“Io non sono pazzo a denunciare. Io non pago perché non voglio dividere le mie scelte con i mafiosi. È una questione di dignità.”

Il 29 agosto 1991 è stato ucciso Libero Grassi, imprenditore palermitano che si rifiutò di pagare il pizzo.

“Io non sono pazzo a denunciare. Io non pago perché non voglio dividere le mie scelte con i mafiosi. È una questione di dignità.”
“Io non sono pazzo a denunciare. Io non pago perché non voglio dividere le mie scelte con i mafiosi. È una questione di dignità.”

Il 19 luglio 1924, poco dopo l'omicidio Matteotti, Libero Grassi nasce in una famiglia antifascista. Nel 1958 fonda la “SIGMA” azienda che produrrà pigiami e vestiti da uomo fino al 29 agosto 1991. All'inizio degli anni '80 uomini di Cosa Nostra pretendono il pagamento del pizzo da parte di Libero, come lo fanno con tantissimi altri imprenditori siciliani. Libero non ci sta e ha il coraggio di ribellarsi, denunciando pubblicamente le richieste di pagamento. Famosa la lettera pubblicata sul Giornale di Sicilia il 10 gennaio 1991:

“Volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al “Geometra Anzalone” e diremo no a tutti quelli come lui.

L'11 aprile 1991 è ospite a 'Samarcanda' dove spiega la sua posizione:

“Io non sono pazzo, non mi piace pagare, è una rinunzia alla mia dignità da imprenditore.”

Nonostante tutto la Sicindustria gli volta le spalle e la decisione di un giudice catanese dell'aprile '91, in cui si afferma che non è reato pagare la protezione ai boss mafiosi, lo fa sentire solo.

Così diventa 'famoso' per la sua lotta contro la mafia non pagando il pizzo, il quale significava delegittimarli, denunciandoli pubblicamente. Proprio perché era diventato un 'cattivo esempio' doveva essere eliminato. Per questo, il 29 agosto 1991, in via Alfieri, mentre si stava dirigendo sulla sua auto per andare in fabbrica e senza avere la scorta personale perché l'aveva rifiutata, alle 7:40 viene ucciso con quattro colpi di pistola. Il giorno stesso della sua morte Libero riceve la medaglia d'oro al valor civile, in quanto

“lo Stato riconosce la grandezza nel suo operato, la sua risolutezza nelle scelte e la coerenza, che lo hanno però condannato a morte”

Al suo funerale è presente una grande folla dove interviene, pure, il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Qualche mese dopo il Governo emana il decreto legge n.419, convertito in legge n.172/92, che istituisce il fondo di solidarietà in favore delle vittime di richieste estorsive e di usura. Nell'ottobre del 1993 viene arrestato Salvatore Madonia figlio del boss di Resuttana, e il complice alla guida della macchina Marco Favaloro, che in seguito si pente e contribuisce alla ricostruzione dell'agguato.

Madonia è stato condannato in via definitiva, anche al regime 41-bis, e con lui l'intera Cupola di Cosa Nostra, sentenza del 18 aprile 2008.

Secondo i dati di Report Italia e la Fondazione Rocco Chinnici a Palermo circa l'80% delle attività imprenditoriali paga il pizzo. In Sicilia ha un giro d'affari che supera il miliardo di euro, pari cioè a 1,3 punti percentuali del PIL regionale. Inoltre si calcola che in Italia colpisce circa 160.000 imprese con un giro d'affari di circa 10 miliardi di euro.

“Chi li paga, chi li vota o li elegge e li sostiene non è vittima ma complice”.

 

 

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