FASE UNO E MEZZO

Per poter ripartire le condizioni sono quelle di cambiare le abitudini quotidiane. La speranza è che tutti i cittadini accettino le nuove regole.

FASE UNO E MEZZO

In attesa della fase 2, prevista per il 4 maggio, riaprono alcune attività. Librerie, cartolerie e negozi di abbigliamento per bambini, ma non in tutte le regioni: sono escluse Lombardia e Campania che si sono opposte alla misura. Ovviamente queste prime misure sono soggette ad alcune restrizioni, turni per lavorare e turni per entrare, senza dimenticare mascherine e disinfettanti all’interno degli esercizi.

La tutela al primo posto, ma l’Italia non può restare ferma ancora a lungo. Più tempo restiamo fermi, più dura sarà la ripresa, ma mentre i contagi diminuiscono, i morti aumentano. Questo non è però bastato a fermare i cittadini, che alla notizia della diminuzione dei contagi, hanno ben pensato di ripopolare nuovamente le strade.

Tra scontrini di un euro al supermercato solo per giustificare la passeggiata a chi sbandiera l’hashtag “ioNONrestoacasa” in barba alle disposizioni del governo. Ma c’è chi, in questa situazione di proroga dei decreti di riapertura, sta rischiando di chiudere definitivamente i battenti. Diverse fabbriche ed attività non sono in grado di sopperire ai costi sempre più alti ed ai danni provocati dal Covid-19. Quintali di merce pre-ordinata in avaria, spese correnti, stipendi da pagare e mancate entrate in un periodo come la Pasqua, che spesso sopperiva ai tempi meno felici.

Anche se dovessero riaprire i battenti, passerebbero mesi prima di riuscire a fatturare nuovamente come prima, quindi in arrivo nuove disoccupazioni ed una nuova fascia di povertà. Una situazione pesante per un paese che già prima della pandemia faticava a riprendersi. Insomma la crisi non è solo legata al virus, la paura più grande è su cosa sarà dopo, come faremo a riprenderci e su cosa ne sarà del nostro paese. Anche il settore del turismo sta subendo molte perdite e prevede un ulteriore crollo degli introiti.

Molti hanno già disdetto le vacanze dei mesi estivi, in previsione del fatto che non sarà ancora possibile viaggiare o sarà necessario lavorare per poter far fronte alle perdite di questi mesi. Ancora una volta il paese si divide tra chi pensa che bisogna riaprire le scuole e le fabbriche nel più breve tempo possibile e chi replica che la sicurezza della salute dei cittadini non può avere obiettivi. Una cosa è certa bisogna assolutamente riorganizzare il tessuto produttivo italiano ed evitare un ritorno della malattia.

Per poter ripartire le condizioni sono quelle di cambiare le abitudini quotidiane. La speranza è che tutti i cittadini accettino le nuove regole.