«Fare chiarezza sul trasferimento del Comandante»

L'INTERVISTA. Parla Grazioso Cosentino, segretario generale aggiunto del sindacato dei militari. «Stiamo seguendo la vicenda, per ora ancora poco chiara, di un trasferimento effettuato d'autorità e che non rispetta in alcun modo le procedure previste per i dipendenti pubblici».

«Fare chiarezza sul trasferimento del Comandante»

Un trasferimento che sta facendo molto discutere quello del comandante della stazione dei Carabinieri di San Cesareo, un Comune di 15mila abitanti nel Lazio. 
Al comandante Daniele Esposito, 57 anni, è stato imposto di lasciare la sede di appartenenza e il proprio alloggio, senza alcun preavviso: gli è stato ordinato di lasciare la sua sede di lavoro entro 24 ore per essere trasferito in una sede a Roma centro e, tutto questo, in piena emergenza covid.

Ma andiamo per ordine.

Il comandante Daniele Esposito appartiene all'Arma dei Carabinieri, con 36 anni di servizio alle spalle, ventisette dei quali trascorsi alla stazione di San Cesareo dove è comandante dal 2007.

Una figura molto apprezzata dai cittadini che hanno trovato in lui un riferimento importante, una persona sempre disponibile, un serio professionista e per questo ben voluto dalla comunità intera. Sono tantissime le testimonianze di affetto in questi giorni, a seguito della notizia del trasferimento, ma anche le richieste di chiarimento per un trasferimento «tanto improvviso quanto ingiustificato». 

Abbiamo contattato il Segretario generale aggiunto del sindacato dei militari, Grazioso Cosentino per raccogliere il suo punto di vista

Cosa è accaduto alla stazione dei Carabinieri di San Cesareo?
«Posso dire che stiamo seguendo la vicenda, per ora ancora poco chiara, di un trasferimento effettuato d'autorità e che non rispetta in alcun modo le procedure previste per i dipendenti pubblici».
 
Cosa risulta strano in questo trasferimento del Comandante Esposito?
«Il trasferimento di sede per un dipendente pubblico prevede un iter amministrativo specifico, con una finestra di 90 giorni per la costituzione delle parti allo scopo di valutare le circostanze del caso e le situazioni riguardanti il soggetto interessato. Nello specifico tutto questo percorso è saltato ed è avvenuto in tempi molto brevi con una comunicazione che ha disposto l'immediato trasferimento ad altra sede (in questo caso a Roma centro) e con la richiesta di restituzione dell'alloggio assegnato entro 20 giorni.
Un trasferimento le cui modalità sono previste in caso di reati gravi o incompatibilità ambientale del soggetto trasferito: quindi assolutamente non applicabili nel caso in esame».

E' successo qualcosa in questi anni nella condotta del comandante Esposito da giustificarne il trasferimento?
«Un percorso all'interno dell'Arma esemplare quello del Comandante Esposito, molto amato dei suoi concittadini, sempre presente, un importante punto di riferimento  per la comunità intera che trova in lui i valori e la professionalità dell'Arma dei Carabinieri. Anche nella delicata fase dell'emergenza sanitaria, Esposito non ha fatto mancare alla cittadinanza il proprio sostegno e la propria vicinanza nonostante sia stato vittima, pochi mesi prima del covid, di una brutale aggressione avvenuta durante una operazione per la cattura di un evaso, portata a termine insieme all'appuntato scelto Maria Rosati (consorte dell'appuntamento scelto Riccardo Casamassima, testimone chiave del processo per l'omicidio di Stefano Cucchi).

Cosa accade ora?
«Come sindacato abbiamo già promosso una serie di procedimenti nelle sedi opportune, dal comando generale dei Carabinieri alla regione Lazio: abbiamo ottenuto una proroga fino a settembre per ciò che concerne la restituzione dell'alloggio, mentre è già stato nominato il sostituto del comandante Esposito (che nel frattempo ha presentato ricorso al Tar ed ha fatto richiesta di accesso agli atti per conoscere le motivazioni del trasferimento)». 

Com'è possibile un trasferimento deciso d'ufficio e in maniera così repentina per un appartenente all'Arma che è sempre stato rispettoso del suo ruolo e della divisa che indossa, ben voluto nella comunità di appartenenza e dai cittadini?
«Ribadisco il valore della persona e la sua sua capacità di rappresentare in maniera egregia l'Arma dei Carabinieri e per questo come sindacato stiamo facendo tutto ciò che è in nostro potere per tutelare il comandante Esposito e tramite lui, in caso di ingiustizia o di trasferimento infondato, l'Arma dei Carabinieri per i valori che questa rappresenta all'interno della comunità di San Cesareo e di fronte al paese intero».

Decideranno le autorità competenti in merito alla regolarità del trasferimento del Comandante Daniele Esposito. 

Quello che ci fa pensare, in base alla testimonianza che abbiamo raccolto, è che - se confermato - sarà un trasferimento non indolore per chi lo subisce e per la comunità di San Cesareo.

Nelle prossime settimane Esposito conoscerà i motivi del trasferimento. Ricordiamo che lo stesso è uno dei testimoni nel procedimento penale, da parte della Procura Militare, a carico di Riccardo Casamassima, il carabiniere che - con la sua testimonianza - ha evitato l'archiviazione del processo per la morte di Stefano Cucchi e grazie alla quale la Corte d'Assise di Roma ha condannato i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro a 12 anni.