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La sagra dell’ipocrisia

by Paolo De Chiara
23 Maggio 2022
in Mafie
Reading Time: 9 mins read
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Nella nostra mente ci sono ancora quelle terrificanti immagini. Da trent'anni, giustamente, si commemorano questi momenti, ci si indigna, si organizzano eventi, si usano miliardi di parole, si utilizzano i social per diffondere il verbo di questi Uomini dello Stato. Proprio con la "U" maiuscola, per differenziarli dagli uomini che valgono poco, che rappresentano la schifezza del genere umano. E in questo strano Paese, dove tutto scorre, dove tutto passa sotto silenzio, questo ominicchi continuano la festosa sagra della ipocrisia. Quella più becera. 

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Bisogna assolutamente commemorare, perchè la memoria nel Paese senza memoria è fondamentale. E' necessaria. Ma non basta farlo solo per un giorno, in quel giorno. Siamo Giovanni e Paolo, siamo Giancarlo e Ilaria, siamo don Pino e don Peppe, ci appropriamo in continuazione di questi nomi solo per 24 ore.

E poi? Tutto torna come prima. Nelle cabine elettorali continuano ad uscire i nomi di soggetti schifosi, non ci si indigna seriamente per le riforme destabilizzanti, non ci si interessa del bene comune. Ci limitiamo, semplicemente, ad utilizzare le parole. In molti casi vuote. Ottimi esercizi di retorica senza alcuna finalità pratica. Dopo 30 anni buttati nel cesso le parole non servono più, servono i fatti concreti.

Gli eroi non esistono

Le parole sono importanti e vanno usate nel migliore dei modi. Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, don Peppe Diana, don Pino Puglisi, Giancarlo Siani, Ilaria Alpi e tanti altri che sono stati ammazzati (nell'indifferenza generale) non sono degli eroi. E allora come possiamo definirli? Persone perbene che facevano semplicemente il proprio dovere. Fino in fondo. Il personaggio eroico lo troviamo nei classici, nei fumetti, nei film. Ma nella realtà non esistono uomini superiori. Esistono, invece, gli uomini onesti e geniali. Persone che hanno sacrificato totalmente la loro vita per un ideale, per un obiettivo. E tutti questi esempi si possono ripetere, anche (e soprattutto) nelle piccole cose e nel quotidiano. L'eroe si trova su un piedistallo, come un santo. Noi abbiamo bisogno di affiancarci a questi personaggi dignitosissimi che commemoriamo per capire da loro come vivere nella realtà quotidiana. "Nemmeno un caffè" con certi soggetti, diceva il giudice Paolo Borsellino. Proviamo ad entrare nei "bar" (consigli comunali, regionali, aule parlamentari) per capire certe alleanze.

Mafie e politica

Pura ipocrisia trentennale. La politica di questo Paese orribilmente sporco, a tutti i livelli (nazionale, regionale, provinciale, comunale), non ha fatto un cazzo per contrastare le mafie. Ovviamente ci sono esempi positivi di politici perbene. Ma a noi interessa porre l'attenzione sullo squallore di una "politica" (la vera Politica è un'arte nobile se rappresentata da personaggi degni) collusa, complice, pericolosa e mafiosa. Perchè vogliamo far emergere lo schifo che ci circonda? Semplicemente per spazzare via i politicanti collusi, indegni e legati a doppio filo con certi ambienti criminali e massonici che puzzano di sangue e morte. 

Dopo 30 anni ancora non conosciamo i mandanti esterni delle stragi (Capaci, 23 maggio 1992; via d'Amelio, 19 luglio 1992), delle bombe del 1993 (Roma, Firenza, Milano), delle tentate stragi (Torre di Pisa, stadio Olimpico di Roma): una vera e propria strategia della tensione che ha attraversato questo nostro Paese, dalla strage di Portella della Ginestra (1° maggio 1947) ad oggi.

