«Become parents», essere genitori nel 2020

(Nobody said it was easy)

«Become parents», essere genitori nel 2020
Andrej Tarkovskij assiema al figlio.

Ho scelto per mia figlia l'indirizzo scolastico delle superiori. E l'ho iscritta al Liceo Classico.  A Ragione o a torto?

Esiste una risposta esatta, più giusta oltre a dire sì o no? Viviamo nel 2020 e ancora oggi esistono molti pregiudizi, consuetudini ed un piegarsi alle "normalità" della quotidianità e della società. Tra queste, vi è il fatto di diventare genitori, molte volte visto come il passo successivo ad un altro evento o ad un'altra scelta. È davvero così? Essere genitori però non è per tutti. Non è un dovere, è un desiderio, è una volontà. Il diventare genitori non viene imposto da nessuno se non dai pregiudizi  e da una  una visione di coppia e di famiglia ancora lontana, antica dove la coppia non è completa senza un figlio e dove la parola famiglia non la si può pronunciare senza un figlio.

Nel 2020 ci troviamo a leggere commenti e ad ascoltare persone che criticano coppie che decidono di non aver figli: ogni persona ha le sue priorità e ciò è straordinario. Probabilmente è il compito più antico del mondo dove non esistono istruzioni se non consigli o pareri, ma questo non deve essere una scusante come non lo deve essere l'assunto "nessuno è perfetto".  

Questo compito, questa realtà, nonostante il suo essere antico non ha imparato ancora una cosa: ascoltare.

In molti (non tutti, attenzione) vedono in quei lineamenti futuri un disegno per compensare delle rinunce, vedere dei sogni realizzati e a volte impongono un qualcosa a quei lineamenti. Lineamenti che dai propri genitori dovrebbero imparare ad essere indipendenti, a condividere valori, a saper rispettare, a scegliere sempre un atto di gentilezza e non vedere nella violenza, nell'odio la miglior opzione. Essere genitori non è facile.

I figli non sono una imitazione, una copia, sono tutti autentici, diversi anche dai propri genitori. Scegliere un indirizzo scolastico perché "sono io il genitore" senza dialogare, senza coinvolgerlo e senza farlo sentire, per una delle prime volte, responsabile di una scelta che lo segnerà anche in un futuro non è essere genitore.  Abusare della parole genitore è una forma di violenza. Un genitore che prima pensa alle probabili voci e non parla, dialoga, si confronta, non accetta la diversità del figlio non è un genitore.

Cari genitori, diventare ed essere genitore non è un cammino facile. Non lo è per nessuno e non siete soli in questo. È importante per voi, come lo siete per lui anche quando ha l'espressione di un S.Giovanni imbronciato, arrabbiato di Caravaggio. Nessuna vergogna se vostro figlio è pansessuale, asessuale, un membro della comunità lgbtq+. Vostro figlio conosce la parola amore e questo vince su tutto. Nessuna vergogna se vostro figlio ha bisogno di "qualcuno".

È un atto di amore verso la propria persona. È una presa di coscienza. Nessuna vergogna se vostro figlio non corre alla velocità degli altri: è il suo tempo, non il vostro e neanche degli altri. Nessuna vergogna se vostro figlio ha deciso di lavorare invece di optare per l'università.Nessuna vergogna se vostro figlio ha scelto di non seguire le vostre orme. Nessuna vergogna se vostro figlio non è il primo della classe, se commette errori, se ha sbagliato facoltà o un indirizzo superiore. Errare è umano, a volte bisogna sbagliare per comprendere ed essere più maturi. Bisogna perdersi per trovarsi e ricrearsi. Si deve conoscere la pioggia per comprendere la magia e l'utilità di un ombrello.

Un genitore che aspira di raggiungere la perfezione attraverso un figlio non è un genitore. È solo un atto di egoismo. 

Condividere, coinvolgere un momento, una passione con il figlio è un piccolo gesto d'amore. Una passione che quel bambino potrebbe poi sviluppare a modo suo. Siate un "La" per rendere vostro figlio libero. Vergognarsi ogni volta che un genitore fa del body shaming sul figlio. Vergognarsi per ogni " meglio prete che gay". Vergognarsi per ogni  "sei un fallimento". Vergognarsi anche di aver sussurrato "io non ti volevo". Vergognarsi per ogni volta che un genitore ha deciso di mettere le mani addosso al figlio. Vergognarsi per non renderlo libero, di essere, di esistere, di crearsi, di crescere. Vergognarsi di decidere per lui ignorando le sue necessità. Vergognarsi per ogni volta che un genitore ha buttato sul figlio le proprie frustrazioni.  Vergognarsi per tutti i "no" non detti. Essere liberi non è una serie di sì, la libertà necessità anche di no.  Vergognarsi per ogni volta che un genitore ha dato importanza alle voci e non alla voce più delicata.

Nessun genitore è perfetto, nemmeno i figli lo sono; sono delle persone e non delle aspettative.  Nella vita perdere non è sempre una cosa negativa: perdere pregiudizi, è un inizio ed educare è un continuare.

A voi, un augurio di buona educazione.