«No all'estradizione negli Stati Uniti», sit in per Julian Assange a Reggio Emilia

Appuntamento il 30 maggio alle ore 18 in piazza Prampolini

«No all'estradizione negli Stati Uniti», sit in per Julian Assange a Reggio Emilia

Julian Assange, in carcere “ha accesso limitato a un consulente legale e un laptop con alcuni tasti bloccati per preparare la difesa. Niente vestiti invernali. Fino a 23 ore e mezza al giorno in isolamento. È così che il Regno Unito tratta un comunicatore ricercato dagli Stati Uniti per aver rivelato prove di crimini di guerra

 

Ma perché Assange fa ancora paura dopo 12 anni?
«Alcune persone corrotte e potenti ce l’hanno con lui perché rappresenta ciò che loro temono della stampa. I potenti amano pensare di poter controllare la stampa. Julian ha sempre detto che quello che viene fatto a lui non riguarda davvero la sua persona, ma mira piuttosto a creare dei precedenti che servano a produrre una stampa servile e un’opinione pubblica ignorante e senza potere».

(Stella Morris intervistata da Saviano)

 

Cosa può fare l’Europa e noi Europei?

 L’Europa non è uno spettatore passivo. L’Europa è parte in causa sia come beneficiaria delle pubblicazioni di Julian sia come giurisdizione che ha l’obbligo di proteggere i diritti civili e politici di tutti gli individui.

L’Europa ha beneficiato delle pubblicazioni di WikiLeaks, che hanno rivelato lo spionaggio dei leader europei e anche lo spionaggio economico contro la Banca centrale europea, la penetrazione dei partiti politici da parte della Cia, il sovvertimento dei procedimenti giudiziari in Germania, Spagna, Olanda, Danimarca, Svezia.

WikiLeaks ha rivelato anche le intercettazioni del primo ministro italiano e dei suoi consiglieri.

La Germania si è fatta sentire in modo forte con politici di varia estrazione che hanno formato un gruppo parlamentare che chiede la liberazione di Julian, così come Inghilterra e Francia.

 

Anche le associazioni europee della stampa si sono schierate a suo favore. Poi ci sono iniziative al Consiglio d’Europa per chiedere la liberazione di Julian.

C’è un forte supporto all’interno del Parlamento europeo, ma nell’insieme l’Unione Europea potrebbe fare di meglio, specialmente considerando che è una parte interessata e che il caso contro Julian è un attacco alla libertà di stampa e, più in generale, alla sovranità dell’Europa.

 

Già nel 2020 sono stati 1300 i giornalisti che hanno denunciato l’ ingiustizia e la violenza del governo statunitense e inglese per la detenzione e le torture psicologiche effettuate su Assange

“Journalists Speak up for Assange”

Oggi i giornalisti  sono 1800, come documenta il Guardian, e, insieme ai movimenti in tutta Europa e nel mondo, chiedono a gran voce di liberare Assange e di negare l’estradizione!

 

 Nel frattempo cosa sta succedendo alla libertà di stampa in Italia?

Mentre  torniamo in piazza per Julian Assange osserviamo   che anche in Italia la libertà di stampa  e d'informazione sta vivendo un grave momento.

 

Ce lo dimostrano i gravi  attacchi  inferti  ai professionisti che lavorano per la  trasmissione REPORT. Chi cerca di dare una informazione veritiera su questioni fondamentali  che responsabilizzano  e rendono più consapevoli cittadine e cittadini, viene pedinato,  intimorito, ostacolato, infangato.

Il piano su cui il sistema opera è lo stesso con cui, tappa su tappa, gli Stati Uniti in collaborazione con Inghilterra ecc.. hanno portato a rinchiudere in carcere Julian Assange.

 

Il sistema di potere parte dal capo, dal conduttore, con calunnie pesanti  che hanno presa sulla stampa e via via si procede per  arrivare a  chiudere quella trasmissione. Vengono fatte perquisizioni ai giornalisti d'inchiesta  che hanno istruito  cause che svelano verità ritenute scomode dalla Tv e dal potere politico. Stiamo proprio  assistendo  a una situazione che ci porta ad Assange. Julian ha vissuto e sta vivendo tutto questo. Il carcere per lui è giunto 12 anni fa, mascherato da tolleranza fittizia per cui  è stato lasciato per 6-7 anni nell’ambasciata ecuadoregna a Londra, da cui non poteva uscire pena l’arresto immediato e il carcere come poi nel 2019 si è concretizzato. Ora l’estradizione negli Stati Uniti e il carcere a vita per aver denunciato i loro crimini in guerra di ‘pace’.

 

Non ha commesso crimini. Li ha denunciati.

 

Ora che sta succedendo  qui da noi, in Italia, capiremo  meglio il meccanismo infernale per cui la libertà di stampa  disturba il potere? Quanto disturba il potere la libertà di stampa! Ce ne rendiamo conto?  Più il potere di uno Stato è corruttibile e più si vuole mettere il bavaglio  a chi racconta le Verità? Non vorremmo ma sembrerebbe risultare così...  E questo succede qui a casa nostra. Report sta lottando per salvaguardare la verità e la libertà. Se non c’è libertà di stampa non c’è libertà.

 

Uniamo le forze.

E’  lottando  per la liberazione e non estradizione di Julian Assange che  combattiamo per la nostra libertà.  

Un grazie accorato va proprio a Julian Assange che non ha accettato compromessi. Fino a subire la carcerazione  pur di dimostrare quanto   Verità e Libertà siano valori fondamentali e imprescindibili alla vita.

 

Una motivazione forte per batterci per la non estradizione di Julian, per la sua liberazione.

 

Sit in il 30 maggio 2022  in piazza Prampolini ore 18

a Reggio Emilia.

 

 

 

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