Dove sono i mandanti? Chi ha depistato la storia di questo Paese? Continuiamo a definire "misteri" fatti acclarati, precise responsabilità. Ci nascondiamo dietro alle sentenze della magistratura. "Non ci sono condanne, non si è raggiunta la verità", "Ma è stato assolto… prescritto" (come ad esempio il sette volte presidente del consiglio e ventuno volte ministro Giulio Andreotti). Ecco le parole vuote, senza senso. Siamo "garantisti" quando ci conviene esserlo e siamo "giustizialisti" per lo stesso motivo. Altre parole vuote.

La verità è una soltanto: non esiste la volontà politica di sconfiggere le mafie. Le mafie piacciono, sono utili: portano soldi, potere, prestigio. Dopo secoli di collusioni la classe politica ha perso credibilità anche verso i loro amici mafiosi che hanno deciso di superare queste difficoltà materiali: le mafie propongono direttamente i loro uomini nelle Istituzioni. Hanno conquistato tutti i posti strategici di questo Paese. Si vestono bene, sanno parlate, sono apparentemente gentili e pure simpatici. Sono diventati Ministri, Onorevoli, Sindaci, Portaporse, Assessori. E con questo metodo (e con i loro soldi sporchi di sangue e di morte) si sono presi tutto. E tutto questo è successo perchè gli uomini dello Stato (quelli degni di questa parola) sono stati abbandonati, isolati, infangati e ammazzati. 

Quale azione governativa è stata registrata in questi ultimi anni? Dov'è la parola "mafie" nell'agenda politica nazionale? Non esiste nulla di tutto questo. Solo proclami ipocriti, parole vuote e azioni (riforme) che ostacolano i magistrati perbene che hanno voglia di lavorare seriamente.

Breve viaggio nell'isola delle stragi

Trent'anni dopo anche in Sicilia si continua a commemorare. Si organizzano eventi, incontri, dibattiti. Ma la situazione è migliorata o peggiorata? Come la politica locale ha onorato i suoi martiti Falcone, Borsellino, Pio La Torre, Mattarella, Peppino Impastato, don Pino Puglisi, Petrosino, Verro, Placido Rizzotto, Dalla Chiesa, De Mauro, Cassarà, Montana, Spampinato, Terranova, Chinnici, Basile, Giuseppe Fava, Rostagno, Agostino, Piazza, Livatino (e tanti altri, tra cui tante donne e bambini)? 

Cosa è cambiato? Oggi due soggetti condannati definitivamente per mafia (concorso esterno) si stanno impegnando attivamente nella campagna elettorale regionale siciliana. Dopo le condanne e il carcere lo sGovernatore Cuffaro, detto vasa vasa e il fondatore del partito politico Forza Italia, Marcello Dell'Utri (questo nome ci porta anche, ma non solo, al mafioso stalliere di Arcore Vittorio Mangano).

La politica seria può accettare tutto questo? Stanno continuando a prendere a schiaffi Falcone, Borsellino e tutti gli altri. Questa è la verità!  

Il trattamento riservato ai magistrati

Dove sono le proteste dei politicanti (che si riempiono la bocca di stronzate) e della cosiddetta società civile? Stiamo vivendo quegli stessi anni (le lettere del Corvo, il tritolo, le accuse infamanti): abbiamo magistrati che rischiano la vita per il loro impegno. Di Matteo è stato ostacolato, osteggiato in tutti modi. Sulla Trattativa stato-mafia vorrebbero in tutti i modi stendere un velo, per silenziare definitivamente l'accordo schifoso. Per cancellare comportamenti squallidi ed inqualificabili portati avanti dagli uomini indegni di queste nostre martoriate Istituzioni. La Trattativa c'è stata. Questo Paese si fonda sulle trattative tra mafie e Stato.

Ed ora? Ci basta una sentenza politica per placare i nostri animi? Questo è il modo di fare antimafia? 

