Cantù, piazza Garibaldi ricorda ma tace: la questione mafie è una ferita ancora aperta

L’inchiesta e il processo ai ‘rampolli di ‘ndrangheta’ hanno fatto un buco nell’acqua: manca ancora ai cittadini la volontà di riprendersi in mano il loro territorio.

Cantù, piazza Garibaldi ricorda ma tace:  la questione mafie è una ferita ancora aperta
Piazza Garibaldi, il sotto-regno delle 'ndrine del comasco (foto tratta da rete.comuni-italiani.it)

“Noi non abbiamo subìto alcuna ripercussione. Chi non ne è stato coinvolto, non si è mai accorto di nulla. Siamo sempre stati selettivi con la nostra clientela. Quelli che si leggono nelle cronache sono fatti che non ci riguardano”.

Questa la risposta - liquidatoria, come c’era da aspettarsi - del titolare di un caffè in piazza Garibaldi, a Cantù (Como), ad una domanda spiazzante: e cioè, come gli abitanti della ‘Città del Mobile’ avessero vissuto la stagione di violenze, angherie, sparatorie a cavallo tra l’autunno del 2015 e l’estate del 2016 culminata il 26 settembre 2017 con l’arresto di 9 presunti affiliati alla locale di ‘ndrangheta di Mariano Comense.

Le ordinanze di custodia cautelare emesse dai gip del tribunale di Monza e di Milano erano scaturite dai risultati della più vasta inchiesta ‘Ignoto 23’, iniziata nel 2015 come sviluppo dell’operazione ‘Infinito’ del 2010 a partire dal summit di tutta la ‘Lombardia’ riunita a Paderno Dugnano il 31 ottobre 2009. All’appello mancava, appunto, il nome di un solo partecipante (l’ignoto n. 23), che in seguito si è scoperto corrispondere a Fortunato Calabrò, affiliato alla locale di Limbiate.

Quel 26 settembre 2017 vengono arrestate, nell’ambito di un secondo filone d’inchiesta, altre 18 persone. Tra queste figura anche il sindaco di Seregno Edoardo Mazza (FI), imputato di corruzione urbanistica per aver favorito il costruttore colluso con la ‘ndrangheta Antonino Lugarà, ritenuto vicino, fra l’altro, all’ex vicepresidente della regione Lombardia Mario Mantovani (FI, già imputato in altro processo di corruzione, concussione e turbativa d'asta, per cui sarà condannato a 5 anni e 6 mesi nel luglio 2019), nel rilascio di una concessione edilizia per realizzare un centro commerciale nella ex rimessa Dell’Orto in via Valassina, in cambio dello spostamento di un pacchetto di voti in occasione delle elezioni del 2015. È chiesto il rinvio a giudizio per una quindicina di imputati per altrettanti capi d’accusa (tra cui corruzione, usura, turbativa d’asta, abuso d’ufficio). Nel mezzo, una giunta commissariata e un piano attuativo sulla cui regolarità l’accusa nutre profondi dubbi. È l’alba del processo ‘Seregnopoli’ (l’8 aprile 2018).

Ma, tornando all’operazione su Cantù, lo snodo che ha permesso uno svolgimento pressoché parallelo fra le due inchieste è dato dal presunto legame di Lugarà con le ‘ndrine della locale di Mariano Comense. Nell’ottobre 2015 - stando alla ricostruzione degli inquirenti - la cosca dei Morabito di Africo (Reggio Calabria), capeggiata da Giuseppe Morabito, nipote dell’omonimo boss soprannominato ‘U Tiradritto’, mira ad estendere il proprio controllo sul territorio comasco. Il tentativo è di acquisire una posizione di supremazia anche all’interno della locale. Inevitabile, quindi, lo scontro con gli esponenti di un’altra famiglia, i Muscatello di San Luca (Reggio Calabria), fin dapprincipio ostili all’avanzata della potente ‘ndrina di Africo. Le ambizioni delle ‘nuove leve’ sono guardate con spregio dal ramo dei rampolli più conservatore.

