizialmente la campagna vaccinale doveva cominciare ai primi di ottobre. Poi è slittata a metà mese, dato che ai bandi non partecipava nessuno. Quindi a novembre inoltrato, ma ormai le dosi erano finite. Lo stesso Istituto Auxologico Italiano, clinica privata accreditata col sistema sanitario regionale, ha esaurito nel giro di un fine settimana i vaccini che aveva cominciato a offrire a 50 euro l’uno. In certi ospedali, come a Varese e Como, le dosi arrivate nella seconda metà di novembre erano addirittura inutilizzabili perché prive di ago.

L’ultima delle scuse accampate, però, ha un che di geniale.

Una piccola premessa: bisogna ricordare che il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana è indagato dallo scorso luglio dalla Procura di Milano per frode in forniture pubbliche. Nel mirino dei pm l’affidamento senza gara (poi convertito in donazione) di una partita di camici da parte di Aria S.p.A. all’impresa Dama S.p.A. del cognato Andrea Dini, di cui è socio anche la moglie di Fontana, Roberta Dini. Fontana si è così inventato - secondo indiscrezioni apprese dal Corriere - di inviare una lettera agli stessi pm che lo stanno indagando, a firma del suo stesso staff legale.

E perché mai? Non è colpa nostra - questo avrebbero mandato a dire ai pm milanesi il Governatore e il suo entourage - se nell’approvvigionamento di vaccini antinfluenzali ci sono tutti questi ritardi. Siete voi toghe, che indagate sul caso camici, a ingenerare nei funzionari di Aria «il timore di intraprendere iniziative o decisioni suscettibili del vaglio di legittimità da parte della magistratura».

Funzionari così “paralizzati” dall’attività investigativa, che «si rifiutano di acquistare vaccini a trattativa privata, salvo che il presidente Fontana ottenga l’autorizzazione della Procura». La questione dipende dalle remore a ritenere giustificabile per l’acquisto di vaccini influenzali, alla luce della normativa anti-Covid, il ricorso in via d’urgenza a procedure di trattativa privata, in deroga alle formalità previste di regola per le gare pubbliche. E qui, per fugare ogni dubbio di tentati indebiti condizionamenti sull’operato dei magistrati, il Governatore leghista afferma di volersi «assumere la piena responsabilità» per l’acquisto di 350 mila dosi di vaccino antinfluenzale da un intermediario svizzero. Pur con il «concreto rischio che questi vaccini spariscano dal mercato».

Che significa? È forse il preludio di un prossimo guaio, come a dire: “vi avverto che sto facendo la stessa cosa che ho fatto coi camici”, ossia rivolgermi a un privato per acquistare senza gara i vaccini che servono? Oppure è più da interpretarsi - il che sarebbe ancor più grave - come “scusate, ma dovete rinunciare in via preventiva a indagarmi per i prossimi atti che compirò”?

Gli avvocati sgombrano il campo dalla possibilità di scorgere nella lettera una qualsiasi pretesa di impunità. D'altro canto, il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli ha fatto sapere - in una nota - che la procura non ha alcun ruolo nel provvedere alla fornitura di vaccini, essendo di competenza esclusiva dell'amministrazione regionale. Del tutto fuori luogo, insomma, l'ennesima scusa accampata per nascondere l'imbarazzo degli sbagli fatti.

E intanto ci sono over 65, operatori sanitari e bambini sotto i 6 anni ancora in attesa di risposte. I vaccini antinfluenzali che si dovrebbe cominciare a distribuire non assicurano una copertura sufficiente delle fasce più a rischio. Tutto è in balia della più casuale improvvisazione. Perché la salute sembra derubricata ad uno dei tanti affari da poco per i quali non valga la pena impegnare in modo serio, efficiente ed efficace per la collettività la propria funzione. È molto più conveniente incaricare il “parente di turno” o, peggio ancora, il “privato di turno” di cui nulla si conosce, né da che ambiente arriva né quale sia la fonte del suo business (lo si viene a sapere sempre dopo, quando i danni sono fatti).

È impossibile dare una risposta all’enigma della sanità lombarda. È legittimo, però, porsi delle domande. Una su tutte, quanti posti di terapia intensiva in ospedali e case di cura pubblici si sarebbero potuti realizzare con i soldi finiti nelle tasche dei privati?

Ma soprattutto, domanda delle domande: perché non ammettere il proprio fallimento sulla questione vaccini e finirla di menare il can per l’aia?

WORDNEWS.IT © Riproduzione vietata