E Gratteri? A Catanzaro si sta svolgendo un Maxi processo alla schifosa 'ndrangheta. L'organizzazione criminale calabrese più potente al mondo. Dov'è la copertura mediatica? Ogni giorno si dovrebbe parlare, ragionare su queste tematiche per creare uno spirito critico. Anche su questi fatti c'è il silenzio imposto dal Potere che non vuole essere citato, processato e condannato.

Poi, per una settimana (se tutto va bene), ci si "indigna" se lo stesso Gratteri non viene nominato alla Procura Nazionale Antimafia. Ma potevano mai permettere una cosa del genere? Dove sono le proposte di Gratteri sulla Giustizia? Sono state prese mai in considerazione? I mafiosi hanno il cellulare negli istituti di pena, parlano tra di loro, si scambiano messaggi. Le risposte? Hanno installato gli strumenti adatti per annullare i segnali e, quindi, per risolvere definitivamente il problema? No, non è stato fatto nulla.

I mafiosi dal carcere devono poter parlare. La Trattativa tra Stato e mafie non è mai terminata: sono cambiati i personaggi ma il principio è sempre valido. 

Verità e Giustizia

Per onorare tutti coloro che sono morti per noi bisogna essere concreti. Nessuno deve nascondersi dietro agli annunci inutili. Dove cazzo sta Matteo Messina Denaro, il vigliacco mafioso che si nasconde come un topo di fogna? O meglio, dove lo nascondete? Ma pensate di prenderci ancora per il culo? Riina lo avete arrestato voi o il falso eroe Ultimo? E Provenzano? Dodici anni prima lo Stato (ad esempio il colonnello Mori, poi diventato generale) poteva mettere le manette ai polsi del latitante. Hanno preferito eliminare il confidente del colonnello Riccio, Luigi Ilardo, e ammazzare il medico di Barcellona Pozzo di Gotto Attilio Manca. Gli equilibri non si possono toccare. Vanno difesi con la morte.

Su Manca, testimone scomodo che operò alla prostata Provenzano a Marsiglia, il Tribunale ha scritto in una sentenza che si è suicidato perchè "tossico". Ecco, questo è il Paese che combatte le mafie. La Trattativa è viva e lotta insieme a noi. 

E l'Agenda Rossa di Paolo Borsellino? Tra pochi giorni ricomincerà la giostra dell'ipocrisia: tutti a nominare Paolo, tutti a scrivere le sue frasi, a pubblicare le sue foto. Ma nessuno se ne fotte di sapere chi era presente in via d'Amelio. Hanno fatto quello che hanno voluto: hanno depistato, creato falsi pentiti, hanno scritto sentenze inutili. Ma chi ha preso l'Agenda Rossa del magistrato? Chi stanno ricattando ancora oggi con quegli appunti? 

E' arrivato il momento, dopo 30 anni, di scendere nelle piazze notte e giorno per pretendere Verità e Giustizia. Usiamole le parole ma con i fatti cerchiamo di incidere. Controlliamo i nostri territori dove le mafie hanno piantato le proprie radici. Incazziamoci. Indignamoci! Ribelliamoci!! Mettiamoci insieme e prendiamoci i soldi di questi farabutti e i loro beni. Questo è il metodo per fotterli. Per costruire qualcosa di diverso.

La mafia è una montagna di merda, come i loro appartenenti. Ma i porci sono ovunque. Ed in questo Porcile continuiamo a perdere tempo.     

 

 

LEGGI ANCHE:

- A cosa serve commemorare?

- 30 anni dopo: la benedizione sui candidati dei condannati per mafia

 

 

- Un Paese al contrario

 

IL CASO MANCA: altra vergogna di Stato

LA SECONDA PARTE (Video) - IL CASO MANCA. Un Paese immerso nelle Trattative

- IL CASO MANCA, la seconda parte

- Borsellino sul caso Manca: «Gli stessi assassini di mio fratello Paolo»

- IL CASO MANCA, la seconda parte

- IL CASO MANCA – Una storia tra mafia e Stato corrotto.