Al punto di non ritorno si giunge nella notte del 4 ottobre, quando l’incursione dei Morabito nella discoteca ‘Spazio’ di Cantù - con tanto di percosse e distruzione di mobili - viene respinta e ripagata con la stessa moneta da Ludovico Muscatello, uno degli addetti alla sicurezza del disco pub, affiliato alla locale di Mariano Comense. Uno degli aggressori rimane ferito. Motivo ritenuto dai Morabito più che sufficiente per vendicarsi nei confronti di Muscatello, ‘gambizzandolo’ a distanza di qualche giorno (il 10 ottobre) fuori da un locale in via Al Monte, persino in favore di ‘platea’ - com’è del resto nello stile delle organizzazioni criminali.

Dopo quell’episodio, i Morabito hanno la strada spianata. Possono permettersi di tenere sotto scacco la discoteca, addetti alla sicurezza inclusi. Lì cominciano a farla da padroni, entrando e uscendo ad libitum senza pagare le consumazioni, provocando risse, dettando legge financo su chi potesse accedere al locale. La movida dei ‘Mercoledrink’ è controllata sotterraneamente da boss senza scrupoli, bramosi soltanto di accrescere il proprio controllo sul territorio. E così anche la piazza del centro finisce per essere ‘invasa’: nell’estate del 2016 tutti i locali, bar, ristoranti affacciati su piazza Garibaldi devono vedersela con le sopraffazioni, le entrate repentine con consumazione a gratis, le risse, le percosse, le intimidazioni. Il cuore pulsante di Cantù è praticamente in mano alla famiglia Morabito.

Facendo un balzo al giorno d’oggi, si capisce ancora meglio quanto possa fare strano vedere il proprietario di un bar in piazza Garibaldi (già presente all’epoca dei fatti) chiudersi a riccio di fronte alla più sommessa domanda sulla portata degli sconvolgimenti che lo strapotere ‘ndranghetista ha causato in quegli anni alla cittadinanza tutta. Tanto più se si pensa che il bar in questione è letteralmente ‘attaccato’ al Commercio Cocktail Bar, il cui titolare fu vittima di una minaccia proveniente con certezza quasi assoluta dai Morabito: un proiettile calibro 9 ritrovato il 15 ottobre 2015 sul tettuccio della sua vettura. In modo analogo, il 26 novembre 2015 un passante denunciò di essere stato investito da una raffica di colpi sparati dai malavitosi contro la sua auto, dopo che aveva intimato loro di sgombrare il passaggio. Quindi, altre risse, violenze e persino l’incendio provocato da una bomba molotov all’insegna della discoteca ‘Spazio Renoir’: questo nel gennaio 2016.

Per non parlare poi di sparatorie e pestaggi. Il 4 agosto 2016, in via Corbetta, di fronte al locale ‘Grill House’, due colpi esplosi a bruciapelo da un fucile a canne mozze colpiscono Andrea Giacalone, un barista che ha ‘osato’ opporre resistenza alle vessazioni del clan. Resta in vita per miracolo. Antonio Manno, l’attentatore, si costituisce: chiederà l’abbreviato. Il 24 aprile 2017 un 27enne di Cantù originario della Repubblica Dominicana è fatto oggetto di un pestaggio. Riporta una frattura bifocale alla mandibola: la prognosi è di quaranta giorni. Il 24 novembre vengono eseguite tre ordinanze di custodia cautelare contro i presunti aggressori, che appartengono già al novero degli arrestati due mesi prima nell’ambito dell’operazione ‘Ignoto 23’: si tratta di Valerio Torzillo (nato a Cantù), Jacopo Duzioni (nato a Como) e lo stesso Giuseppe Morabito. Ancora una volta ad essere contestato è il metodo mafioso sotteso ai loro atti. Secondo i carabinieri, al termine della scarica di calci e pugni i tre avrebbero detto alla vittima: “Noi siamo calabresi: da noi in Calabria si fa così”.

