«Vino e pane» di Ignazio Silone

LA RECENSIONE. Maestro narratore pieno di risorse, con grande padronanza di lingua, lessico e di latinismi che non guastano mai.

«Vino e pane» di Ignazio Silone

"Vino e pane" è uno struggente romanzo con toni umoristici dai lineamenti scaramantici, che - pur essendo ambientato principalmente in Abruzzo - ripercorre i passi storici di un'Italia alle prese con i militanti comunisti e l'imminente Guerra d'Etiopia.

L'intera trama si snocciola attorno alle vicende di un giovane costretto a emigrare all'estero per via di motivi politici legati al Comunismo e ai suoi oppositori, ma che, rientrato clandestinamente in Italia, viene aiutato da alcuni suoi vecchi compagni di Seminario a nascondersi in modo efficace: nasce così Don Paolo, l'amato prete che cattura tutti con il suo modo di fare carismatico e, a tratti, contro corrente ai precetti ecclesiastici. 

Quest'ultima "dote" del finto prete lo farà credere da alcuni un santo incarnato in un uomo per far "rivivere" il Cristo e farà innamorare - con sentimenti diversi e contrastanti che toccheranno ilarità, generosità e, a tratti, una malata gelosia - alcune donne fondamentali per la vita del "rinato ragazzo". 
Tuttavia, una volta scoppiata la Guerra, le dinamiche della calma apparente dilagheranno in un susseguirsi di rivolte, esplosioni sociali delle quali, il nostro protagonista, se ne ritroverà nel bel mezzo, spesso senza volerlo.

Don Paolo/Pietro Spiga riuscirà a scappare e non farsi scoprire?

Le gelosie nate tra le donne del paese del nascondiglio, resteranno tali o ci sarà qualche colpo di scena?
Il carisma del protagonista è davvero così forte da tenere incollato il lettore alle pagine? L'agnella innocente vista dalla fattucchiera riuscirà nella sua impresa? La montagna abitata dai lupi si rivelerà luogo di consacrazione alla morte?