 

LA PRIMA PARTE (Video) - Attilio Manca è Stato ucciso

- IL CASO MANCA. Le novità che potrebbero riaprire il caso

 

L'INTERVISTA a Salvatore Borsellino

PRIMA PARTE. «Borsellino: «gli assassini di mio fratello sono dentro lo Stato»

SECONDA PARTE. «Chi ha ucciso Paolo Borsellino è chi ha prelevato l’Agenda Rossa»

TERZA PARTE. Borsellino«L'Agenda Rossa è stata nascosta. E' diventata arma di ricatto» 

 

L'INTERVISTA al colonnello dei carabinieri Michele RICCIO

Prima parte: «Dietro alle bombe e alle stragi ci sono sempre gli stessi ambienti»

Seconda parte: Riccio: «Mi ero già attrezzato per prendere Bernardo Provenzano»

Terza parte: «Non hanno voluto arrestare Provenzano»

Quarta parte: Riccio: «L’ordine per ammazzare Ilardo è partito dallo Stato»     

   

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2022-05-23 17:57:58

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Paolo De Chiara

FONDATORE e DIRETTORE WordNews.it - direttore@wordnews.it Giornalista Professionista, iscritto all’OdG Molise. Scrittore e sceneggiatore italiano. È nato a Isernia, nel 1979. In Molise ha lavorato con gran parte degli organi di informazione (carta stampata e televisione), dirigendo riviste periodiche di informazione, cultura e politica. Si dedica con passione, a livello nazionale, alla diffusione della Cultura della Legalità all’interno delle scuole. LIBRI: - Nel 2012 ha pubblicato «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta» (Falco Ed., Cosenza); - nel 2013 «Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici» (Falco Ed., Cosenza, vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’ 2014); - nel 2014 «Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie» (Perrone Ed., Roma); - nel 2018 «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la schifosa 'ndrangheta» (nuova versione aggiornata, Treditre Ed.); - nel 2019 «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano» (Romanzi Italiani, finalista del Premio Internazionale “Michelangelo Buonarrori”, 2019). Dal romanzo «Io ho denunciato», nel settembre del 2019, è stato tratto un corto e un medio-metraggio (CinemaSet, vincitore Premio Legalità, Fiumicino 2019). È autore del soggetto e della sceneggiatura del corto e del medio-metraggio «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano», 2019 (Premio Starlight international Cinema Award, 77^ Mostra del Cinema di Venezia, settembre 2020). - nel 2022 «UNA FIMMINA CALABRESE» (Bonfirraro Editore). - nel 2023 «UNA VITA CONTRO LA CAMORRA» (Bonfirraro Editore). - Ha collaborato con CANAL+ per la realizzazione del documentario Mafia: la trahison des femmes, Speciàl Investigation (MagnetoPresse). Il documentario è andato in onda in Francia nel gennaio del 2014. Premio "Giorgio Mazzanti", San Salvo, 31 luglio 2025. Premio giornalistico letterario "Piersanti Mattarella", Roma, 30 novembre 2024. Premio Adriatico, «Un mare che unisce», Giornalista molisano dell’anno, Guardiagrele (Chieti), dicembre 2019. Premio Valarioti-Impastato, Rosarno (RC), maggio 2022. Premio Carlo Alberto Dalla Chiesa, San Pietro Apostolo (Catanzaro), agosto 2022. FONDATORE e PRESIDENTE di Dioghenes APS - Associazione Antimafie e Antiusura (dioghenesaps.it) - Ideatore, nel 2022, del Premio nazionale Lea Garofalo (giunto alla IV edizione). - Ideatore, nel 2025, del Premio nazionale Letterario e Giornalistico Pier Paolo Pasolini - www.dioghenesaps.com -- paolodechiara.blog

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