“Voglio produrre film con una visione realistica ed educativa. E parto dai giovani talenti”

Parla il produttore Antonio Chiaramonte, presidente della CinemaSet

“Voglio produrre film con una visione realistica ed educativa. E parto dai giovani talenti”

CinemaSet è una delle case di produzione cinematografiche italiane più attive nel far emergere giovani talenti che si sono affermati, nel corso degli anni, nel settore audiovisivo nazionale. Sono rare e ricercate le eccellenze, ma se non si riconoscono potrebbe andare perduto un enorme potenziale. Ecco perché è necessaria una figura professionale, con un occhio allenato. La casa di produzione del siciliano Antonio Chiaramonte ha iniziato la sua attività professionale dieci anni fa, con la giovanissima Giusy Buscemi, coinvolta in due cast cinematografici. Oggi, CinemaSet, può vantare un’altra importante presenza, quella del bravissimo attore Matteo De Buono, inserito nel cast dell’ultimo film prodotto, «Io ho denunciato». Nel mezzo una “catena” di personaggi che hanno iniziato la loro ascesa proprio con la casa cinematografica siciliana.

Giusy Buscemi ha mosso i primi passi artistici con il film Nero Infinito e Baci Salati, prodotti entrambi da CinemaSet. Una carriera esplosiva per la Buscemi: nel settembre del 2012 viene eletta Miss Italia; nel 2014 partecipa alla nona stagione della fortunata serie televisiva Don Matteo, con il ruolo di Assuntina Cecchini e, successivamente, nella miniserie televisiva La Bella e La Bestia; nel 2015 l’attrice è coinvolta nella terza stagione di Un Passo dal Cielo, con Terence Hill, e nella serie La Dama Velata e Il Giovane Montalbano. Per lei anche il ruolo di Teresa Iorio, protagonista della serie Il paradiso delle signore. Torna sul set per girare la serie anglo-italiana I Medici. Tra il 2015 e il 2016 rientra nel cast della miniserie C’era una volta Studio Uno. L’anno successivo interpreta la giornalista free-lance nei film Smetto quando voglio, Masterclass  e Smetto quando voglio, Ad honorem. Oggi Giusy Buscemi è una delle attrici più gettonate e richieste della televisione e del cinema italiano. 

Matteo De Buono (nella foto a destra) nel 2019, con la produzione CinemaSet, recita un ruolo da protagonista nel film «Io ho denunciato», insieme agli attori Dario Inserra e Simona Di Sarno. Successivamente è stato selezionato dal regista Gabriele Muccino nel cast del film Gli anni più Belli, uscito al cinema nel febbraio del 2020, insieme a un cast di eccezione, formato dagli attori del calibro di Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti, Kim Rossi Stuart e Claudio Santamaria. In questi giorni ha partecipato al Festival di Sanremo, insieme agli altri attori del cast, recitando e cantando, con uno share televisivo sbalorditivo.

Abbiamo deciso di intervistare il produttore Antonio Chiaramonte, per comprendere il suo stato d’animo e per affrontare i suoi progetti cinematografici futuri. «Con l’apparizione di Matteo De Buono al Teatro Ariston per il Festival di Sanremo, visto da oltre dieci milioni di spettatori, posso dire che siamo stati sommersi, in queste ultime 24 ore, da ulteriori richieste. Ci richiedono, per le prossime proiezioni nelle sale cinematografiche del film «Io ho denunciato», la sua presenza. All’interno della nostra produzione abbiamo tantissimi selezionatori che collaborano con noi e che ci segnalano soprattutto futuri e possibili talenti. In questo ultimo caso il nostro regista Gabriel Cash  mi aveva inviato dei provini di alcuni giovani attori per i ruoli da protagonisti del nostro ultimo film. Dopo aver visionato le parti non ho avuto nessun dubbio su Matteo, Dario e Simona. Dovevano essere loro i protagonisti del film «Io ho denunciato». Anche questa volta la fortuna mi ha aiutato. Auguro a Matteo tantissimi altri grandi successi, d’altronde ha ancora una vita davanti, data la sua giovanissima età».

 

Cosa conta per entrare a far parte del mondo del cinema?

