Vaccini in Lombardia: «Ancora ritardi nell’approvvigionamento. Sarà fondamentale l’aiuto dei medici di famiglia»

DIAMO VOCE/SPECIALE COVID. Parla il segretario generale di Fimmg Lombardia Paola Pedrini: «L’accordo sulle vaccinazioni con i medici di base è cambiato: da AstraZeneca si è passati a Moderna e Pfizer a causa dei ritardi della Regione nell’avvio delle vaccinazioni da parte medici di famiglia». Il sistema delle prenotazioni: «Molti non hanno ancora un appuntamento certo. Per altri manca il giorno per via dei ritardi nella consegna delle dosi: solo il ruolo dei medici di base può sopperire a queste mancanze». Criticità del modello lombardo? «Andrebbe valorizzato di più il territorio».

«La Lombardia è stata una delle prime regioni a firmare un accordo per le vaccinazioni sul territorio da parte dei medici di medicina generale. In queste settimane la situazione è stata in costante evoluzione. Se, quando abbiamo firmato questo accordo, pensavamo di vaccinare nei nostri studi di medicina generale con il vaccino AstraZeneca, le informazioni che sono arrivate successivamente hanno cambiato un po’ il quadro». Comincia così la nostra intervista a Paola Pedrini (nella foto in basso), Segretario Generale Regionale di Fimmg Lombardia, sezione sindacale lombarda della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale.

L’accordo a cui si allude è quello concluso da Fimmg Lombardia con la Regione lo scorso 5 gennaio, per consentire ai medici di base di procedere alle vaccinazioni anti-Covid presso i punti di somministrazione attivi sul territorio, all’esterno degli studi medici lombardi. Un accordo simile era già stato concluso a ottobre per implementare la diagnostica dei sintomi da Covid-19 negli studi di medicina generale e l’esecuzione di tamponi rapidi.

Qualche imprevisto e ritardo a livello regionale ha però, se non complicato, quantomeno modificato le condizioni originarie del nuovo accordo. Per cui - ha spiegato la dottoressa Pedrini - «si è un po’ dilungato l’inizio della vaccinazione da parte dei medici di famiglia. A questo punto, l’accordo è cambiato: non vaccineremo più con AstraZeneca, bensì con Moderna e con Pfizer. Principalmente saranno i medici di famiglia a spostarsi, andando negli hub che sono stati creati in queste settimane sul territorio».

Il risultato è che solo a fine febbraio in Lombardia sono partite le vaccinazioni da parte dei medici di famiglia - in concomitanza con l’avvio della vaccinazione degli over 80 da parte delle Asst.

Sul quantitativo di dosi che verrà fornito e sulle tempistiche dell’approvvigionamento, fanno fede le rassicurazioni del superconsulente Guido Bertolaso: le dosi garantite alla Lombardia saranno sufficienti. «L’importante adesso è partire con un certo ritmo per poter vaccinare tutti il prima possibile», è l’auspicio di Pedrini.

Scollandosi però dai dati ufficiali, andrebbero ricordate le non poche voci di chi, tra le famiglie in coda per il vaccino, denuncia da tempo la scarsa disponibilità di dosi e, in generale, la disorganizzazione di un welfare e di un approvvigionamento di vaccini “a saliscendi”. «Molti cittadini non sono ancora stati chiamati: hanno fatto un’adesione attraverso il portale, ma non hanno ancora ricevuto il messaggio con l’appuntamento per la vaccinazione», ha spiegato la segretaria generale di Fimmg Lombardia.

«Qualcuno ha ricevuto un messaggio in cui viene indicato che la prenotazione è attiva ma manca ancora il giorno per problemi di approvvigionamento. Ci sono stati dei ritardi nei tempi di consegna, quindi non è stato possibile ancora procedere alla prenotazione effettiva. Sicuramente qualche criticità da risolvere c’è ancora. Il coinvolgimento, la partecipazione attiva dei medici di famiglia è ciò che farà veramente la differenza in un avvio efficace della campagna vaccinale. Senza l’aiuto dei medici di famiglia, mantenere certi ritmi di vaccinazione non è possibile».

Per evitare il ripetersi di episodi, per certi versi non proprio virtuosi, di “bypass” della graduatoria nella prenotazione della vaccinazione (a cui si è di recente assistito in alcune strutture ospedaliere), «l’ideale - commenta la dottoressa Pedrini - sarebbe prevedere delle riserve»: in caso di stato febbrile o altri sintomi manifestati da un paziente, la vaccinazione va rimandata. Quel che si dovrebbe fare, quindi, è cercare di «mantenere la graduatoria, senza scavalcare, senza andare a prendere altre persone che non avrebbero questa priorità, considerando piuttosto la possibilità di vaccinare secondo l’ordine di prenotazione, «per non sprecare veramente nessuna di queste dosi».

Riguardo alle lacune ed inefficienze rivelate dal modello sanitario lombardo nei mesi più difficili di pandemia - dai deficit dei reparti di terapia intensiva al ridotto numero dei posti letto - le responsabilità non andrebbero ricondotte solo alla sistematica sottrazione di risorse pubbliche ad opera di una sanità privata interessata alle prestazioni mediche più redditizie, a scapito di trattamenti salvavita economicamente meno “convenienti”. «Ci sono ancora tante cose da migliorare», dichiara la segretaria regionale della Fimmg. «Abbiamo visto che il modello sanitario lombardo durante questa pandemia non ha retto molto bene, in generale per la sua organizzazione. Per il fatto, cioè, di aver pensato soprattutto in questi anni all’organizzazione ospedaliera e di aver invece sacrificato il territorio. Secondo noi questa è la priorità. Quello che serve per migliorare il sistema sanitario lombardo, pur mantenendo le eccellenze che abbiamo a livello ospedaliero, è un potenziamento a livello territoriale».

 

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