Fatti oltremodo gravi, quindi, che per lungo tempo hanno sconvolto la vita di un’intera comunità. Il 20 aprile 2019 Tribunale di Como ha pronunciato 9 condanne per un totale di 101 anni a carico di: Giuseppe Morabito (18 anni), Domenico Staiti (16 anni e 6 mesi) e Rocco Depretis (16 anni e 4 mesi) per associazione a delinquere di stampo mafioso, in quanto membri - secondo i giudici - della locale di Mariano Comense; Antonio Manno (9 anni e 8 mesi), Valerio Torzillo (9 anni e 8 mesi), Emanuele Zuccarello (8 anni e 8 mesi), Jacopo Duzioni (7 anni e 8 mesi), Andrea Scordo (7 anni e 8 mesi), Luca Di Bella (7 anni, l’unico ai domiciliari) per reati di estorsione e percosse aggravati dal metodo mafioso, a danno dei locali pubblici e degli esercizi commerciali di piazza Garibaldi.

In appello, lo scorso 24 luglio, salvo qualche riduzione di pena (per Morabito si scende a 13 anni e 9 mesi, per Di Bella a 5 anni e 7 mesi), le condanne sono state confermate. I giudici d'appello di Milano, in particolare, hanno riconosciuto la continuazione dei reati nei confronti di Staiti e Depretis per il tentato omicidio di Muscatello. Le condanne di entrambi, pur ridotte rispetto a quelle subite in primo grado, superano quella del presunto capo-locale: 14 anni e 7 mesi per Staiti, 13 anni e 11 mesi per Depretis. Proprio oggi scade il termine per il deposito delle motivazioni.

Nel frattempo la città, istituzionalmente intesa, ha cominciato a risollevarsi. Ma i cittadini - almeno quelli più esposti a fenomeni di criminalità mafiosa, in primis commercianti e artigiani - non sembrano ancora aver fatto i conti col proprio recente passato. Un passato che - ebbene sì - torna ancora a bussare alla porta. Non bisogna dimenticare, infatti, le dichiarazioni della coordinatrice della Dda di Milano Alessandra Dolci a proposito dei ‘nuovi affari’ della ‘ndrangheta in tempo di Covid: mascherine, dispositivi di protezione, finte sanificazioni, test sierologici truffaldini sono, in questo periodo più che mai, prodotti e servizi di fin troppo facile accaparramento.

A fronte degli strascichi che ancora la ‘Città del Mobile’ si porta dietro, l’obiettivo delle amministrazioni locali dev’essere quello di costituire un presidio fondamentale per le garanzie e le libertà dei cittadini. Il problema principale (di carattere regionale, oltre che locale) resta sempre quello del traffico di droga, assai lucroso per le organizzazioni criminali. Su 5'020 persone denunciate nel 2018, di cui 3'341 arrestate, il 95,9% dei casi perseguiti - pari a poco più del 4% di quelli denunciati - ha riguardato proprio i reati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (fonte: Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, Rapporto annuale 2019).

Anche per questo non si può non fare un appello al sindaco forzista di Cantù Alice Galbiati, in carica dal 26 maggio 2019, e all'assessore ai Lavori Pubblici, alla Sicurezza e alla Legalità Maurizio Cattaneo - il quale, fra l'altro, ha rilasciato di recente un'intervista a WordNews - perché aiutino i canturini a riprendersi il controllo del loro territorio attraverso una campagna di sensibilizzazione sul problema ‘ndrangheta. Nessuno potrà avere la coscienza a posto finché l’ultimo dei baristi di piazza Garibaldi non potrà orgogliosamente dire: Io ho denunciato.

 

FONTI:

https://www.quicomo.it/cronaca/ndrangheta-a-cantu-9-arresti-spadroneggiavano-nei-bar-della-piazza.html

https://www.wikimafia.it/wiki/index.php?title=Operazione_Ignoto_23

https://www.ilgiorno.it/monza-brianza/cronaca/seregnopoli-scontro-su-lugarà-1.5247008

https://www.corrieredicomo.it/la-ndrangheta-a-cantu-condanne-per-oltre-un-secolo/

https://www.corrieredicomo.it/ndrangheta-centro-cantu-tre-arresti/

https://www.corrieredicomo.it/ndrangheta-a-cantu-pene-ridotte-per-4-dei-9-impuntati/

https://primacomo.it/cronaca/ndrangheta-mariano/?refresh_ce