«Nonostante si pensi il contrario, nell’industria cinematografica conta molto il merito. Non basta avere il cognome importante per avere successo. È fondamentale dare a tutti le stesse possibilità. Riceviamo, da tantissimi giovani, centinaia di mail con curricula, foto e filmati. Non abbiamo mai cestinato nulla, tutto viene visionato con grande attenzione dai vari registi che vengono prescelti per le  produzioni. Quando non si è selezionati o non si ricevono risposte positive, non bisogna mai frenare la passione. Le motivazioni possono essere molteplici, la cosa veramente importante è avere un sogno e crederci. Solo in questo modo si riesce a sfondare nel mondo del cinema, che offre anche tante possibilità a chi sa mettersi in gioco».

 

Accanto alla produzione cinematografica esiste anche un “progetto scuola”, per la diffusione della cultura della legalità. Cosa può aggiungere?

«Non credevo di poter ottenere un successo simile e una attenzione mediatica di queste dimensione. Sono rimasto sorpreso anche io. Addirittura ho dovuto aumentare le collaborazioni con la mia casa cinematografica. Attualmente siamo in diciotto e nei prossimi giorni selezioneremo altri addetti. Sono migliaia i giovani studenti che settimanalmente visionano il nostro ultimo film realizzato. Ma sono migliaia e migliaia i giovani studenti delle scuole medie e superiori che richiedono la nostra presenza. Il nostro progetto è basato sulla proiezione del film «Io ho denunciato», scritto da Paolo De Chiara e diretto dal regista Gabriel Cash, e su una serie di dibattiti post proiezione con gli studenti, per ragionare insieme sui temi legati alla cultura della legalità: i giovani sono il nostro presente e il nostro domani. Questo progetto, grazie anche agli accordi stipulati con vari Enti, sarà diffuso in tutte le 103 province italiane. Una grande soddisfazione, ma anche tanto lavoro per i prossimi anni. «Io ho denunciato», dati alla mano, sarà il film più visto nelle sale cinematografiche italiane».

 

Un percorso alternanza scuola-formazione ideato per avvicinare al mondo del cinema i giovani studenti?

«Abbiamo iniziato un’intensa attività di diffusione della cultura della legalità tra i giovani, grazie al noto penalista catanese Enzo Guarnera, promotore di questa nostra nuova iniziativa, con i vari progetti cinematografici a scopo educativo, attraverso incontri nelle scuole medie e superiori di tutto il territorio nazionale. Un progetto ad hoc, portato avanti anche con il sostegno del mondo dell’associazionistico di settore, quello serio e professionale. Queste attività riscuotono costantemente l’apprezzamento da parte di tutti gli attori coinvolti e, in particolare, dei giovani studenti, che manifestano grande interesse. Un progetto di formazione per la legalità che, puntando sul coinvolgimento attivo dei giovani, deve tendere all’ideazione e alla realizzazione di una sorta di “format” che, grazie al cinema, possa creare dei prodotti da diffondere sull’intero territorio nazionale. Tale progetto coinvolgerà gruppi di giovani che vivranno in prima persona la realizzazione di un percorso cinematografico. Gli stessi, se ritenuti idonei, potranno essere inseriti nel cast, recitando insieme ad  attori già noti e affermati. Tutto questo per rendere loro protagonisti in maniera attiva e positiva. Vogliamo realizzare un approccio partecipativo che lascia spazio all'interazione tra i giovani coinvolti, evitando l'ascolto passivo, valorizzando le conoscenze e le competenze individuali ma anche la piena e consapevole partecipazione».

 

Con queste attività lei punta a cambiare radicalmente il cinema italiano, valorizzando il lavoro delle istituzioni, della magistratura, delle forze dell’ordine e di tutti coloro che combattono le illegalità?

«Molti film di violenza, fino ad oggi, sono stati ispirati dai fatti reali, ma è anche vero che sono sempre più spesso i fatti reali ad essere ispirati dalle stesse opere cinematografiche. Le mie pellicole sono in controtendenza, sono basate a consolidare la fiducia nella magistratura e nelle istituzioni italiane, rilanciandone l’autorevolezza, l’impegno e il prestigio, anche attraverso il cinema. Sto producendo e produrrò un cinema che si era perso, dandone una visone realistica ed educativa».